Mauro Giancaspro, Il morbo di Gutenberg

Immagine di Il morbo di GutenbergLo ammetto: molte delle “manie” solitamente - e genericamente - imputate ai bibliofili tendo a sopportarle con fatica.
La possessività morbosa e il chiodo fisso della “proprietà privata”; l’attenzione quasi prevalente per l’oggetto in sé rispetto al contenuto; la frenesia dell’accumulo; la cura maniacale, che fa aprire il volume quel tanto necessario per riuscire a leggere, senza però rischiare di compromettere l’integrità della costola, e che aborrisce ogni “segno” che possa testimoniare l’avvenuta lettura del libro (orecchie alle pagine, sottolineature, note a margine e via dicendo: tutte cose che io amo tantissimo, invece); l’avversione per lo scambio, il prestito, le biblioteche pubbliche (che per me invece son cose proprio sacrosante); eccetera.
Unica eccezione, la “sindrome da acquisto compulsivo”, verso la quale mi mostro fin troppo clemente… ma solo perché ne sono colpevolmente affetta, e a dei livelli da competizione, per giunta ;-)

Alla luce di questo, un libro come “Il morbo di Gutenberg” avrebbe potuto risultarmi un po’ ostico. E invece no, è stata una lettura piacevolissima, grazie alla levità e delicata ironia con cui viene affrontato l’argomento, anche quando si sofferma sulle manifestazioni più “integraliste” di questo morbo sui generis.
Mauro Giancaspro - direttore della Biblioteca Nazionale di Napoli - passa in rassegna la gran parte di questi tic, considerati alla stregua di sintomi di un malanno che fece la sua comparsa nel mondo intorno agli anni Novanta del Quattrocento, in concomitanza con la nascita del libro a stampa. Morbo che, come ogni patologia che si rispetti, ha i suoi diversi stadi di nocività (bibliofilia, bibliomania, bibliofollia), le sue derive aggravanti (la grafomania), i suoi imprevedibili effetti collaterali (la bibliofobia) e i suoi luoghi di maggiore proliferazione del contagio.
Sono tanti gli aneddoti e le citazioni con le quali questa simpatica analisi viene portata avanti, chiamando in causa “malati” più o meno illustri, brani di opere letterarie, esperienze di vita reale. Lo consiglio a chiunque nutra una passione in odor di insania nei confronti dei libri: sarà difficile non riconoscersi; e allora non si potrà che canzonare un po’ sé stessi (cosa che tanta gente dovrebbe imparare a fare più spesso!) e, allo stesso tempo, ci si potrà sentire, se non proprio “assolti”, se non altro benevolmente compresi.

Tra le cose che mi hanno più divertita, ci sono i numerosi ricordi personali di Giancaspro: dall’infanzia e adolescenza dominate dall’avversione per i libri, considerati ancora come una noiosissima imposizione (anche io, per esempio, ricordo il “libro di lettura” delle medie come un incubo: perché son nata pigra, e assolutamente non lettrice), passando per le prime manifestazioni del morbo, fino alla sua sfavillante fioritura. Un posto d’onore in questo percorso spetta, a quanto pare, all’avvento sul mercato - nelle edicole, per la precisione - degli Oscar Mondadori. Eccoli, nel ricordo dell’autore:

«Poi, improvvisamente, scopro il libro di libera lettura. Nelle edicole appaiono i libri. Cominciano a uscire, come le riviste e i giornaletti con cadenza settimanale. E’ l’estate del 1965 (il 27 aprile, per la precisione): irrompono sul mercato gli Oscar Mondadori. “Addio alle armi” di Hemingway è il primo (stampato in 60 mila copie, venne esaurito in un sol giorno). Li osservo mentre si aspetta l’autobus che porta alla spiaggia e, alla fine, mi tentano; chiedo i soldi per comprarne il primo. Il prezzo è invitante e accessibile anche per le risorse di un ragazzo: 350 lire, quando il quotidiano e il biglietto dell’autobus ne costano 50. Le copertine sono un po’ zuccherose e ricordano quelle dei fotoromanzi settimanali come “Grand Hotel”, “Luna Park”, “Polvere di stelle”; ma probabilmente è proprio questa veste che rende il libro meno burbero e più invitante.»

