Archivio per natura & co.

  • Io direi che ci siamo (post fotografico di fine estate) - 1 settembre 2008

    Sì, direi proprio che ci siamo. Il layout del blog non mi fa impazzire, sia chiaro, ma almeno adesso si visualizza decentemente - e senza indesiderate scritte arlecchinate - con i principali browser…compreso “lui”, l’Innominabile! (per la cronaca: continua a visualizzarsi perfettamente solo con Firefox ;-) ). Direi che finalmente posso smettere di perdere il sonno dietro a css, plugin, ajax, php, ftp e parolacce simili… Vi racconterei volentieri le avventure informatiche che ho affrontato in questi giorni, arrivando finanche a contattare più di uno sviluppatore di plugin (io!, che so a malapena cos’è, un plugin!), spiegando - necessariamente in inglese - che cosa non andava nelle loro creazioni: o, almeno, cosa io credevo non andasse. Alcuni mi hanno dato ragione e hanno sfornato a tempo di record delle nuove versioni “bug-fixed”…altri invece avranno giustamente pensato qualcosa tipo Ma questa avrà bevuto?. Insomma, son soddisfazioni: mi son giocata i miei cinque minuti di gloria ;-) Leggi il resto!

  • Vegetarismo: primi passi e letture - 20 agosto 2008

    Zitti tutti, che stavolta forse ce la faccio. A diventar vegetariana, intendo.
    Sono anni che, se anche non ci riesco, almeno ci provo; e se neanche ci provo, almeno ci penso. Ultimamente i contrasti con la mia coscienza si sono inaspriti, i sensi di colpa si son fatti più pressanti, il disgusto più risoluto (e, ultimo ma non ultimo, è passato talmente tanto tempo che ora sono certa di non farlo più solo per assomigliare a “lui”). Probabilmente i tempi sono finalmente maturi: meglio tardi che mai.

    Mi fanno sorridere questi primi giorni, allegramente dibattuti tra due opposte tendenze, che, mi auguro, si placheranno a breve: da una parte una reazionaria e spasmodica voglia di carne, come non l’ho mai avuta prima (ieri alla Coop ogni salume cercava di adescarmi con i mezzi seduttivi più scorretti: ma ne sono uscita vincitrice, facendomi scudo con una confezione di tofu al basilico e brandendo un sacchetto di fagioli azuki in una mano, e del cous cous di farro nell’altra! 8) ); Leggi il resto!

  • “Oltre i giardini” #2 - 2 agosto 2008

    Interrompo l’annunciata latitanza ancor prima di cominciarla, per una piccola segnalazione. Ieri mi son messa a dare un’occhiata alle classifiche dei post più letti su questo blog, e sapete cosa c’è al terzo posto (dopo “chi sono” e “come & perché”)? Il post dedicato alla neonata collana “Oltre i giardini” della Bollati Boringhieri (pare che cercando su Google “oltre i giardini” spunti fuori prima io che la casa editrice!). Leggi il resto!

  • Uccello del Paradiso - 10 giugno 2008

    La Strelizia - chiamata anche “Uccello del Paradiso” - ha dei fiori ben strani.

    strelizia

    Stamattina - complice l’arrivo del mio nuovo gioiellino tecnologico che scalpitava per farsi un primo “giro di prova” - ho passeggiato in giardino con lo stupore di chi cerca di guardarsi intorno come fosse la prima volta. Mescolarmi alla natura mi fa sempre un gran bene: mi si riempie la testa di farfalline colorate e mi escono solo pensieri innocenti e buoni. Per una come me, che è riuscita a far del pensiero una malattia, è un bel sollievo.

