Di nuovo un romanzo profondamente radicato nelle vicende politiche e storiche di una nazione (la Nigeria, nella fattispecie), che parla di post-colonialismo, di indipendenza, di guerra civile, così come accadeva in “Chiara luce del giorno” della Desai per quanto riguarda l’India. Ma se in quest’ultimo romanzo i fatti concreti della Storia fungevano soprattutto da “quinte”, distanti e irreali, atte a racchiudere con la reticenza di una cornice le vicende dei protagonisti, senza però “invadere” eccessivamente il campo sospeso della narrazione, in “Metà di un sole giallo” la Storia non ha di queste premure: si insinua e lacera ogni più piccola fenditura, travolgendo ogni esistenza e guadagnandosi a tutti gli effetti il ruolo di co-protagonista.
La bellissima e sensuale Olanna, l’eccentrico professore rivoluzionario Odenigbo, il fedele e coscienzioso Ugwu, la spigolosa e pragmatica Kainene, l’insicuro espatriato inglese Mr. Richard… Sono queste le principali voci che hanno il compito di narrare un brano di Storia racchiuso tra il 1960 e il 1970, tramite un controcanto di tempi e di realtà diverse che si compenetrano, pur mantenendo ben salde le rispettive fisionomie: l’Africa emancipata da una parte (sottoforma di rubinetti, università, libri, fornelli e disincanto), e quella dei ritmi naturali e senza tempo tipici della vita nei villaggi del bush; la fede in un unico Dio e nel “sapere che viene dai libri”, fianco a fianco con spiriti, formule e credenze proprie dell’animismo (una tipologia di culto che, tra parentesi, mi ha sempre affascinata tantissimo, per il rispetto incondizionato che riserva ad ogni elemento del mondo, sia esso un oggetto, un fenomeno, una pianta o un animale). Leggi il resto!
Che poi, uno potrebbe anche pensare: ma come, questa qui c’ha sfiniti con la faccenda del trasloco, ha messo su un ambaradan che neanche c’avesse un database di centinaia di recensioni da gestire, e ora di punto in bianco ha smesso di parlare di libri e di aggiungerne di nuovi in regalo? Che storia è mai questa?, uno potrebbe pensare.
Cari miei, non crediate di prendermi in castagna, perchè son preparatissima e c’ho già due scuse pronte, che sono le seguenti.
1) Son stanchissima.
Allo scoccare di settembre, i turisti hanno d’un tratto ricominciato ad intasare Firenze, e io ho di conseguenza ripreso ad esercitare la nobile arte del camerieraggio alberghiero. E si corre, e si fatica. Accipicchia se si corre e si fatica (e senza aria condizionata, ci tengo a precisare, perché oggi a Fi ci son di nuovo 33 gradi; e con la lavastoviglie che ti tramortisce ogni cinque minuti con nembi di vapore a 50 gradi, ci tengo a precisare anche questo; e… Va bè basta via).
Allora, fattosta che io in questi giorni torno a casa che son messa peggio di un rudere con la sciatica, e penso: ma come fa la gente a tornare a casa e avere la forza fisica/mentale per riuscire a scrivere qualcosa di intelligente/interessante sul proprio blog?
Che io, una volta a casa, in questo periodo, mi limito a pensieri elementari come “sete” “fame” “sonno”, e l’exploit più intellettuale di cui son capace è scegliere quale programma usare per fare la lavatrice. Ecco. Diciamo che tendo a regredire allo stadio evoluzionistico del “bruto”: non il Bruto di Topolino Braccio di Ferro (i miei ricordi cartonianimateschi cominciano a far acqua, sigh :( ), che già sarebbe un passo avanti; quello del «fatti non foste…» dantesco, piuttosto. Leggi il resto!
