Björn Larsson, Il porto dei sogni incrociati (almeno nelle intenzioni)

Mica me lo ricordavo che fosse così faticoso, studiare. Ho il cervello tutto incartapecorito (causa prolungato inutilizzo: mea culpa), dispettosamente refrattario all’assorbimento di Sapere. Faccio una fatica che non vi dico, anche perché ho la concentrazione di una Vispa Teresa. Come se non bastasse, in questi giorni coltivo mal di testa come geranei, tenaci e volenterosi, ben più di quanto riesca ad esserlo io (che poi, si dice ‘geranei’ o ‘gerani’? Boh, va bè, secondo me van bene tutti e due).

Ma vado avanti, eh, ci mancherebbe. E con entusiasmo, pure! Perché, vedete, in teoria sono carica, lanciatissima; in pratica, invece, sono retrocessa ad uno stadio neanderthaliano (con tutto il rispetto per l’Homo neanderthalensis, che vedendomi potrebbe, a ragione, offendersi del paragone). Ma confido nel potere salvifico dell’abitudine e dell’allenamento. Anche se son quasi certa che allo scritto di Storia medievale mi presenterò in veste di Dilettante allo sbaraglio. Ma insomma, son esperienze anche quelle!

Per fortuna ho il Marito Ritrovato che mi supporta - e sopporta! - strenuamente, e pubblicamente lo ringrazio di cotanta prodezza (vi ricordate quel tipo che chiamai tempo fa, dicendogli che non andava mica bene che avesse un’altra, anche se io e lui non stavamo più insieme e non ci sentivamo più da un sacco di tempo? Ecco, il Marito Ritrovato in questione è lui. Oggi posso affermare di esser contenta, e tanto, di aver fatto quella telefonata da psicopatica isterica :mrgreen: )

Quello che mi pesa di più, in questi giorni, è il non avere la libertà di leggere quello che mi pare. Non c’ero più abituata. La sera, dopo aver passato le ore con la mente incollata a regni ed imperi medievali e aver fumato troppe sigarette (che io non me lo ricordavo, che quando studio fumo di più. Mi son fatta anche l’avatar tabagista per l’occasione, che volete di più?), ho a malapena la forza di prendere in mano un libro: che riesca poi anche a leggerlo, non è per niente scontato. Capirlo, poi, non ne parliamo.

Immagine di Il porto dei sogni incrociatiTra l’altro, disperdo queste poche energie residue in letture insoddisfacenti. Tipo questa, per esempio. Librescamente parlando, sono tornata in Scandinavia dopo una lunga assenza, memore dei felicissimi incontri con i danesi Jacobsen e Bang. Si vede che nutrivo aspettative viziate. Fatto sta che Larsson, almeno per quanto riguarda questo suo Porto dei sogni incrociati, mi è parso tendente al miserello.

«C’erano giorni d’inverno, a Tréguier, che erano di un grigiore senza vita. In quei giorni ogni rumore pareva rubare spazio al silenzio, l’eco dei passi tra le case risuonava importuno, il cielo era così uniforme che si aveva quasi l’impressione che non ci fosse, la luce del crepuscolo così esangue che si intravedeva appena il riflesso delle cime degli alberi nelle acque vorticose del Jaudy, e tutto non era che nebbia, umidità e sconforto per la maggior parte della gente».

Se Larsson un giorno scrivesse un libro solo di incipit, quasi sicuramente mi piacerebbe un sacco. Sì, perché se c’è una cosa che mi è piaciuta di questo romanzo, questa cosa sono gli incipit dei vari capitoli: delicati, evocativi, come delle piccole marine appena abbozzate. E mi è piaciuta, tanto, quell’insistita ed elementare simmetria nella narrazione, quel cominciare sempre con “C’erano giorni…”, capace di infondere una levità fiabesca ad ogni parola. Da un punto di vista formale, quindi, non c’era male.
Peccato che, in quanto a sostanza, non si sia rivelato all’altezza. Senza esagerare, tirando le somme questo romanzo mi è parso avere la zuccherosità stereotipata di un Harmony e la “spiritualità” plastificata di un Coelho. Tutte caratteristiche che potrebbero anche far la gioia di un lettore, non dico di no. La mia, però, mica tanto.