    Per esempio, ho pensato che i fiori, nella loro frastornante naturalezza, sono una delle cose per cui vale davvero la pena vivere. Che se anche non trovi un senso, ti insegnano a fare senza. Che se anche tutto il resto va a ramengo, al cospetto di tanto gratuito incanto, non puoi non pensare “Ecco perché sono al mondo“. Non si può piangere di fronte a un fiore. Se non di meraviglia.

    strelizie

    Non sembrano un simpatico gruppetto di Gru Coronate, allertate da un rumore improvviso?
    Sono pronta ad entrare nell’Estate con il fervore impulsivo di un’ape in un fiore. Un po’ per piacere, un po’ per sopravvivere.

  • Ora d’aria (oggi non lavoro) - 19 maggio 2008

    Io, se c’è una cosa che mi piace, è mangiare le ciliegie dall’albero.

    ciliegie

    Anche al mio Vecchio Cano, gli piace.

    vecchio cano

    E al mio Vecchio Tartarugo, pure.
    (lo sguardo vacuo, tradotto in linguaggio umano, suona tipo «Ma porca di quella porca: neanche una ciliegia in pace si può mangiare più, a questo mondo!»).

    vecchio tartarugo

    Io, oggi, mi sento di terra. Più mortale che mai. E piccola. Minuscola.
    Bambina proprio.

    Io ozio, ed esorto la mia anima,
    Mi chino e indugio ad osservare un filo d’erba estivo.
    (…) Credi e scuole in sospeso,
    Un po’ discosto, sazio di ciò che sono, ma mai
    dimenticandoli,
    Accolgo la natura nel bene e nel male, lascio che parli
    a caso,
    Senza controllo, con l’energia originale.
    (…)
    Esisto come sono. E ciò è sufficiente.

    (W. Whitman, Song of Myself)

    E se non fossi così triste, io di sicuro sarei felice.

  • “Oltre i giardini”: nuova collana Bollati Boringhieri - 17 maggio 2008

    [Sei in cerca di info sulla collana "Oltre i giardini"? Allora potrebbe interessarti anche questo post: ci trovi un ricco pdf di presentazione della collana da scaricare liberamente :-) ]

    La Bollati Boringhieri è una di quelle case editrici che ogni tanto verrebbe la voglia di avere una vita di riserva giusto per poterla impiegare leggendo tutti i libri che hanno in catalogo, talmente vasta e molteplice è la rosa delle discipline trattate nei saggi pubblicati. Proprio in questi giorni è stata annunciata la nascita di una nuova collana editoriale consacrata ad una tematica circoscritta quanto meravigliosamente inconsueta e stimolante, almeno per la sottoscritta (e, credo, per ogni inguaribile Lettore-Onnivoro-E-Curioso): “Oltre i giardini”, si chiamerà.
    Copincollo dal comunicato stampa:

    • «Le piante, i boschi, i giardini, il paesaggio sono elementi fondamentali della nostra identità. “Oltre i Giardini” è una collana che si propone di indagare i legami speciali tra paesaggio e pensiero, giardino e arte, natura e società e, attraverso il contributo di studiosi di diverse discipline e orientamenti culturali, mira a cogliere una visione del paesaggio la più ampia e articolata possibile, adeguata alla complessità del tema e in sintonia con la contemporanea concezione del sapere. Risultato dell’incontro e dell’intreccio di elementi biofisici e antropici, economici, sociali e culturali, il paesaggio può essere compreso solo a patto di incrociare e confrontare, oltre ai percorsi architettonici e progettuali, quelli tracciati dalla letteratura, dalla filosofia e dall’arte prima ancora che dalle scienze biologiche e sociali».

