Archivio per vagabondaggi in Italia

  • Bilancino post-natalizio - 26 dicembre 2008

    Ohi ohi… Ho mangiato troppi torroncini Condorelli. Troppissimi proprio. Soprattutto quelli al caffè e quelli al limone, che mi piacciono che non vi dico. Ora ne sconto le conseguenze. Però in compenso questo post lo sto scrivendo dal mio nuovo netbook Acer Aspire One blu zaffiro. Ve lo presento: si chiama Ciro - Ciruzz per gli amici - , perché in confronto al Mac, che è di un bianco angelico e di una classe che non ne parliamo, lui è tarchiatello e niru niru. Ma pesa quanto un passerotto e ora che ce l’ho sulle ginocchia non lo sento nemmeno, che c’è. E’ un gioiellino, il mio Ciruzz. Ed è il regalo “grande” di questo Natale 2008.

    La palma per il regalo più originale se lo aggiudica mia sorella, che, sapendo di avere una sorella caffeinomane, mi ha regalato una caffettierina Bialetti stranissima, che sputazza fuori il caffè direttamente nella tazzina (allego foto ingrandibili, altrimenti non capite mica, che aggeggio ganzo che è).
    Per la prima volta da non so quanti anni, quest’anno non avrei ricevuto libri in regalo, se non fosse stato per il mio Marituccio, che me ne ha regalati tanti, e uno più bello dell’altro: siam tornati da Milano che avevamo dei trolley vergognosamente stipati di carta, tra quelli che ci eravamo regalati a vicenda e quelli che ci eravamo comprati in comunella, esaurendo in uno colpo solo tutti i punti della CartaPiù Feltrinelli accumulati in un intero anno di sconsiderati acquisti. Leggi il resto!

  • Aggiornamenti esistenziali - 17 dicembre 2008

    Cari tutti, questo blog langue! Un po’ mi dispiace, dato che c’ho anche qualche commento di lettura in sospeso… Ma d’altra parte son contenta perché vuol dire che c’ho anche tanto altro da fare, e sicché. Ora poi sto finalmente per partirmene per Milano con il Marito Ritrovato, e ci voleva proprio, lasciatemelo dire. In tempi di Freccerosse e Alta Velocità, noi come al solito ci sobbarcheremo il nostro viaggetto tutto sui trenini regionali che ci piacciono tanto: cambiamo a Bologna e a Piacenza; io parto da Firenze alle 8.15 e arrivo alle 14.40 a Milano; lui che arriva da Pescara, non ne parliamo; al ritorno poi mi toccheranno ben cinque (e dico cinque) cambi. Che per fortuna non c’abbiam mica tutte le rotelle a posto, io e lui. Chi si somiglia si piglia! :mrgreen: Leggi il resto!

  • Maurizio Cucchi, La traversata di Milano - 21 ottobre 2008

    Immagine di La traversata di MilanoLo faccio sempre, o quasi. Quando ho in programma la visita di una nuova città, mi piace prestare ascolto a chi la conosce meglio di me, e ne parla e ne scrive in libri ibridi, in bilico tra guida turistica, zibaldone di pensieri, diario di viaggio, divagazione colta e incantata rêverie. Mi piace, una volta raggiunta la mia mèta, esplorare ciò che ho intorno con in mente l’eco di pensieri altrui, di suggestioni, di ricordi, di fantasticherie. Così non si è mai soli, anche quando lo si è. E la sensibilità, esortata e stuzzicata da tali letture, si dispone con maggiore pazienza e curiosità all’ascolto di ciò che ogni città ha da raccontare.
    Perché ci sono città spigliate, quasi irritanti nella loro intraprendente sicurezza di sé, che ti accolgono solerti gettandoti al collo coroncine di fiori tremendamente kitsch, riempiendoti le mani di pacchiani souvenirs e proponendoti con frizzi e lazzi percorsi obbligati quanto consumati, esauriti dall’indifferenza con cui sono stati percorsi infinite volte. Ma ci sono anche città introverse, pragmaticamente indifferenti alle tue costruttive e candide intenzioni di viaggiatore indiscreto, che quando arrivi ti salutano distrattamente con un cenno un po’ scocciato, con frasi del tipo: “Mbè? E tu che ci fai qui? Ora non aspettarti che io sprechi il mio tempo ad intrattenerti, ad allettarti: ho altro da fare, io. Ad ogni modo, già che sei qui, benvenuta“. E basta. Sta a te, in questi casi, andare in cerca di una confidenza maggiore, vincendo il diffidente distacco che nasce dall’inevitabile estraneità. Ecco: Milano, secondo me, è decisamente una città di questo tipo. Leggi il resto!