Ora, scusate se parto per la tangente, ma proprio pochi giorni fa, spulciando tra gli scaffali di una libreriuccia dell’usato, ho trovato una copia scalcagnata di “Jules e Jim” di Henri-Pierre Roché; quel che me l’ha reso immediatamente speciale è che si tratta di un esemplare targato appunto Oscar Mondadori, agosto 1965. Leggete un po’ cosa c’è scritto sul retro di copertina:

«Gli Oscar, i libri-transistor che fanno biblioteca, presentano settimanalmente i capolavori della letteratura e le storie più avvincenti in edizione integrale supereconomica per il tempo libero. Gli Oscar sono i libri per gli italiani che lavorano: per gli operai, per i tecnici, per gli impiegati, per i funzionari, per i dirigenti, per i professionisti, per gli studenti, per la famiglia, per tutti i membri attivi e informati della societò. A casa, in tram, in autobus, in filobus, in metropolitana, in automobile, in taxi, in treno, in barca, in motoscafo, in transatlantico, in jet, in fabbrica, in ufficio, al bar, nei viaggi di lavoro, nei week-end, in crociera. Gli Oscar saranno sempre nella vostra tasca, sempre a portata di mano. Con Gli Oscar, una casa editrice tradizionalmente all’avanguardia ha ideato e creato il libro settimanale di altissimo livello per un pubblico in movimento. Gli Oscar sono gli Oscar dei libri: si rinnovano ogni settimana, durano tutta la vita.»

Ecco, a me questo trafiletto fa una tenerezza che non vi dico. Per il suo proporsi come un precetto di “educazione alla lettura” in maniera così candidamente disarmante, cosa che ne fa un tassello di storia del libro e della lettura di fondamentale importanza. Una vera e propria rivoluzione di costume!
Mi fa sorridere quel “libri-transistor” (slogan che pare possa esser stato coniato dal poeta Vittorio Sereni, impiegato nella Mondadori in quegli anni), che collega l’estrema agilità degli Oscar alle radioline portatili che irruppero sul mercato verso la fine dei Cinquanta (prima applicazione “massificata” dell’invenzione dei transistor); e quel “in edizione integrale”, necessaria puntualizzazione nell’epoca dei riassunti di grandi opere proposti da Selezione dal Reader’s Digest; e l’elenco minuzioso delle categorie sociali, così che ognuno possa riconoscersi e sentirsi quindi “nobilitato” dal posto che gli è stato assegnato tra i “membri attivi e informati della società”, e dunque assolto dal peccato di questo vizio eminentemente epicureo e colpevolmente improduttivo che è la lettura.
E la lista dei mezzi di trasporto?, non è uno spettacolo anche lei? Ci sono proprio tutti - pure il jet! - , così che l’inesperto lettore, ancora intimorito e poco avvezzo all’etichetta consona al suo nuovo status, non rischi di ritrovarsi, per esempio, sul filobus invece che sull’autobus, in preda a dilemmi del tipo: “Son sul filobus. Oddio: sarà il caso che legga anche qui, o forse è meglio di no?”.

Sorrido anche per quel conclusivo, ambiziosissimo “durano tutta la vita”. Sì, perché, con il senno di poi, bisogna dire che gli Oscar sono celebri per quel temutissimo STIOK! che precede lo smembramento del volume, così che ci si ritrovi con un pezzo di libro nella mano destra e uno nella mano sinistra: evento frequente, specie quando ci si accinga a sfogliare un esemplare che abbia una certa età, soprattutto se ha doppiato il capo dei vent’anni di onorato servizio.
Probabile che questo “Jules e Jim” esali l’ultimo respiro tra le mie mani. Ma è bello, bellissimo così.
Concludo non a caso con questo passo di Erri De Luca - che io trovo stupendo, e che tra l’altro è in perfetta sintonia con lo spirito di questo blog - , citato da Giancaspro, che è un inno d’amore ai libri usati, ma, soprattutto, ai libri liberi: ovunque per tutti e di tutti. Vivi.

«Leggo gli usati perché le pagine molto sfogliate e unte dalle dita pesano più negli occhi, perché ogni copia di libro può appartenere a molte vite e i libri dovrebbero stare incustoditi nei posti pubblici e spostarsi insieme ai passanti che li portano dietro per un poco e dovrebbero morire come loro, consumati dai malanni, infetti, affogati giù da un ponte insieme ai suicidi, strappati dai bambini per farne barchette, insomma ovunque dovrebbero morire tranne che di noia e di proprietà privata, condannati a vita in uno scaffale.» (Erri De Luca, Tre cavalli, p. 18)

***
Giudizio: ★★★

Un salto in libreria:
“Leggere nuoce gravemente alla salute”
“E l’ottavo giorno creò il libro. Una fiaba”
“L’odore dei libri. Fiabe e racconti per bibliofili”

13 chiacchiere

Maurizio2 scrive: Rispondi 2 novembre 2008 - 20:36

Mi piaceva di piu’ “Le chiacchiere stanno a zero” di “Silenzio….’ Soprattutto i tre puntini danno un che di tenebroso al tutto…..e poi, ammetto, ci ho messo un po’ a capire che dovevo cliccare li’ sopra, per accedere a questa finestra….