La sfida fa appello non solo alle capacità di lettura di ognuno, ma anche e soprattutto alla nostra fantasia e creatività: si basa infatti sul meccanismo della “poesia dorsale”, che consiste nel dar vita ad un componimento poetico (sì insomma…più o meno!) a partire dai titoli stampati sul dorso dei libri. I libri andranno letteralmente “impilati” uno sull’altro, né più né meno come fossero i versi della nostra poesia, e poi immortalati con una fotografia. Ogni partecipante dovrà comporre il proprio “capolavoro” (anche più di uno), per poi ovviamente dedicarsi alla lettura di tutti i libri utilizzati - che dovranno essere minimo tre.
Tutte le info, il regolamento e i link di approfondimenti si trovano sul blog della sfida. Leggi il resto!
All’inizio non mi aveva per niente convinta. Mi sembrava un classico “esercizio di stile”, un testo meta-letterario freddino, con poca anima, incapace di conquistare ed emozionare, con le sue domande sul perché si scrive, e come, e quando.
Poi mi sono ricreduta. Nel giro di un pomeriggio (le pagine sono poco più di 100, si legge in fretta) questo libro mi ha svelato il suo vero “cuore”: un cuore malinconico e sofferto, ma mai cinico; tenero, piuttosto, che accarezza il naturale dolore di vivere con delicatezza e semplicità, e soprattutto con inesauribile umanità. Si tratta, in sostanza, di una sorta di autoritratto dell’autore fatto attraverso l’evocazione di numerosi personaggi tratteggiati con pochi ma intensissimi e determinanti tocchi. Leggi il resto!
Sì, direi proprio che ci siamo. Il layout del blog non mi fa impazzire, sia chiaro, ma almeno adesso si visualizza decentemente - e senza indesiderate scritte arlecchinate - con i principali browser…compreso “lui”, l’Innominabile! (per la cronaca: continua a visualizzarsi perfettamente solo con Firefox ;-) ). Direi che finalmente posso smettere di perdere il sonno dietro a css, plugin, ajax, php, ftp e parolacce simili… Vi racconterei volentieri le avventure informatiche che ho affrontato in questi giorni, arrivando finanche a contattare più di uno sviluppatore di plugin (io!, che so a malapena cos’è, un plugin!), spiegando - necessariamente in inglese - che cosa non andava nelle loro creazioni: o, almeno, cosa io credevo non andasse. Alcuni mi hanno dato ragione e hanno sfornato a tempo di record delle nuove versioni “bug-fixed”…altri invece avranno giustamente pensato qualcosa tipo Ma questa avrà bevuto?. Insomma, son soddisfazioni: mi son giocata i miei cinque minuti di gloria ;-) Leggi il resto!
Benvenuti!
Allora, che ve ne pare? Bè, insomma, a me graficamente forse piaceva più prima (era molto più sobrio, senza dubbio)…ma credo si tratti solo di farci un po’ l’abitudine. Vi invito a farvi un giretto panoramico, per scoprire tutte le cianfrusaglie che sono riuscita ad infilarci… :mrgreen:
Va bè, via, a parte questo: vi dico subito che probabilmente troverete link non funzionanti o che rimandano al vecchio blog, immagini sfasate, articoli sbilenchi, pagine in costruzione… Questo perché la funzione importa/esporta di Wordpress, per quanto infinitamente misericordiosa (mai e poi mai mi sarei messa a copiare “a mano” ogni singolo post!!), non è proprio infallibile. Poco male: darò una spolverata in giro nei prossimi giorni, e tutto dovrebbe tornare al suo posto in breve tempo. Leggi il resto!
E’ un romanzo immobile. E forse il suo merito maggiore sta proprio nella capacità di catturare il lettore fin dalla prima pagina (almeno, a me è capitato così), catapultandolo in un’atmosfera densa, sospesa, di indolente trascuratezza, di apatica attesa.
