Jean-Marie Gustave Le Clézio, Il verbale
Il protagonista di questo romanzo si chiama Adam Pollo. E’ un giovane uomo in stato confusionale, che non sa bene neanche lui se abbia disertato un esercito o se sia invece evaso da un manicomio. Un bel giorno, decide di darci un taglio con il resto del consorzio umano, e si ritira in una villa disabitata sul mare, su un’assolata collina della Costa Azzurra. Passa il tempo oziando, perlopiù: disteso nudo su una sdraio posta in faccia all’orizzonte, davanti alla finestra, impegnato in astruse elucubrazioni su quanto sia brutta e insincera la vita dell’uomo moderno e più o meno incomprensibili stati allucinatori camuffati da profonda osservazione del reale colto nelle sue più minime sfumature. Ha uno sbertucciato quaderno giallo intitolato “Mia cara Michèle”, in cui scrive lettere ad una sorta di fidanzata-amante-qualcosa del genere che ogni tanto si fa viva, lo va a trovare, ci fa sesso e una passeggiata sul mare (non necessariamente in quest’ordine) e gli lascia i soldi per andare avanti per qualche tempo. Adam Pollo fuma un sacco di sigarette e prende l’abitudine di seguire un cane che vagabonda per la città; ogni tanto si infila anche in un centro commerciale e si inventa i nomi dei musicisti per mettere in difficoltà le commesse del reparto dischi e veder loro la nuca quando si girano per cercare l’incisione inesistente.
Adam Pollo non ha più voglia di dover darsi da fare per dimostrare di “essere vivo”, di sbattersi a destra e a manca senza il benché minimo senso, di sopportare il peso «di questa cazzo di cultura che ti si attacca sulla schiena come un cappotto bagnato», costruendo libro su libro e parola su parola una barriera insormontabile tra l’individuo e il mondo. E io a questo punto potrei anche essere d’accordo, se non fosse che Adam Pollo contraddice spudoratamente ogni affermazione di tal fatta con il suo contorto vaneggiamento perpetuo, tutto imbevuto di asfissianti astrazioni cerebrali.
Alla fine, per farla breve, darà di matto in maniera ancor più eclatante ed andrà a finire in un posto in cui non gli verrà chiesto niente al di fuori del più elementare esistere; un posto dal quale, con un po’ di fortuna, non dovrà uscire mai più.
Lo stile ha un che di neo-avanguardistico: criptico, con un’abbondanza di spazi bianchi, cancellature, inserti presi così come sono dalla realtà quotidiana (tipo frammenti di giornale) e impasticciamenti vari. Ecco come lo descrive lo stesso Le Clézio, in una lettera all’editore Gallimard: «…è probabile che sia troppo serio, che pecchi di manierismo e sia troppo verboso; la lingua in cui è scritto evolve dal dialogo para-realistico alla pedante ampollosità tipica dell’almanacco». Chapeau.
Ma siamo pur sempre nel 1963: si combatteva l’ideologia a colpi di non-senso. E quindi. Come se non bastasse, Le Clézio all’epoca aveva appena 23 anni, e questo è il suo primo romanzo.
Pare che col tempo, “crescendo”, abbia completamente mutato registro e tematiche, maturando una netta propensione per il tema del viaggio e dell’Africa: e menomale, mi viene da dire. Maurizia Balmelli (cfr: qui), traduttrice de “L’africano” e “Il continente invisibile” per la casa editrice Instar Libri, descrive la scrittura di questo suo “secondo tempo” come «pacifica, in qualche modo arcaica, che ricorda l’andamento pacato del bue che trascina l’aratro»; bella metafora, certo, che potrebbe però anche ridursi ad una poetica infiocchettatura di quella “mediocrità” lapidariamente - quanto, va detto, un po’ troppo sommariamente - affermata da Citati. Ma anche no. Chissà. La stessa traduttrice accenna anche ad un possibile accostamento all’opera di Gianni Celati: un riferimento che non può non incuriosirmi, seppure con le dovute cautele, considerata la stima che nutro per la sensibilità letteraria di Celati.
Perciò, a quanto pare, questo scadente Verbale ha ben poco a che fare con lo scrittore che ha vinto il Nobel 2008. Io, da parte mia, me lo auguro.
***
Giudizio: ★
Letto per la sfida: dei premi Nobel
Un salto in libreria:
“Deserto”
“L’africano”
“Stella errante”

non lo so se ho capito bene… ho sempre sto dubbio… tanto considero relativo tutto ed il contrario di tutto… forse dopo andando avanti con gli anni ha perso quella spontaneità… quella sincertà… quella lucidità… che poche… rare persone… riesco a mantenere fino alla fine…
è più “facile” lasciarsi trasporatre dalla corrente… impecorirsi… spesso molto più redditizio (nel senso più ampio del termine)
non lo so se mi sono spiegato… come sempre del resto :mrgreen:
a prescindere da tutto ti auguro una serena giornata, un abbraccio
scappo… che nella mia clessidra la sabbia scorre troppo velocemente, sul letto ho due libri “Memorie di una geisha” di A. Golden e “I libri nella mia vita” di H. Miller, che ancora non ho digerito come vorrei… buona lettura
allora , dopo un’attenta rilessione, sono giunto alla conclusione che con il libro di Miller farò, probabilmente, un’opera d’arte astratta: vinavil più carta, non me la sento di regalarlo;
il libro di A. Golden continuo a leggerlo con piacere e per non lasciarlo orfano gli ho messo a fianco “La metamorfosi” di F. Kafka che rileggo sempre con piacere…
ciao
mamma quanti post che mi sono persa… vado a leggere con sommo piacere!!! :D
Ieri sono passato in una libreria; anzi, nel reparto libreria dell’ipermercato COOP, per essere precisi…..
Per fortuna che Le Clezio non era tradotto ! C’erano almeno 4-5 suoi libri, in esposizione……Quando si dice lo sfruttamento della congiuntura commerciale favorevole……..sulle ali dell’effetto Super-Premione ricevuto…..
In tali circostanze mi viene in mente il grande Woody:
“Qui in California premiate qualsiasi cosa: Premio per il più grande dittatore nazista……ADOLF HITLER!” (da “Annie Hall”)
E difatti ho comprato l’ultimo libro di Petros Markaris
Serena, mi sto costruendo un blog, e sto osservando bene la struttura del tuo per costruire il mio :oops:
ciao
Eccomi! Scusate tanto la scortese assenza, ma tanto ormai l’avrete capito, che quando studio mi alieno ancor di più dal resto del mondo…
@Francesco: bello che tu stia pensando ad un blog tutto tuo! :D E mi fa piacere che il mio possa servirti anche solo un pochino da “ispirazione”…però in cambio voglio essere la primiSSima a sapere quando sarà online, eh!
Senti, sbaglio o “I libri della mia vita” di Miller ce l’hai sul comodino da un bel po’ ormai? Sì, a questo punto forse è il caso di inventarsi un uso alternativo del volume :wink: Un abbraccio, e buona lettura anche a te!
@Francesca: oddio, speriamo che i post in arretrato siano stati all’altezza…ne dubito fortemente! :P Un bacione!
@Maurizio2: le traduzioni di Le Clézio stanno effettivamente spuntando come funghi, e a dire la verità già pochissimi giorni dopo l’assegnazione, quando mi comprai “Il verbale”, ce n’erano già altri tre sullo scaffale: tempismo invidiabile. Però guarda, tu che hai sempre viaggiato molto, secondo me potresti anche osare con un “L’africano” o “Il deserto”…il Le Clézio “maturo” potrebbe anche rivelarsi una lettura piacevole…non so. La prossima volta che vai alla Coop tu facci un pensierino! Ad ogni modo, comprendo e condivido questa tua insofferenza nei confronti degli acquisti “obbligati” :-)
Serena, è già in linea… partito… anche se ancora c’è poco da vedere… nel caso volessi dargli un’occhiatina te lo segnalo, acceto volentieri consigli, grazie
ma il link del blog che ho incollato sotto dove dice “Blog” ti appare?
nel dubbio: “http://cicciopaasticcio.wordpress.com/”
sono una frana :roll:
Carissima, perdonami se ti tedio, ho intenzione di rendere alcune pagine del blog, una di sicuro, quella dove cercherò di mettere a fuoco “chi sono” (impresa non certo facile :D , ma voglio provarci, credo che il solo provarci sia terapeutico) ho letto che con wordpress si può fare, ma mi sto perdendo tra codici php, tct, dft, ccc e chi più ne ha ne metta… se per caso potessi e volessi darmi una qualche indicazione al riguardo, tipo un link dove reperire le necessarie informazioni, te ne sarei davvero grato…nel caso non potessi o non volessi, tranquilla, continuerai a rimanere tra le mie scoperte virtuali preferite :mrgreen:
avrei voluto scriverti questo in un’email, ma non trovo il tuo indirizzo nel blog, forse c’è da qualche parte… ma in questo momento sono più rimbambito del solito :roll: e non lo vedo.
Grazie e scusami ancora… con affetto ti abbraccio, ciao
@Francesco: figurati, ci mancherebbe! Se hai bisogno scrivimi pure all’indirizzo barbottina79 @ gmail.com
Purtroppo non ho link da consigliarti…io ho sempre impasticciato da autodidatta! :wink:
PS: quando inserisci l’indirizzo del tuo blog nel campo “Blog” dei commenti, il tuo nome (sopra l’avatar) diventa automaticamente cliccabile da tutti :-)
“…diventa automaticamente… ”
vero è ! 8O
riciao scusami volevo avvisarti che sono tornata la mio vecchio blog vienimi a trovare qui Patty