  • Vada per Magritte e i Neo-impressionisti - 10 ottobre 2008

    In questi giorni, tra una lezione e l’altra (menzione d’onore per il corso di Storia della miniatura: il più affascinante di questo primo semestre), ho pensato: e pensare che prima facevo una trasferta al mese, e ora invece no, passa un sacco di tempo tra un vagabondaggio e l’altro. Non va mica bene questa cosa qui.
    Allora mi son messa d’impegno per definire incontrovertibilmente la destinazione della mia prossima trasfertina, così da mettere il futuro davanti al fatto compiuto, che è sempre la miglior cosa (quasi sempre, ok).
    Prima di tutto, ho fatto due conti: da qui a Natale mi posso concedere solo un’uscita in terra straniera. Quindi, mi son detta, a maggior ragione va scelta con estrema oculatezza. E fin qui.

    Sono partita con l’intenzione di attenermi stoicamente al “programma” previsto per novembre, che era in sostanza quello di dibattermi come una balena spiaggiata - la sofferenza sarebbe più o meno la stessa; sulla stazza invece non mi pronuncio - tra i brandelli del mio amaro passato rimasti impigliati tra Tivoli (Roma) e dintorni: soprattutto Villa Adriana e Villa Gregoriana, a voler essere precisi. Però, ho pensato, c’è sempre tempo per soffrire più di quanto non stia già soffrendo. Per fortuna ho un’autonomia di dolore non indifferente: con un “pieno” vado avanti anni e anni. Per ora siamo a otto. E scusatemi se è poco (si ride per non piangere, ovvio. Che tanto ormai, piangere, serve a poco). Quindi: rimandiamo. Prima opzione depennata. Leggi il resto!

  • Le cose buone di questi 3 giorni festivalieri - 23 settembre 2008

    * Emanuele Severino, un Grande Vecchio dal fascino eccezionale. Durante la sua lectio magistralis piazza Grande era strapiena, non c’erano più neanche posti in piedi (e già questa è una cosa che emoziona). Io ho capito un quarto di quanto ha detto, com’era prevedibile (non perché non si sentisse, ma proprio perché non c’arrivavo: nel caso aveste dei dubbi in proposito. Ma non credo), ma l’ho ascoltato in estasi, ipnotizzata dalla sua voce grave e dalla sua classe e dal suo ingegno e dal suo eloquio lento e sicuro e dal suo volto intenso proiettato sullo schermo gigante (tra l’altro ora ha i capelli più lunghi, ed è se possibile ancora più bello). Io quest’uomo qui lo voglio come marito, o come fidanzato, o come zio, o come babbo, o come nonno - pensavo mentre parlava. Per un’oretta, ve lo confesso, son stata innamorata. Talmente innamorata, da farmi venire la voglia impellente di leggermi diligentemente i tre volumi della sua Storia della filosofia che ho in libreria da tempo immemorabile. Ma siccome sono una femmina proverbialmente volubile, il buon proposito è già sfumato. Però vi prego di credermi: è stato un amore fugace, ma ardente (la foto non è mia eh. Se gli fossi arrivata così vicino, probabilmente avrei trovato il coraggio di dichiararmi e ora non sarei qui a raccontarvi di quest’amore platonico perché saremmo già fuggiti insieme, io e lui, e ci staremmo librando incontro ad un futuro magari non tanto lungo, e forse neanche granché comunicativo…ma interessante. Sicuramente interessante. Almeno per me. Per lui così così). Leggi il resto!

  • Il pieno di fantasia, grazie - 18 settembre 2008

    Son pronta per un’immersione filosofico-fantasiosa in quel di Modena. Domani mattina salgo sul mio consueto regionalino che impiega 1 ora e 53 per fare Firenze-Bologna (!), con destinazione la mia terza edizione del Festivalfilosofia, che quest’anno ha per tema la fantasia. Chissà perché, ho il sospetto che questo atunno-inverno ne avrò un gran bisogno, di immaginazione; meglio farne scorta, allora, riempirsene le tasche finché c’è posto.
    Sono contentissima di andarci, anche se non sembra. Il fatto è che mi sono beccata il virus gastrointestinale proprio alla vigilia della partenza, perciò ho il brio di uno zombie col maldistomaco: sto tamponando la situazione a forza di Plasil, e spero in bene :? Nel frattempo barcollo e ho i pensieri ridotti in pappetta (mi sa che si intuisce ;-) ). Leggi il resto!

