Archivio per arte, mostre & musei

  • Gentile da Fabriano e i lucciconi - 28 novembre 2008

    Era un sacco di tempo, che non tornavo agli Uffizi. Ogni tanto penso alle migliaia di chilometri che i turisti fanno per arrivarci da ogni parte del mondo, e mi sento un po’ un’ingrata nei confronti della fortuna che ho avuto nascendo in una città così zeppa di capolavori. Io Firenze la bacchetto, perché se lo merita. Ma ciò non toglie che, ogni volta che per andare all’università o a lavoro mi trovo a dover passare per piazza della Signoria con la sua Loggia dei Lanzi, o per piazza del Duomo con il Cupolone, o per il Ponte Vecchio, ecco, io non posso fare a meno di dirmi: son proprio fortunata, ad avere sotto gli occhi queste meraviglie ogni giorno.
    Quindi, oggi sono tornata agli Uffizi, dopo…boh: otto o nove anni? Insomma: tantini. Non mi ricordavo l’impatto da sindrome di Stendhal al cospetto delle tre enormi Maestà - rispettivamente di Cimabue, Giotto e Duccio di Buoninsegna - che accolgono il visitatore nella prima sala, dedicata al Duecento. Ho vacillato, giuro, di fronte a quei tre colossi dorati.
    Poi va bè, in quelle sale c’è una tale concentrazione di genio artistico, che io a metà percorso inizio sempre ad avere dei cali di concentrazione pazzeschi, causa saturazione mentale da eccesso di stimoli: bisognerebbe dedicare un giorno intero ad ogni sala, altro che. Però ogni volta c’è un’opera di fronte alla quale mi salgono agli occhi i lucciconi di commozione. L’ultima volta mi successe con la Venere del Botticelli (che tra le altre cose mi sta anche un po’ antipatica, ma insomma, fatto sta che mi commossi lo stesso); oggi invece è toccato a questo polittico qui sotto: l’Adorazione dei Magi di Gentile da Fabriano. Leggi il resto!

  • Splendori del gotico da Giotto a Giovanni da Milano - 26 novembre 2008

    Prima della scorpacciata milanese che mi attende alle porte del Natale, mi concedo il lusso di alleggerire la tensione pre-esame di questi ultimi giorni con la visita a due mostre fiorentine (che io invece di solito le snobbo sempre, le mostre della mia ammuffita cittadina). Per quanto riguarda la seconda, dedicata alla figura di Giovanni da Milano, segnalo una giornata di studi prevista per il 1° dicembre (ad ingresso libero). Vi lascio questi due videucci e me ne torno nell’ombra. Salut!


    “L’eredità di Giotto. L’arte a Firenze tra 1340 e il 1375″
    (Firenze, Galleria degli Uffizi, fino all’8 dicembre)

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  • Comunicazione di servizio a mo’ di giustificazione - 18 novembre 2008

    Eh lo so, latito. Ma ho un sacco di scuse pronte. Prima di tutto lo studio, che mi assorbe fin troppo, e che per forza di cose assecondo docilmente fino a nuovo ordine.

    E poi questa cosa qui che volentieri vi segnalo, a cui ho partecipato in veste di “co-webmaster” in questi ultimi giorni.
    In breve: si tratta di una “succursale” del sito Nadir Magazine (che gli appassionati di fotografia dovrebbero già conoscere bene…anzi benissimo!) in cui d’ora in poi confluiranno tutte le news dedicate al mondo della fotografia: sia novità più prettamente “tecniche” - nuovi prodotti, corsi, concorsi e via dicendo - che appuntamenti di ogni sorta come incontri con gli autori, festival, eventi e mostre (queste ultime, non solo fotografiche: ci sarà spazio anche per le principali esposizioni di arti visive, come si intuisce dalla schermata qui sotto). Leggi il resto!

  • Vada per Magritte e i Neo-impressionisti - 10 ottobre 2008

    In questi giorni, tra una lezione e l’altra (menzione d’onore per il corso di Storia della miniatura: il più affascinante di questo primo semestre), ho pensato: e pensare che prima facevo una trasferta al mese, e ora invece no, passa un sacco di tempo tra un vagabondaggio e l’altro. Non va mica bene questa cosa qui.
    Allora mi son messa d’impegno per definire incontrovertibilmente la destinazione della mia prossima trasfertina, così da mettere il futuro davanti al fatto compiuto, che è sempre la miglior cosa (quasi sempre, ok).
    Prima di tutto, ho fatto due conti: da qui a Natale mi posso concedere solo un’uscita in terra straniera. Quindi, mi son detta, a maggior ragione va scelta con estrema oculatezza. E fin qui.

    Sono partita con l’intenzione di attenermi stoicamente al “programma” previsto per novembre, che era in sostanza quello di dibattermi come una balena spiaggiata - la sofferenza sarebbe più o meno la stessa; sulla stazza invece non mi pronuncio - tra i brandelli del mio amaro passato rimasti impigliati tra Tivoli (Roma) e dintorni: soprattutto Villa Adriana e Villa Gregoriana, a voler essere precisi. Però, ho pensato, c’è sempre tempo per soffrire più di quanto non stia già soffrendo. Per fortuna ho un’autonomia di dolore non indifferente: con un “pieno” vado avanti anni e anni. Per ora siamo a otto. E scusatemi se è poco (si ride per non piangere, ovvio. Che tanto ormai, piangere, serve a poco). Quindi: rimandiamo. Prima opzione depennata. Leggi il resto!