Non accade poi molto: è una narrazione essenzialmente di ricordi, di sogni ed aspirazioni giovanili non realizzatesi nell’età adulta, di malinconie e sottili frustrazioni, orbitanti intorno ad una casa della Vecchia Delhi; mentre sullo sfondo si agita la travagliata storia dell’India: l’indipendenza dalla Corona inglese nel ‘47, l’assassinio di Gandhi, gli scontri tra indù e musulmani, la spartizione del territorio e la nascita del Pakistan come Stato indipendente a maggioranza islamica. Leggi il resto!
Zitti tutti, che stavolta forse ce la faccio. A diventar vegetariana, intendo.
Sono anni che, se anche non ci riesco, almeno ci provo; e se neanche ci provo, almeno ci penso. Ultimamente i contrasti con la mia coscienza si sono inaspriti, i sensi di colpa si son fatti più pressanti, il disgusto più risoluto (e, ultimo ma non ultimo, è passato talmente tanto tempo che ora sono certa di non farlo più solo per assomigliare a “lui”). Probabilmente i tempi sono finalmente maturi: meglio tardi che mai.
Mi fanno sorridere questi primi giorni, allegramente dibattuti tra due opposte tendenze, che, mi auguro, si placheranno a breve: da una parte una reazionaria e spasmodica voglia di carne, come non l’ho mai avuta prima (ieri alla Coop ogni salume cercava di adescarmi con i mezzi seduttivi più scorretti: ma ne sono uscita vincitrice, facendomi scudo con una confezione di tofu al basilico e brandendo un sacchetto di fagioli azuki in una mano, e del cous cous di farro nell’altra! 8) ); Leggi il resto!
E’ la trascrizione di una (breve) conferenza tenuta dall’autore nel 1993, in occasione della sua nomina a “fiduciario” della National Gallery di Londra.
Bennett parla con leggerezza e humor britannico del suo rapporto con l’arte, accennando ad alcune celebri opere (c’è anche un piccolo inserto con immagini a colori) e invitando a vivere l’esperienza artistica in maniera meno “opprimente” e seriosa, concedendosi la libertà, per esempio, di sorridere di fronte alla “grave insicurezza relazionale” dei Santi (che devono sempre portarsi dietro gli strumenti del loro martirio per paura di non venir riconosciuti), o di dire “non mi piace” di fronte ad un acclamato capolavoro, o di sentirsi serenamente inadeguati e spossati durante l’esplorazione delle sale di un museo…. Leggi il resto!
18 agosto 2008 Comments Off
E’ tempo di parlare un po’ di Via Katalin, della scrittrice ungherese Magda Szabò. Ma, una volta tanto, concediamoci la scorrettezza deontologica di lasciarsi sedurre dalle apparenze: più precisamente, dalla copertina. Azzeccatissima.
Chi si diletti di fotografia riconoscerà quell’immagine come una tra le più celebri del fotografo André Kertész, anch’esso originario dell’Ungheria, risalente al 1926. Personalmente la adoro, così come nutro una grande ammirazione per l’intera produzione di Kertész; tanto che, imbattendomi nel libro della Szabò, ancor prima di leggere il risvolto di copertina ho pensato “io questo libro bisogna che lo compri“: e per fortuna sono caduta in piedi (anzi: non son caduta affatto). Leggi il resto!
Una favoletta carina. Niente di più.
Carino, come potrebbe esserlo un cartone animato della Disney (di quelli nuovi però, non dei “capolavori” passati).
L’idea di base è simpatica, d’accordo, e il “lettore-bulimico” (come la sottoscritta) è allettato dal potersi fin troppo facilmente riconoscere nel protagonista, il ratto Firmino, che prima si ciba incondizionatamente - e letteralmente - di libri, per poi barricarsi in un’esistenza fittizia, fatta solo di sogni e letteratura. Leggi il resto!
Rimettendo a posto i libri (o rovistando tra gli scaffali in cerca di quelli da vendere: per me ultimamente le due cose si equivalgono) ci si pone nella condizione di fare incontri imprevisti, e non sempre opportuni; le file più nascoste rivedono la luce, strizzano gli occhi e si stiracchiano, spingendo a galla libri di cui ci si era completamente dimenticati, o che si cercavano febbrilmente da tempo immemorabile, o che si erano scientemente occultati nella speranza che non balzassero più fuori.
Ci sono libri impregnati della vita di chi li ha letti; libri in cui la storia personale di ognuno si sostituisce a quella che vi è narrata all’interno, tramutandoli in sibillini simulacri du temps jadis, in grado di sortire lo stesso scombinante effetto di una fragrante madeleine inzuppata nel tè. Leggi il resto!
Raffinatamente insulso.
E vacuo, supponente, intriso fino al midollo di pressappochismo, di luoghi comuni e “compartimenti stagni” che vengono fintamente negati solo per affermarne di nuovi, con un’arroganza sconcertante.
Un libro sinceramente inutile, e, a mio avviso, anche discretamente irritante. Spenderci altre parole sarebbe concedergli troppo: lo definirei semplicemente imbarazzante. Leggi il resto!
Non è propriamente un saggio, questo libro, quanto piuttosto una sorta di vademecum, un repertorio, un catalogo ragionato delle maggiori espressioni letterarie ispirate dalle categorie esistenziali dell’erranza e del vagabondaggio. Visto da questo punto di vista, lo considero senz’altro un ottimo strumento: una miniera di spunti di lettura e vaghe suggestioni da cui partire per intraprendere innumerevoli altri viaggi cartacei (l’autore ha solo il merito di aver raccolto questa ingente mole di riferimenti bibliografici, secondo me, perché ogni suo intervento mi è risultato più che altro fastidioso).
Il protagonista indiscusso è l’errante, che Lanuzza tiene a differenziare nettamente dal più generico viaggiatore. Errante è colui che, in forza di quella che Nietzsche chiama “la libertà della ragione”, «s’allontana dalla casa, dal gruppo familiare o sociale, dalla città, dal ruolo rivestito, dalla cosiddetta patria, da catene astratte eppure pesanti», colui che «pur senza preferire sempre la solitudine, sente di non poter essere funzionale ad alcunché e perciò di dover essere solo: per imparare a dire addio e partire»; erra colui che «parte, transita e non sosta… che non blocca il proprio destino»…«Non a un pragmatico ‘avvenire‘ egli bada, ma al ‘divenire‘: proseguendo per intervalli, segmenti, linee spezzate, riccioli spiralici». Leggi il resto!
Oggi l’aria è un pochino appena più respirabile. Allora, forte di questo guizzo di vitalità ritrovata, ho pensato fosse il caso di aggiornarvi circa le “magnifiche sorti e progressive” del mio agosto (oddio: “progressive”, insomma). Perché son giornate avventurose, senza dubbio.
Per esempio stamattina sono andata a comprare il gelato alla Coop del mio paesello (che io, d’estate, senza gelato, non posso proprio: mi vien la tristezza). Dovete sapere che la mia Coop ha riaperto da poco, in seguito a dei lavori che hanno completamente rivoluzionato l’organizzazione del piccolo centro commerciale in cui si trova: morale della favola, non mi riusciva più trovare l’entrata; dovevo andare anche alle Poste, e non mi riusciva neanche trovare la strada per andare alle Poste. Tutto ciò è stato lo spunto per un simpatico scambio di battute con un vecchino autoctono, anch’esso con difficoltà d’orientamento. Ve lo trascrivo fedelmente, in quanto documento d’indubbio interesse filologico (traduco, ad uso dei non-fiorentini): Leggi il resto!
Interrompo l’annunciata latitanza ancor prima di cominciarla, per una piccola segnalazione. Ieri mi son messa a dare un’occhiata alle classifiche dei post più letti su questo blog, e sapete cosa c’è al terzo posto (dopo “chi sono” e “come & perché”)? Il post dedicato alla neonata collana “Oltre i giardini” della Bollati Boringhieri (pare che cercando su Google “oltre i giardini” spunti fuori prima io che la casa editrice!). Leggi il resto!
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