Quattro personaggi, accomunati dall’insoddisfazione esistenziale e da un’apatica e non meglio identificata “paura della vita” (concetto di per sé tremendamente banale, specialmente se non viene minimamente elaborato, come in questo caso), si lasciano ammaliare dalla leggerezza e dal sorriso di un capitano dagli occhi a mandorla che pare riuscire a vivere nella piena consapevolezza di avere un’unica vita a disposizione, alla quale concedere ogni premura: un personaggio ambiguo, il capitano Marcel, che si definisce “un venditore di sogni” (neanche Coelho, forse, oserebbe tirare in ballo una così fiacca insipidezza nel definire un suo personaggio), che pare così sicuro di sé, così in pace con il mondo e con gli esseri umani…ma lo sarà poi davvero?
Comunque sia, i destini dei quattro frustrati finiranno per confluire in un unico luogo - il porto di Kinsale, in Irlanda - , in attesa di rivedere quel sorriso che pare avere il potere di risvegliare in loro scintille di speranze e di sogni affievolite dalla loro disillusa ed immobile quotidianità: c’è Madame Le Grand, vedova inconsolabile e catalogatrice di vite altrui; c’è il gioielliere Sympson, che cammina con gli occhi bassi e vive solo nel riflesso delle sue pietre; c’è l’ex informatico Nielsen, impaurito e destabilizzato da una libertà inseguita per una vita intera, di cui però non sa che farsi; e infine Rosa Moreno, una fanciulla sbiadita e inconsistente, in assoluto il personaggio più insulso e meno riuscito (non che lo siano granché nemmeno gli altri, eh).
Non vi svelo il resto, perché non c’è proprio niente di interessante da svelare (oops! forse non dovevo svelarvi nemmeno questa assenza di cose da svelare! ;-) ). Ci sono libri che, se anche non ti sono piaciuti, ti fanno dire “son contenta di averlo letto”; e ce ne sono altri che invece, leggerli o no, fa lo stesso. Questo qui, per me, faceva lo stesso. Ecco.

***
Giudizio: ★★
Letto per le sfide: viaggi & viaggiatori - della Scandinavia

Un salto in libreria:
“Il cerchio celtico”
“Il segreto di Inga”
“La vera storia del pirata Long John Silver”

7 chiacchiere

Maurizio2 scrive: Rispondi 12 novembre 2008 - 07:10

Analisi condivisibile; anche il “voto” finale, non del tutto lusinghiero; effettivamente un po’ troppo melenso, con il Capitano Coraggioso a fare da Motore Immobile delle vite altrui….una opera minore, senza dubbio, forse anche trascurabile, ma la penna è anche qui eccellente!

Peccato che tu abbia iniziato a leggere Bjorn Larsson da questo libro…..L’Autore de “la vera storia del pirata Long John Silver” unisce alla maestria e leggerezza di questo Larsson una efficacia infinitamente maggiore: ed è di QUEL Larsson che mi sono innamorato; ed è quella la mano che sto cercando di ritrovare nelle sue opere successive…….
Sinora, però, solo “L’occhio del male” e, parzialmente, “Il segreto di Inga” mi sono parsi del tutto riusciti.

Maurizio2 scrive: Rispondi 12 novembre 2008 - 07:21

A proposito di incipit:
Ho appena terminato di ri-leggere, dopo molti anni, “Mondo alla rovescia”.
Questo penso sia purtroppo l’UNICO libro di Christopher Priest pubblicato in Italia; Priest è l’autore anche del romanzo da cui è stato tratto il bel film di Chritopher Nolan “The Prestige”.

Giustamente famoso l’incipit di questa pietra miliare della fantascienza inglese degli anni ‘70.

“Avevo raggiunto l’età di seicentocinquanta miglia”.