    Tra i titoli appena pubblicati inerenti questa neonata collana, mi limito a segnalarvi, giusto per darvi un’idea: “Il giardino come spazio interiore” di Ruth Ammann («Ruth Ammann, forte della doppia esperienza di architetto e psicoterapeuta, coniuga la concezione reale di giardino come elemento naturale con quella simbolica di “giardino dell’anima”, ossia luogo terapeutico, archetipo della vita, immagine interiore positiva, fonte di energia e speranza, spazio vitale.») e “Il bello di essere pianta” di Patrick Blanc («Protagonista di questo vivace racconto è una piccola pianta del sottobosco della foresta tropicale. Patrick Blanc ci fa riflettere in modo originale sulla similitudine tra il comportamento delle piante e quello dell’uomo: attraverso la storia dei rapporti ecologici intrattenuti da una singola specie, la Sonerila, ci parla del delicato equilibrio dell’ecosistema del sottobosco della foresta tropicale e delle interazioni tra le varie specie vegetali e animali.»). Maggiori info e assaggi di lettura in anteprima, qui.
    C’est tout! ;)

    ***

    Per il resto, niente. Sono giornate troppo incalzanti, non ci riesco a stare al passo. Le vivo in automatico. Di corsa, d’istinto, e con pochi pensieri in testa.
    Mi rimetto docilmente agli eventi, e aspetto stoicamente di trovare di nuovo il tempo per rispondere ad uno a caso tra i miei molesti, strampalati, ermetici interrogativi…

    Che ci faccio qui?

    (A. Rimbaud - lettera dall’Etiopia)

  • Di note e di upupe… - 9 maggio 2008

    Ho rimandato L’arte di morire di Paul Morand per “trastullarmi” con due letture leggere leggere, in questi giorni. Che fanno compagnia senza richiedere eccessiva “serietà” o attenzione: come una chiacchierata svagata davanti a una tazza di caffè, che sta a suo agio tra una sigaretta e un sorso. E’ questo che, per il momento, preferisco.
    Tra una mezza giornata di lavoro e l’altra, passo ore calme e buone in giardino, quasi inconsapevoli, come fossi intenta ad una sorta di convalescenza paziente e silenziosa. Mi sento un po’ un personaggio della Montagna incantata di Mann: mi circonda un’atmosfera sospesa, densa di parole solo pensate, di idee astratte, ma anche di piccoli, fondamentali bagliori di meraviglia. Di quelli che con la loro purezza incondizionata talvolta riescono a farmi esclamare, seppure con il mio solito beneficio del dubbio: «forse ne vale un po’ la pena. Forse»,

    Ieri, per esempio, mentre stavo leggendo all’ombra, ad un tratto mi sono arrivate lievi folate di note: Mrs. Robinson di Simon & Garfunkel; qualcuno che lavorava nella vigna e si teneva compagnia con un po’ di radio, probabilmente. Ho posato il libro e l’ho ascoltata - ora più chiara, ora più lontana e indistinta, a seconda della direzione del vento -, e canticchiata, godendomi quell’inattesa colonna sonora. L’ho accolta con le mani aperte, come un regalo. Un attimo prezioso e fragile.
    Poco dopo, un’upupa si è posata a pochi centimetri da me: lo sento spesso, il suo verso inconfondibile, nei pressi del mio giardino; ma raramente riesco a scorgerla, e mai l’avevo avuta così vicina.

    upupa

    Probabilmente ero così immobile e intenta nella lettura da essermi quasi “mimetizzata” col verde che mi circondava, ecco perché, sentendosi al sicuro, mi ha gironzolato un po’ intorno, prima di alzare repentinamente la sua buffa cresta a ventaglio e volar via. “Aligero folletto“, la chiamò Montale: folletto alato; rivalutando la sua magia, spesso offuscata da una fama cattiva quanto insensata di “uccello dei morti”. In questo mi è sorella, l’upupa. Tutte e due, con la nostra ingiusta “lettera scarlatta” cucita sul cuore.

    Upupa, ilare uccello calunniato
    dai poeti, che roti la tua cresta
    sopra l’aereo stollo del pollaio
    e come un finto gallo giri al vento;
    nunzio primaverile, upupa, come
    per te il tempo s’arresta,
    non muore più il Febbraio,
    come tutto di fuori si protende
    al muover del tuo capo,
    aligero folletto, e tu lo ignori.

    (E. Montale)