Passiamo oltre: OSCAR. Il primo libro diciamo cosi’ “da adolescente” che mi fu regalato e’ stato un Oscar Mondadori, anzi due: “I pascoli del cielo” e “La luna e’ tramontata”. Il secondo era nella stessa edizione di quello che mostri tu, mentre “I pascoli del cielo”, essendo stato pubblicato successivamente, era gia’ della serie rilegata un pochino meglio…ma si e’ distrutto anche lui!
La scelta di Steinbeck (e l’inizio del mio tuttora evidente rapporto di dipendenza dalla lettura!) e’ stata generata dalla visione, in tv a tarda sera, di “Furore”: ne parlai a mio padre, che lavorava fuori, ed al rientro a casa a fine settimana mi porto’ quei due volumetti….

barbottina scrive: Rispondi 2 novembre 2008 - 21:13

@Maurizio2: ma che bello anche questo tuo ricordo! A quanto pare gli Oscar hanno davvero rivestito un ruolo fondamentale nello svelare i piaceri della lettura ad una nutrita schiera di adolescenti! Boh, a me sembra tanto “poetica”, questa cosa :-)

PS: tiè, ti ho rimesso “le chiacchiere stanno a zero”, contento? (ti avverto che devi dire di sì per forza! E anche un sentitissimo ringraziamento sarebbe quantomai gradito! :mrgreen: )

vetsera scrive: Rispondi 3 novembre 2008 - 08:45

“Il morbo di Gutemberg” era già nella mia wish list, ma dopo quello che hai scritto non vedo proprio l’ora di leggerlo!
A casa ho parecchi Oscar Mondadori. Da bambina ne ero un po’ diffidente, mi sembravano “vecchi”, ora impazzisco per le pagine giallastre e l’odore di muffa che si portano dietro. :oops:
In particolare ringrazio Giuseppe Antonio Borgese per il suo libro, “La tragedia di Mayerling”, Oscar Mondadori, I Record (ed. marzo 1966), per il quale mi faccio chiamare vetsera!
Cito anch’io parte del’introduzione a I Record.
“I Record sono qualcosa che resta, rappresentano un investimento in beni durevoli: dopo di voi saranno i vostri figli a scoprirli nella vostra biblioteca.
Il lettore vero, il lettore che si distingue, non può mancare di leggere I Record Mondadori” :mrgreen: .

HermioneGinny scrive: Rispondi 3 novembre 2008 - 17:11

Ne ho anch’io qualcuno, giunto fino a me per vie misteriose (sono di terza/quarta mano, regalati dicendomi “dopo buttali pure”, orrore!!!). Sono ingialliti, gli angoli delle copertine “smangiucchiati”…ma sono vissuti, hanno una storia che va oltre il contenuto. La nausea di Sartre mi ha seguito anche al liceo!

barbottina scrive: Rispondi 3 novembre 2008 - 18:43

Decisamente, gli Oscar “datati” hanno un fascino tutto particolare, per tutta quella “vita” che raccontano al di là delle storie che contengono…forse proprio grazie al fatto che si mantengono peggio di tutte le altre edizioni, e che, essendo di “poco valore”, tendono a girare di mano in mano con più facilità lungo il corso degli anni :wink:
E l’odore, poi… Per dire: io ho in casa tutte le novelle e i romanzi di Pirandello in edizione Oscar del 1970 (sono di mia mamma), e “profumano” di cantina, nonostante non c’abbiano mai messo piede! :lol:

@vetsera: bellissimo anche il trafiletto dei Record!!! Boh, sarà che ho appena finito di seguire il corso di Storia del libro e sono in piena fase di deformazione professionale…ma a me piacciono da matti proprio! :mrgreen:

