Barbero | Dürrenmatt | Hamsun
Alessandro Barbero - 9 agosto 378. Il giorno dei barbari
Se in passato mi avessero detto che prima o poi mi sarei letta un libro su una battaglia della Tarda antichità, avrei riso. E invece non solo me lo sono letto, ma mi è pure piaciuto un sacco. Tiè.
La battaglia in questione è quella di Adrianopoli, combattutasi nel 378 nella provincia romana della Tracia, a poca distanza da Costantinopoli, tra l’esercito romano capitanato da Valente imperatore d’Oriente (ci scappa pure la filastrocca), e le tribù dei Goti, che, minacciate dalle scorrerie degli Unni, avevano passato il Danubio in cerca di asilo sul suolo romano. L’avvenimento fu di capitale importanza: fu da questo momento in poi che i romani capirono che c’era poco da fare, contro l’avanzata dei “barbari”, e che di fermarli militarmente non se ne parlava proprio; un punto di svolta tale che, per alcuni storici, è da considerarsi come la data più plausibile per decretare la fine dell’Antichità e l’inizio del Medioevo, in forza della radicale alterazione di ogni equilibrio preesistente. Mi rendo conto che, detta così, la faccenda può non parere granché emozionante: un minimo di curiosità sull’argomento ci deve pur essere per godersi a dovere la lettura, certo. Ma Barbero è davvero un ottimo divulgatore, e riesce a coinvolgere con uno stile chiaro e discorsivo, rigoroso nei contenuti al pari di un saggio, ma piacevole e avvincente come un racconto. Io me lo sono proprio goduto, nonostante non sia certo un’esperta di battaglie tardoantiche né di Impero romano, credetemi ;-)
Solo il capitolo centrale è dedicato alla battaglia vera e propria; negli altri, Barbero traccia una panoramica limpidissima su quelle che furono le premesse e le più immediate conseguenze di questo immane sconvolgimento, che minò profondamente quella sensazione di invincibile universalità che era propria dell’Impero Romano, aprendo una breccia attraverso cui si insinuarono paura e insicurezza, al cospetto di un mondo totalmente nuovo - quello barbarico - che pareva avere tutta l’intenzione di sostituirsi all’antico. L’ho trovata una lettura piacevolissima, nonostante mi ci sia avvicinata con molte perplessità, dato l’argomento per me assolutamente nuovo. Anche con i libri conviene “osare”, di quando in quando! [ Giudizio: ★★★ | Percorso di lettura: suggestioni medievali ]
Friedrich Dürrenmatt - Romolo il Grande
Il libro di Barbero mi ha così interessata, che mi è venuta voglia di rimanere in zona “declino dell’Impero Romano” con questo testo teatrale - “una commedia storica che non si attiene alla storia” - ambientato un centinaio di anni dopo, in quel 476 che segna la definitiva caduta della parte occidentale dell’Impero Romano in seguito alla deposizione di Romolo Augustolo da parte del generale di origini barbariche Odoacre. Stavolta, però, ironia è la parola d’ordine.
Il primo atto l’ho trovato strepitoso, con la figura dell’antiquario Apollione che si aggira sullo sfondo della scena, impegnato nell’attenta valutazione dei busti marmorei dei grandi imperatori del passato che Romolo ha deciso di vendere per recuperare un po’ di liquidità; tutto questo mentre l’imperatore, che ha l’hobby della pollicoltura, si informa flemmaticamente sulla produzione di uova delle sue beneamate galline e stacca l’ennesima, preziosa foglia d’alloro dalla sua corona per saldare il conto del becchime, mentre i Germani di Odoacre avanzano inesorabilmente. E non è da meno il personaggio di Zenone imperatore d’Oriente, terrorizzato come uno scolaretto dai suoi due camerlenghi bizantini, che lo perseguitano imponendogli di recitare alla perfezione il pomposo cerimoniale previsto per la richiesta di asilo. Le scene brillanti abbondano, nonostante gli ultimi atti siano un po’ meno convincenti dell’inizio.
Dürrenmatt dà vita ad un Romolo comico e inquietante al tempo stesso, fatalisticamente persuaso della fine imminente della civiltà romana e del suo poco onorevole ruolo di ultimo imperatore, che decide di non ostacolare - o meglio: di accelerare - il percorso della Storia, preferendo una disincantata immobilità ad una qualsivoglia attività sconsiderata. Tanto da rifiutare categoricamente la bislacca offerta di “fusione” da parte dell’industriale Cesare Rupf, ricchissimo fabbricante di calzoni (esotica novità introdotta dalle tribù barbare) che si offre di salvare un Impero ormai marcio e indegno. Una lettura che strappa più di un sorriso, talvolta un po’ amaro, in forza del suo essere sopra ogni cosa una pungente satira del potere tout court. [ Giudizio: ★★★ | Percorso di lettura: suggestioni medievali ]
Knut Hamsun - Sotto la stella d’autunno
Stando a quanto ho letto nella prefazione, questo libro segna un po’ la svolta genericamente “lirica” nella produzione del premio Nobel (1920) norvegese Hamsun, dopo libri “che mostravano i pugni serrati” come Pan e soprattutto Fame, considerato il suo capolavoro (io però ancora non l’ho letto, quindi non mi pronuncio).