  • Son forti, questi ungheresi! (Magda Szabò e André Kertész) - 16 agosto 2008

    E’ tempo di parlare un po’ di Via Katalin, della scrittrice ungherese Magda Szabò. Ma, una volta tanto, concediamoci la scorrettezza deontologica di lasciarsi sedurre dalle apparenze: più precisamente, dalla copertina. Azzeccatissima.
    Chi si diletti di fotografia riconoscerà quell’immagine come una tra le più celebri del fotografo André Kertész, anch’esso originario dell’Ungheria, risalente al 1926. Personalmente la adoro, così come nutro una grande ammirazione per l’intera produzione di Kertész; tanto che, imbattendomi nel libro della Szabò, ancor prima di leggere il risvolto di copertina ho pensato “io questo libro bisogna che lo compri“: e per fortuna sono caduta in piedi (anzi: non son caduta affatto). Leggi il resto!

  • Mattinata fiamminga - 22 luglio 2008

    Quando mi accorgo di assomigliare ad una pentola a pressione in procinto di esplodere per eccesso di insofferenza, c’è solo una cosa da fare: chiamare in soccorso l’arte; la pittura, nella fattispecie. Già, perché a pensarci bene il mio legame con l’arte ha poco di “intellettuale” e molto, invece, di “fisiologico”: la assumo, quasi fosse una medicina.
    Dopo la delusione di qualche giorno fa con la mostra “Impressionismo. Dipingere la luce” (a Palazzo Strozzi fino al 28 settembre 2008; io ve la sconsiglio, ma fate voi), stamattina di buon’ora ci ho riprovato con “Firenze e gli antichi Paesi Bassi (1430-1530)” (Palazzo Pitti, fino al 26 ottobre 2008): sono uscita da quello scrigno di sfarzo candido che è la Sala Bianca di Palazzo Pitti fluttuando a una spanna da terra, tanto mi è piaciuta. Leggi il resto!

  • Les jeux sont faits! - 17 luglio 2008

    E rieccomi a casa! Alla fine dei conti sono tre settimane che sono a zonzo…sarà per questo che il ritorno è stato più “traumatico” del solito?… Domenica sono tornata dalla Svizzera, e, giusto il tempo di far migrare qualche maglietta dal trolley allo zaino, mi sono concessa una “due giorni in solitaria” in quel di Arezzo. Le mie trasferte estive, dunque, oggi si sono ufficialmente esaurite: les jeux sont faits! Fino al Festivalfilosofia di settembre (che quest’anno, per chi fosse interessato, avrà come tema la “fantasia”) non se ne riparla. Ce la farò?… Eh, per forza ce la farò :roll: Leggi il resto!

  • Je suis ‘mademoiselle’, s’il vuos plaît - 21 maggio 2008

    fontana tristeQuesta qui accanto, secondo me, è la fontana più addolorata di tutta Firenze. L’ho incrociata oggi, mentre mi dirigevo verso la Cappella Brancacci in piazza del Carmine, e son dovuta tornare indietro per scattarle una foto col cellulare. Poi però le ho chiesto anche scusa: mi sembrava di essere una specie di “sciacallo”, a fotografarla in quello stato. E dopo, a voler essere sinceri, ho anche pensato che magari esagero, a sentirmi solidale perfino con le fontane tristi: della serie che quasi quasi mi veniva da dirle «Dai, su, forza: che c’è che non va? Parliamone». Ho continuato la mia svagata marcia, riflettendo - non senza una punta di umanissima apprensione - sul mio stato attuale, su questo mio parossistico intenerirmi che pare abbia tutta l’intenzione di colonizzare spazi che non gli competono, fino ad abbracciare il taciturno regno delle cose inanimate. Leggi il resto!

  • Ci sono sere in cui si fa più fatica… - 7 maggio 2008

    Chagall, Sera alla finestra
    Marc Chagall, Sera alla finestra (1950 - Galerie Rosengart, Lucerna)

    Ci sono sere in cui si fa più fatica. Specialmente quando c’è quel silenzio così terso e tiepido, quel silenzio che sa già un po’ d’estate, di gelato, di chiacchiere insonni e sottovoce, di complicità. Ci sono sere in cui vorresti che la telepatia fosse un fenomeno plausibile. E stringi a lungo gli occhi chiusi, con convinzione, e pensi forte, così forte che il pensiero quasi si muta in parola; come quando, da bambini, si è persuasi dell’infallibilità dei desideri. Come quando era permesso, crederci ancora. E tanto bastava a farli avverare.
    Sere come questa, che guardi un quadro e vorresti farne parte, entrarci dentro e rimanere impigliato ai riverberi di quell’ora blu, anche se questo significasse restarci imprigionato per l’eternità. Sere in cui vorresti appendere il ricordo di un abbraccio a quello spicchio di luna in bilico, così che, ovunque si trovi la persona che ti manca - purché in questo mondo pesante e reale - riesca comunque a vederlo così come lo vedi tu. E a riconoscerlo, anche. Magari. Chissà. Chissà se cambierebbe qualcosa, ti chiedi. E hai l’accortezza di scordare di risponderti.
    Ci sono sere, proprio identiche a questa, in cui vige una sorta di impunità benevola nei confronti delle illusioni più impavide e azzardate. E anche la fitta più profonda e aspra, alla fine, servirà comunque a farti esclamare “sono viva, almeno”.

    E la notte si acquattava nelle stanze,
    animale ferito, trafitta dal nostro dolore.

    (R.M. Rilke)