Un chiaro invito alla prosecuzione della lettura…..

barbottina scrive: Rispondi 12 novembre 2008 - 12:22

Purtroppo capita spesso di chiudere i ponti con un autore solo perché si è avuta la sfortuna di conoscerlo tramite un libro “sbagliato”… Di solito però sono propensa a concedere una seconda possibilità (tranne rare eccezioni, come per esempio la Nadine Gordimer, per dire), ed è quello che probabilmente farò con Larsson e il suo John Silver… pur forzando un po’ la mia istintiva riluttanza nei confronti delle narrazioni “marinaresche” :-)

Maurizio2 scrive: Rispondi 12 novembre 2008 - 13:51

Larsson è un amante del mare e lo si capisce sia dalla sua biografia (ha venduto la casa e abita in una barca) che dalle sue pagine: “Il porto….”, “Il cerchio celtico”,”il segreto di Inga” (e “la saggezza del mare”, che non ho ancora letto, ma visto l’argomento…..) sono legati a filo doppio con la marineria; invece, paradossalmente, è meno marinaretto “Long John Silver”: mi ha ricordato più il miglior Conrad, dove il mare, seppur sempre presente, sta un po’ più sullo sfondo, lasciando la luve dei riflettori sulle vicende umane…..
“L’occhio del male”, anch’esso piuttosto bello, si svolge sulla terraferma, in Francia….terrorismo, azione, razzismo….una storia che potrebbe essere stata partorita da John Le Carrè

Della Gordimer non ho mai letto niente; di sudafricano mi sono limitato, sinora, a quattro - cinque libri di J.M.Coetzee (mediamente belli, invero, con punte di eccellenza per “Vergogna” e “Aspettando i barbari”): dal tuo commento non sembra che mi consigli di affrontare a breve questa signora!

Ivy scrive: Rispondi 12 novembre 2008 - 22:04

Ciao, è da un po’ che non tornavo da queste parti e devo dire che leggere i tuoi post mi ha coinvolta molto.
La vicenda del “marito ritrovato” è bellissima… io non avrei mai trovato il coraggio di fare una telefonata simile, ma tu sì e adesso ti godi la tua felicità! Lo vedi che essere passionali non è un difetto? …anzi! Spesso siamo noi super razionali e riflessivi che ci perdiamo molte cose (checce voi fà, siamo fatti così).
Oltre a ciò, volevo anche segnalarti che ho scritto la recensione di un libro che mi hai regalato, e di cui ti ringrazio ancora perchè mi è piaciuto tanto! La puoi trovare sul mio blog.
Un bacio!

barbottina scrive: Rispondi 13 novembre 2008 - 12:00

@Maurizio2: la Gordimer io proprio non la sopporto, senza sfumature. Tanto di cappello per il suo impegno di una vita contro l’apartheid, ci mancherebbe altro, ma secondo me scrivere non è proprio il suo forte (nonostante questo è stata “incensata” con il Nobel per la letteratura: una scelta che immagino sia stata dettata dalla necessità di una premiazione “politically correct”, non dal riconoscimento delle sue doti di scrittrice).
Ho detestato il suo stile inutilmente ostico e artificioso, e i suoi racconti non mi hanno trasmesso niente - né indignazione, né rabbia, né emozione, né curiosità…niente! Li ho trovati di una noia mortale, privi di qualsiasi comunicatività. Credo che nessun altro autore mi abbia mai provocato un rifiuto così radicale!

….però secondo me faresti bene a provare comunque a leggerla…non si sa mica mai! (ma ti consiglio di evitare accuratamente la sua ultima raccolta di racconti “Beethoven era per un sedicesimo nero” :wink: )

@Ivy: hai fatto proprio bene a segnalarmi la tua recensione! Anche perché, con l’età che avanza e il numero di libri regalati che cresce, mi capita di non ricordare neanche più a chi li ho regalati… :oops:
Per quanto riguarda la telefonata…. Il dovere di cronaca mi impone di “confessare” di averne fatte altre, nella vita, di telefonate del genere: tutte con esito catastrofico! :lol: Però non me ne sono mai pentita: mi sono sempre servite per rendermi conto di quanto effettivamente l’altra persona tenesse a me :wink:

Daria scrive: Rispondi 16 novembre 2008 - 17:46

Ciao Sere!!! E’ tanto che manco di qui ma sono impegnatissima, tu puoi capire bene visto che tra le altre cose in comune abbiamo la fusione quasi completa dei neuroni a causa dello studio! Dal post vedo che, lettura deludente a parte, le cose vanno bene, mi fa piacere soprattutto per il Marito ritrovato, seguire un istinto, anche se folle, ha dato degli ottimi frutti!! Un bacione