Francesco scrive: Rispondi 8 dicembre 2008 - 20:48

Bello quanto hai scritto in questo post…
“…Probabile che questo “Jules e Jim” esali l’ultimo respiro tra le mie mani…”
poesia per le mie orecchie! :D
ciao

barbottina scrive: Rispondi 9 dicembre 2008 - 20:45

@Francesco: questo post piace particolarmente anche a me! Il fascino dei libri usati e “vissuti” è impagabile, per me è un valore aggiunto alla lettura: per questo non comprendo la possessività così frequente nei confronti dei libri :-)

Francesco scrive: Rispondi 12 dicembre 2008 - 11:37

questi i libri che voglio comprare adesso che vengo in Italia:
1 - “Il colore della luna. Come vediamo e perché” di Paola Bressan, Editori Laterza
2 - “Van Gogh Vincent - Lettere a Theo”
3 - “Van Gogh Vincent - Lettere a Theo sulla pittura”
4 - “Van Gogh Vincent - Lettere a un amico pittore”
5 - “Giancaspro Mauro - Il morbo di gutenberg”
6 - “La porta” di Magda Szabó
7 - un libro sull”astrattismo in particolare sulla fotografia astratta
(non so ancora quale :roll: nel caso avessi qualche consiglio, te ne sarei grato, parto domani, gli auguri te li faccio domani in mattinata :D )
ciao, ti abbraccio

p.s.: io se un libro mi prende, lo trovo “vitale” lo segno, lo pasticcio… ci manca poco che lo mastico… metto tutta una serire di geroglifici i corrispondenza di paragrafi, pagine, che dopo un po’ di tempo non riesco neanche più a decifrare :roll:
ma così me lo assaporo di più!

Francesco scrive: Rispondi 12 dicembre 2008 - 11:44

A volte sono colto da un senso così forte di relatività che solo attraverso l’espressione astratta riesco a mettere a fuoco quello che sento e come lo sento (chi mi capisce è bravo! :roll: )

barbottina scrive: Rispondi 12 dicembre 2008 - 19:10

@Francesco: ho visto alcune delle tue foto “astratte” sul blog, e mi piacciono molto, soprattutto quelle ultime (che se non sbaglio sono radici?) :-)
Così su due piedi non mi viene in mente un titolo sulla fotografia astratta, ma se mi esce te lo dico! Per curiosità, ti segnalo una mostra in corso a Verona fino all’11 gennaio 2009, che si intitola proprio “Fotografia astratta dalle avanguardie al digitale” (maggiori info). Se stai per tornare in Italia magari può interessarti! (ora però sono curiosa: se stai per tornare in Italia, fino ad ora dov’eri? Vivi all’estero o c’eri solo per lavoro?)

Francesco scrive: Rispondi 12 dicembre 2008 - 20:17

Ciao Serena, mi fa piacere che alcune mie espressioni sinaptiche ti siano piaciute, sia ben chiaro che non mi assumo nessuna responsabilità circa certi squilibri elettrochimi che tale immagini possano arrecarti alla corteccia cerebrale… credo sia il caso di specificarlo a chiare lettere nel blog… :lol:

grazie per la segnalazione;

“(ora però …?)”
ecco! Cominciamo con le domande indiscrete… :roll:

non lo sai che noi siciliani siamo sospettosissimi e desiderosissimi della nostra privacy? :mrgreen:

Non etichettiamo nulla e nessuno, ma lasciamoci andare ad un sentire fluido e scevro da ogni condizionamento 8)

ti abbraccio e nel dubbio che domani non possa collegarmi, ti auguro buone feste, ciao

barbottina scrive: Rispondi 12 dicembre 2008 - 22:02

@Francesco: domande indiscrete? Esagerato! Sono indiscrete solo se sei uno 007! Però, vedi, non sapevo tu fossi siciliano :wink:
Grazie per gli auguri, che ricambio. A presto!

Francesco scrive: Rispondi 13 dicembre 2008 - 03:40

Se hai visitato “Visualizza la mia pagina su Corso di Fotografia Digitale” avrai pure visto un’immagine che mi ritrae all’età di un anno, tenero, innocente, non ancora trasformato :lol: così come compaio nella fotina in corrispondenza dei miei interventi qui.
ciao, a presto!

p.s.: ho inserito un link nel blog “Un libro per un sorriso” sotto alla scritta “QUI SI PARLA DI LIBRI” fiducioso che la cosa non ti dispiaccia, mentre dal canto mio la certezza che questa segnalazione possa essere una bella sorpresa per qualche umano che avrà il piacere di visitarti