  • Les jeux sont faits! - 17 luglio 2008

    E rieccomi a casa! Alla fine dei conti sono tre settimane che sono a zonzo…sarà per questo che il ritorno è stato più “traumatico” del solito?… Domenica sono tornata dalla Svizzera, e, giusto il tempo di far migrare qualche maglietta dal trolley allo zaino, mi sono concessa una “due giorni in solitaria” in quel di Arezzo. Le mie trasferte estive, dunque, oggi si sono ufficialmente esaurite: les jeux sont faits! Fino al Festivalfilosofia di settembre (che quest’anno, per chi fosse interessato, avrà come tema la “fantasia”) non se ne riparla. Ce la farò?… Eh, per forza ce la farò :roll: Leggi il resto!

  • Engadina, rieccomi! - 5 giugno 2008

    Non è che sia una cosa proprio divertentissima, passare il pomeriggio al cellulare in compagnia dell’assistenza tecnica Infostrada a far di tutto per cercare di capire se son loro, che c’hanno un problema, o se è il mio router che dà i numeri. E provi di qui, e cambi di là, e provi a mettere PPPoE invece di PPPoA, e stacchi tutto, e aspettiamo ancora un po’, e VC e VPI…e una miriade di altre sigle oscure. Non è proprio per niente divertente, soprattutto se alla fine ti dicono “Allora colpa nostra, apriamo un guasto, 5 giorni lavorativi ci vogliono, senza adsl”, e ti tocca connetterti con il cellulare in GPRS. Che due palle. Ad ogni modo, non sarà divertente, però alla fine è utile: mi son quasi fatta una cultura (quasi eh: che son donna dai molti limiti).

    A parte questo, la Buona Nuova della giornata è che quest’anno, a fine giugno, me ne tornerò a vacanzare in Svizzera. A Pontresina, un paesino dell’alta Engadina, per la precisione, nel cantone dei Grigioni. Ancor più precisamente, qui:

    Engadina

    Nei paesini dell’Engadina, ogni casa ha un nome. La nostra si chiama “Chesa Sursenda“, che in romancio (l’idioma “ufficiale” del luogo: un misto tra italiano e tedesco) significa “casa sul sentiero“. Dagli zero ai ventun anni, ci ho passato due settimane ogni estate, nessuna esclusa. Se ho una “seconda casa”, nel mondo, ecco: è questa.
    Negli ultimi sette anni non ci ho mai più messo piede: vuoi perché mi era obiettivamente venuta a noia, ma soprattutto perché le due settimane in cui i miei erano via e io restavo da sola a casa mi servivano, in misura variabile, per:

    • recuperare un minimo di equilibrio psichico grazie ad una assoluta, meravigliosa solitudine da riempire come cavolo mi pareva
    • effettuare prove di convivenza con i “fidanzati” del momento (uno per volta, sia chiaro), invitandoli ad insediarsi provvisoriamente nella mia casa e vita

    Ma quest’anno son di nuovo “single”, come si dice, e non ho questa gran necessità di solitudine (considerato che l’ “equilibrio” è ormai preda di una deriva irrecuperabile)… Quindi, perché no: Engadina, rieccomi!

    Io già mi ci vedo: libri (che me ne voglio portar dietro almeno una decina), fiumi limpidissimi, prati, boschi, scoiattoli, ghiacciai, laghi; silenzio; passeggiate, un sacco di foto insulse e “vacanziere”, quantità vergognose di yogurt “quello vero” e würstel, pic-nic d’alta quota; relax assoluto e contemplativo.
    Ci son solo gli svizzeri che mi rovinano un po’ il panorama (e, peggio ancora, i milanesi che sconfinano, il sabato, per tirarsela fastidiosamente sul lago di St.Moritz): ma tant’è, ci rifarò l’abitudine.
    E’ decisamente la vacanza di cui avevo bisogno :D

  • Je suis ‘mademoiselle’, s’il vuos plaît - 21 maggio 2008

    fontana tristeQuesta qui accanto, secondo me, è la fontana più addolorata di tutta Firenze. L’ho incrociata oggi, mentre mi dirigevo verso la Cappella Brancacci in piazza del Carmine, e son dovuta tornare indietro per scattarle una foto col cellulare. Poi però le ho chiesto anche scusa: mi sembrava di essere una specie di “sciacallo”, a fotografarla in quello stato. E dopo, a voler essere sinceri, ho anche pensato che magari esagero, a sentirmi solidale perfino con le fontane tristi: della serie che quasi quasi mi veniva da dirle «Dai, su, forza: che c’è che non va? Parliamone». Ho continuato la mia svagata marcia, riflettendo - non senza una punta di umanissima apprensione - sul mio stato attuale, su questo mio parossistico intenerirmi che pare abbia tutta l’intenzione di colonizzare spazi che non gli competono, fino ad abbracciare il taciturno regno delle cose inanimate. Leggi il resto!