Knut Pedersen - che è anche il vero nome dell’autore - è un personaggio affetto da nevrastenia, che tenta per l’ennesima volta di abbandonare il caos insincero ed alienante della città per riscoprire i ritmi lenti ed “genuini” della vita di campagna. Vive di lavoretti saltuari ottenuti vagando di parrocchia in parrocchia, di fattoria in fattoria, e rincorre febbrilmente una pace nutrita di luoghi comuni tipici del cittadino incallito che guarda alla campagna come ad un luogo incorrotto e idilliaco. Knut anela ad una sorta di panteismo risolutivo, che gli permetta di scoprire un posto nel mondo, in sintonia con la natura, in cui trovar rifugio dalla sua perenne inquietudine, dal suo irrequieto bisogno di vagabondare - testardo e irrazionale al pari di un capriccio - alla ricerca di una felicità “ad ogni costo”. Un vagare che si risolverà però in uno sterile girare in tondo, che lo riporterà al punto di partenza, dopo essere per giunta riuscito ad “inquinare” con Passione e Progresso ogni illusoria e inverosimile tranquillità dell’animo. Una lettura senza dubbio scorrevole, ma che mi ha lasciato una sensazione di “tirato via”, come se si trattasse di un appunto sommario per lo sviluppo di un romanzo futuro. Non credo proprio che questo sia il miglior Hamsun in cui ci si può imbattere. Tutt’altro. [ Giudizio: ★★ | Letto per le sfide: dei premi Nobel - della Scandinavia ]

Comincio dalla fine:
3) Di Knut Hamsun ho letto solo “Fame”, molto tempo fa. E’ un libriccino di poco più di cento pagine, ma di una pesantezza….in pratica, per me è stato un precursore delle “Memorie di Adriano”! Avrà anche vinto il Nobel, ma su Hamsun ci ho messo un pietrone sopra.
2) Durrenmatt è uno dei miei scrittori preferiti, anche se questo non l’ho letto, per cui passo oltre.
1) D’accordissimo su Barbero, sia come divulgatore (ho avuto modo di sentirlo alla radio, in “Alle otto della sera”), che come romanziere: piuttosto bello il libro con il quale ha vinto il Premio Strega 1996 (”Bella vita e guerre altrui di Mr. Pyle, gentiluomo”) ambientato sui campi di battaglia dell’Europa napoleonica……
Vuoi un bel libro guerresco?
Paul K. Davis, “Le 100 battaglie che hanno cambiato la storia”, Newton & Compton Editori, 600 pagine, 15 Euro. Il sottotitolo recita “Dalla battaglia di Megiddo, che nel 1479 a.C. consolidò il dominio egiziano in Palestina, a quella del Golfo contro l’Iraq di Saddam Hussein”.
Ogni singolo evento è preceduto da una breve introduzione al contesto storico e seguita da un cenno alle conseguenze dell’esito della battaglia.
La scelta degli eventi è ovviamente opinabile (come si fa a trascurare Canne, in un libro sull’arte della guerra?) e un po’ troppo “americanocentrica”, ma a me è sembrato interessante.
Ciao e Buon Anno!
Buon 2009: spero sia per te un anno ricco di momenti sereni e felici
@amosgitai: altrettanto! :-)
@Maurizio2: buonissimo anno anche a te, di cuore! :D
Senti, che mi consigli come prossimo Durrenmatt? Per quanto riguarda invece “Bella vita e guerre altrui…” di Barbero, l’avevo già preso di mira, ho visto che è ormai fuori commercio, e l’ho pure già intercettato in una libreria antiquaria di Bologna! Appena ci vado, me lo prendo :wink:
In questi giorni sto leggendo il suo “Carlo Magno”, e sono sempre più convinta che sia un grande (Barbero, non Carlo Magno eh), perché non mi annoia minimamente, anzi. Ce ne fossero di più di professori come lui!
Di Friedrich Durrenmatt puoi leggere subito i due racconti lunghi “Il giudice e il suo boia” e il meraviglioso “La promessa - un requiem per il romanzo giallo”.
Il primo è un meccanismo giallo perfetto nella sua scarna semplicità; il secondo, beh….il sottotitolo la dice lunga!
A me lo fece conoscere un collega, in un cantiere, prestandomelo una domenica mattina: feci l’errore di iniziarlo subito: saltai il pranzo per l’impossibilità di abbandonarlo prima della fine.
Poi me lo sono comprato e riletto, negli anni, almeno tre volte…
Tra i due si colloca un terzo racconto lungo, “Il sospetto”, che è però assai meno riuscito.
Tutti questi, come anche il volume “I racconti”, contenente altre pagine memorabili quali “La panne”, “Il treno”…..sono pubblicati nella U. E. Feltrinelli e li trovi dovunque ad un prezzo ridicolmente basso.
@Maurizio2: mi son letta qualche trama, e soprattutto “La panne” mi incuriosisce proprio tantissimo… Grazie! :wink: