Bilancino post-natalizio

Ohi ohi… Ho mangiato troppi torroncini Condorelli. Troppissimi proprio. Soprattutto quelli al caffè e quelli al limone, che mi piacciono che non vi dico. Ora ne sconto le conseguenze. Però in compenso questo post lo sto scrivendo dal mio nuovo netbook Acer Aspire One blu zaffiro. Ve lo presento: si chiama Ciro - Ciruzz per gli amici - , perché in confronto al Mac, che è di un bianco angelico e di una classe che non ne parliamo, lui è tarchiatello e niru niru. Ma pesa quanto un passerotto e ora che ce l’ho sulle ginocchia non lo sento nemmeno, che c’è. E’ un gioiellino, il mio Ciruzz. Ed è il regalo “grande” di questo Natale 2008.

La palma per il regalo più originale se lo aggiudica mia sorella, che, sapendo di avere una sorella caffeinomane, mi ha regalato una caffettierina Bialetti stranissima, che sputazza fuori il caffè direttamente nella tazzina (allego foto ingrandibili, altrimenti non capite mica, che aggeggio ganzo che è).
Per la prima volta da non so quanti anni, quest’anno non avrei ricevuto libri in regalo, se non fosse stato per il mio Marituccio, che me ne ha regalati tanti, e uno più bello dell’altro: siam tornati da Milano che avevamo dei trolley vergognosamente stipati di carta, tra quelli che ci eravamo regalati a vicenda e quelli che ci eravamo comprati in comunella, esaurendo in uno colpo solo tutti i punti della CartaPiù Feltrinelli accumulati in un intero anno di sconsiderati acquisti.

La trasferta milanese, già che abbiam toccato l’argomento, è andata benissimo. Anche perché non mi è venuta l’influenza (che io invece son famosa per le mie influenze fulminanti che mi arrivano non appena parto e mi costringono nei letti dei bed&breakfast o degli appartamentini presi in affitto, in atroci sofferenze sinusitiche, asmatiche, gastroenteriche e via dicendo, a seconda dei casi). Ci siam visti la mostra di Magritte, scoprendo che c’è un periodo della sua opera - surreal-impressionistico - che ci fa profondamente chifo. Non l’avremmo mai detto. Però, a parte questa scoperta, ne è valsa decisamente la pena, oltre che per il sempre emozionante “Impero delle luci”, soprattutto per due tele che mi hanno colpita particolarmente: “Il sapore delle lacrime” e “La voce del sangue” (una delle numerose versioni).
La pinacoteca di Brera era visitabile, ma stavano riallestendo, sicché il mio Cristo morto del Mantegna era attaccato ad una parete desolatamente costellata di gancetti vuoti, e non faceva mica una bella figura. Lo sposalizio della Vergine di Raffaello e il Cristo alla colonna del Bramante erano intrappolati in un enorme cubo di plexiglas, una sorta di laboratorio di restauro, e me li son visti attraverso una costellazione di ditate: anche loro, non facevan per niente una bella figura, chiusi lì dentro. Ma insomma.

Siamo anche andati a far visita al Manzoni, nella sua casa di via del Morone. Ci siamo visti un sacco di autografi, la camera dove è passato a miglior vita e il suo studio, intatto in ogni particolare, che uno si aspetta quasi che debba rientrare l’Alessandro da un momento all’altro, che accenda la grande stufa di maiolica e si accomodi al piccolo tavolino pieghevole con il panno macchiato d’inchiostro, che prende luce dalla finestra. Emozionante. Sbirciando i titoli dei suoi libri tra le grate della libreria, gli ho solennemente promesso che nel 2009 mi rileggerò i Promessi Sposi.
Poi, tra una litigata e l’altra (benefiche scosse di assestamento), siamo anche riusciti a vedere il Cenacolo di Leonardo (esperienza appagantissima, non ci piove; nonostante io Leonardo lo sopporti poco) e il Canestro di frutta del Merisi alla Pinacoteca Ambrosiana: qui, spaparanzati sui divanetti al cospetto del cartone per l’affresco della Scuola di Atene di Raffaello, il Marito, particolarmente rapito dalla solennità del momento, ad un certo punto si è girato verso di me e mi ha detto: “quando usciamo, ricordiamoci di comprare le Vigorsol”. C’è poco da fare: siamo una coppia di intellettuali.

E per fortuna, anche quest’anno, il Natale è passato ;-)

4 chiacchiere

Maurizio2 scrive: Rispondi 26 dicembre 2008 - 16:08

Uhm, anche andando a Milano, a cultura calciofila siamo ancora scarsini, però:

Un calcio di PUNIZIONE, semmai….
In un calcio di rigore sono solo impegnati in due: quello che tira ed il portiere, il quale le mani è meglio che le usi!

barbottina scrive: Rispondi 26 dicembre 2008 - 16:14

Di punizione!!! Mannaggia, è vero! :lol:
Più che “scarsina”, la mia cultura calciofila è inesistente proprio, a mia discolpa :wink:

HermioneGinny scrive: Rispondi 26 dicembre 2008 - 18:29

bello!!!
Oggi ti ho pensata…stavo leggendo “la nascita di Barbapapà” al mio cuginetto Alessandro (3 anni) e c’eri pure tu…troppo bellini, io non li conoscevo :lol: !!!

barbottina scrive: Rispondi 27 dicembre 2008 - 09:36

@HermioneGinny: ehehe… :D Io invece con i Barbapapà ci sono cresciuta, la sigla cantata da Vecchioni è un pezzetto importante della colonna sonora della mia infanzia, così come il loro motto… “Resta di stucco! E’ un barbatrucco!”. Sarà forse per questo che a lungo andare mi hanno fatto l’imprinting, e mi sono evoluta ad immagine e somiglianza di Barbottina… :wink: