«Se la vita non ti sorride, falle il solletico»

La frasetta che fa da titolo è troppo geniale per essere mia. L’ho vista sfrecciare fuori dal finestrino del treno, ieri, graffita su una di quelle barriere anti-rumore tutte tempestate di silhouette di rondini, e ho riso io, al posto della vita. Secondo me è grandiosa (la frase. non la vita. ovviamente).

Ora: ieri, dopo averla letta, ho provato a metterla in pratica. Ho sfoderato il mio sorriso migliore, ho atteggiato le mie manine sante in posizione-solletico e mi son data da fare. La Vita, per tutta risposta, non si è scomposta di un millimetro; in compenso mi ha squadrata con aria commiserativa, poi, con piglio austero, mi ha cortesemente rivolto la seguente domanda retorica: «io vorrei sapere che cazzo ridi» (scusatela: è una Vita necessariamente scurrile). E fine lì. Ci son rimasta un po’ male, ma in fondo, come darle torto.
Per cercare di scrollarla un po’ dal suo malinconico torpore, infatti, ieri le ho fatto questa proposta: «Vita, perché oggi non ci rechiamo allegramente in segreteria di Lettere e Filosofia per vedere come sta messa la nostra carriera universitaria? Non avevamo detto di provare a rituffarci nello studio matto e disperatissimo? E allora, dai: animo!». Non l’avessi mai fatto :| .
Non vi sto ad annoiare con gli insondabili dettagli che caratterizzano tali oscure dinamiche accademiche: vi basti sapere che dai 108 crediti che avevo, me ne son vista riconoscere 42 (argh! Confesso che ho vacillato: sono una miseria). Me la sono cercata, senza dubbio: a forza di salti mortali, devo aver mandato in tilt il Consiglio di Facoltà. In realtà ci sono un sacco di cose che proprio non mi tornano, ma so con certezza che l’intraprendere uno di quegli estenuantissimi pellegrinaggi di ufficio in ufficio per cercare di migliorare la mia situazione, ora come ora, mi toglierebbe definitivamente anche il più minuscolo granello di voglia di rimettermi a studiare. E quindi, ok. Accogliamo con filosofia questa vertiginosa retrocessione, salutiamo di buon grado svariati 30elode, e stop. Ricominciamo, pur senza alcuna motivazione plausibile.

La mia idea è quella di cercare di convertire questa inaspettatissima batosta in qualcosa di positivo: che so, tipo l’illusione di un Nuovo Inizio. Oggi ho diligentemente ratificato il tutto pagando la prima rata di tasse, e lunedì iniziano le lezioni. In questo mare di perplessità, c’è un’unica, indiscutibile certezza: questa è l’ultima chance che mi concedo. L’ultima.

Il primo passo della mia nuova vita da fuori corso (anche se burocraticamente parlando non lo sono: mi avvio ad entrare nel mio secondo anno - in corso! 8O - di Storia e tutela dei beni artistici) è consistito in un acquisto ad alto tenore intellettuale: la Smemo. Non contenta, mi sono anche comprata una parure di quadernoni con le copertine più grulle che son riuscita a trovare.
Credo che il termine tecnico per definire tutto ciò sia: “sindrome da regressione adolescenziale acuta“. Ma il mio rifiuto nei confronti di qualsiasi tipo di “crescita” è ormai talmente acclamato da rendere superflua ogni ulteriore riflessione al riguardo. Vorrei solo che la vita tollerasse di questi anacronismi. E invece no. La mia non soffre più nemmeno il solletico. Figuriamoci.

Sarò sincera: non sono ottimista. Mi guardo dentro e non c’è traccia di entusiasmo. E questo è decisamente male, per me che senza entusiasmo soffoco e sono incapace di compromessi. La causa più probabile è la mia cara depressione, che, se di solito mi pedina avendo cura di mantenere una distanza di sicurezza, da qualche settimana a questa parte mi tiene d’occhio da più vicino: ricominciano le lusinghe del non-senso, del vuoto; i pensieri fanno acqua da tutte le parti e l’anestesia avanza, congelando ogni sensazione.
Il buono dell’avere alle spalle anni di inferno sta nel fatto che ci sono più probabilità che riesca a contrastarla, a “tenerla buona”, a ricacciarla nell’ombra fino a nuovo ordine.
Come se fosse qualcosa di estraneo a me stessa. E invece sono io.

Si vedrà.

10 chiacchiere

Ivy scrive: Rispondi 26 settembre 2008 - 23:15

Ciao, non sai quanto mi ritrovo nelle tue parole, spesso quello che scrivi mi fa venire le lacrime agli occhi… mi è stato detto molte volte che “penso troppo”, sarà capitato anche a te, no? Sarà per questo che non si riesce a vedere la vita in rosa: troppe domande che non trovano risposta, troppe riflessioni che lasciano spiazzati.
Che dire, io di mio cerco di non farmi trascinare dalla trappola della nostalgia e dei ricordi, anche se non è per niente facile. Trovare i “colori”, le passioni per cui vale la pena vivere è un compito arduo, ma che dà soddisfazioni!
Ok, ora la smetto di straparlare! :P
Baci, Ivy

Camillo scrive: Rispondi 26 settembre 2008 - 23:33

Mhm… ho letto e sono in ansia io per te!
Sapendo cosa mi riserverà la vita universitaria mi spaventa, ma sarei un vigliaco a non intraprenderla!
Ad ogni modo a casa mia si dice : Non devi fare il pessimista!
E io ti consiglio proprio questo.La vita non sorride mai a tutti, certo, ma solo per un pò di tempo! Prima o poi dovrà per forza trovarti simpatica da regalarti un piccolo sorriso, come fai tu con noi attraverso i libri.
Quindi ti dico grazie Serena, ma soprattutto buona fortuna per tutto! Anzi sfortuna , ke la fortuna non si augura! :P

PS: Cm è bello il Mac (sebbene si veda poco)… Lo voglio anke io!!! :oops:

Maurizio2 scrive: Rispondi 27 settembre 2008 - 09:09

Un chiarmentoi:
io sono da anni ormai lontano dall’Università (ai miei tempi non c’era il sistema dei “crediti”, neanche a scuola) ma i numeri sono il mio pane e li capisco: 108 => 42 corrisponde al 40% scarso; cosa sono, ’sti crediti, a scadenza come il latte? O sono relativi a precedenti esperienze che non c’entrano niente con quello che vorresti fare adesso e dunque irriconoscibili/inconvertibili? (tipo un biennio ad ingegneria chimica…..)

Maurizio2 scrive: Rispondi 27 settembre 2008 - 09:18

La surreale espressione “fare il solletico alla vita” mi ha fatto venire in mente un divertente modo di dire romagnolo, altrettanto surreale:
“Piotòst che gnit, l’è mej piotòst”. La frase rasenta la follia, sia dal punto di vista dell’analisi logica che grammaticale, ma è assai espressiva!

Per chi necessitasse di traduzione:
“Piuttosto che niente, è meglio piuttosto”

HermioneGinny scrive: Rispondi 27 settembre 2008 - 09:51

Buttati nello studio, cerca di conoscere nuovi compagni, scegli i corsi dopo attenta valutazione, scrivi, leggi…se la bestia si avvicina troverà il ponte levatoio della tua mente affollato!
@Maurizio2: i crediti sono come i bollini del supermercato…se non ne hai 180 non ti puoi laureare. Ecco, manca solo la tessera per la raccolta punti, ma il concetto è quello…che amarezza!

Maurizio2 scrive: Rispondi 27 settembre 2008 - 10:17

Ai miei tempi era più lineare: c’erano esami di tipo A (obbligatori sul piano nazionale, che dovevi superare per poter diventare ingegnere), quelli di tipo B (obbligatori a livello di facoltà) e quelli di tipo C (a scelta degli studenti, tra alcune opzioni equivalenti); in totale 29 o 30 annualità su cinque anni. E li dovevi superare tutti. Infine una tesi finale, compilativa o sperimentale. STOP.
Probabilmente per fronteggiare un calo delle “vocazioni” a seguito dei continui disincentivi allo studio proposti dagli sciagurati governi che abbiamo subito in questi ultimi 20 anni (e dunque per salvaguardare i livelli occupazionali dei docenti) è stato introdotto anche a Ingegneria il sistema del 3+2, che mi sembrava (e continua a sembrarmi) una cazzata, perlomeno in questo tipo di formazione accademica……

E’ anche questione di serietà: io, in quinta liceo, ricordo di aver ricevuto la visita solo di un ufficiale dei paracadustisti di Pisa, in cerca di proseliti tra i diciottenni, ma non certo di assistenti o docenti universitari che invitassero ad iscriversi da loro perchè “il corso di studi è più semplice….” o “…le tesi non sono più i mattoni di una volta….ve la cavate con poco….”

Daria scrive: Rispondi 27 settembre 2008 - 12:16

Sere sono d’accordo con HermioneGinny, se poprio non riesci ad alzare il ponte levatoio almeno affollalo, piazzaci sopra studio, lettura, qualsiasi cosa possa riempire un pochino il tuo tempo, le chiacchiere con gli amici, “virtuali” o veri che siano…insomma quello che preferisi purchè si riempia ostacolando l’incedere della bestiaccia!
E poi pensa una cosa, io non soffro il solletico ma ci sono soltanto dei piccoli punti che mi fanno ridere tantissimo, è diffiile trovarli e sono spesso mutevoli ma quando capita che qualcuno riesce a beccarli non mi fermo più, magari è solo questo bisogna trovare i punti giusti dove “solleticare” la vita per ottenere qualche risultato! Anch’io sono da sempre molto pessimista ma questa frase voglio ricordarmela, magari ci provo anch’io!
Per l’università credo di aver capito che hai effettuato un passaggio di facoltà e ti sono stati riconosciuti pochi crediti, effettivamente deve essere frustrante vedere disperso e vanificato il lavoro di tanti anni ma non rimurginarci su, se ti va ti do una mano, ci rimbocchiamo le maniche per recuperare, pensa un po’ che io nell’effettuare un cambio, per di più tra due facoltà che in comune hanno poco o niente, ho rifiutato persino i crediti a scelta, volevo solo chiudere quel capitolo in fretta senza portare con me nulla di quella esperienza e se ci penso adesso mi viene da sorridere, in fondo quei miseri crediti aa scelta mi avrebbero fatto comodo visto che ora devo trovare un modo per racimolarli!
Magari se ci diamo una mano e un po’ di carica a vicenda i risultati ci saranno! Un abbraccione!

P.S. la Smemo e i quaderni sono carinissimi, in particolare l’agenda mi ricorda il periodo del liceo, in quegli anni il “diario” per me era fondamentale, riempivo la mia Smemo di disegni e scritte colorate!

@Maurizio: effettivamente questa riforma è effettivamente ridicola, il sistema dei crediti pretendeva di metterci in riga con il resto d’Europa, di permettere ai ragazzi di inserirsi prima nel mondo del lavoro grazie alla laurea triennale ma nei fatti è solo una perdita di tempo, con la laurea triennale hai la possibilitò di fare le stesse identiche cose che potevi fare con il diploma con la differenza che fuori alla porta di casa, se mai si riuscisse ad averne una propria e non dei genitori, si può scrivere DOTTORE sulla targhetta, senza contare tutti i corsi di laurea nati dal nulla dopo la riforma e che concretamente non servono a nulla nemmeno dopo la laurea specialistica!

barbottina scrive: Rispondi 27 settembre 2008 - 15:14

Tornare da lavoro e trovare i vostri commenti mi ha fatto di un bene che non vi immaginate: grazie a tutti, di cuore! :D

@Ivy: capita anche a me di sentirmelo dire, eccome! Spesso mi ritrovo a desiderare sopra ogni cosa un interruttore che mi spenga i pensieri, giusto il tempo di riprendere fiato. Mancanze, sensi di colpa, rimpianti, insicurezze…è tutto un turbinare di sterilità, un girare a vuoto intorno al niente assoluto. Ma hai ragione quando parli della soddisfazione del riuscire a trovare uno spiraglio attraverso cui ritrovare il sorriso e l’entusiasmo. Non è facile, no: ma è proprio questo che, probabilmente, rende tutto così intenso…nel male, ma anche nel bene. E’ un particolare che cerco di non dimenticare mai :-)

@Camillo: la vita universitaria sa anche dare enormi soddisfazioni (almeno, a me le ha date in passato), basta tuffarcisi con la giusta motivazione, curiosità e…anche tanta pazienza! :wink: Cercherò di tenere a bada il pessimismo, prometto! PS: ti piace il Mac, eh? Lo credo bene: la classe non è acqua! :mrgreen:

@Maurizio2: quando mi sono immatricolata (secoli fa) vigeva ancora il vecchio ordinamento di cui parli, quello in cui i corsi duravano un intero anno accademico - non 30 ore come adesso - e di conseguenza c’era spazio per un reale approfondimento. Si doveva dare degli esami, non “raccogliere punti”. Ma tu lo sai che i “crediti” si basano sulle ore di studio? Ciò significa che i professori non sono più neanche liberi di assegnare le bibliografie in base alla qualità del materiale: devono solo stare attenti a non “sforare” in quanto a numero di pagine. Ti rendi conto?!
Ricordo che in passato ci ritrovavamo a dover studiare anche una dozzina di testi per sostenere un esame, ma alla fine si padroneggiava la materia, e c’era un reale arricchimento. Ho ancora memoria di lezioni illuminanti, in cui alla fine l’intera aula applaudiva, estasiata; adesso la maggior parte dei corsi si riduce ad un’infarinatura che ha per base i manuali del liceo. In una facoltà umanistica, lezioni del genere sono quanto di più frustrante: e ciò impedisce non solo il sorgere della passione verso ciò che si studia, ma riesce anche a prosciugare entusiasmi già esistenti. E’ oggettivamente una cazzata, concordo.
ps: bellissima l’espressione romagnola!!! :D

@HermioneGinny: è proprio ciò che vorrei: far sì che lo studio arrivi ad assorbirmi come in passato, quando mi faceva sentire “viva” e mi gratificava, così da lasciare meno spazio possibile ai “cattivi pensieri”… E’ dura eh, perché sono anni che non studio, e l’allenamento mentale in questi casi conta molto, secondo me. Ma insomma, ci si prova! :-)

@Daria: “volevo solo chiudere quel capitolo in fretta senza portare con me nulla di quella esperienza“: è una frase che potrei aver scritto io riguardo al mio passato universitario! Ho passato mesi a pensare che una bella tabula rasa sarebbe stata la soluzione migliore: ripartire da zero, chiudere con un passato dispersivo e incostante senza portarsi dietro zavorre che me lo avrebbero ricordato ad ogni passo. Quindi, basta rimuginarci: a ben vedere, il mio desiderio è stato praticamente esaudito. Elaborato lo shock, è ora di rimboccarsi le maniche e rimettersi in gioco, decisamente (e grazie grazie grazie per il sostegno, davvero :D )

Nuvolette scrive: Rispondi 29 settembre 2008 - 09:56

posso unirmi al club di chi pensa troppo? :wink: Da una parte è una gran fregatura farsi tante domande e paranoie, ma dall’altra è anche vero che un approccio superficiale non sarebbe nel mio dna… Non sono capace di vivere alla giornata e prendere le cose come vengono!
In tutto ciò però vengo aiutata da un’indole tendenzialmente molto ottimista, non riesco a stare depressa per più di 24/48 ore, di cose belle ce ne sono talmente tante che basta guardarsi intorno con lo spirito giusto :D

barbottina scrive: Rispondi 29 settembre 2008 - 17:34

@Nuvolette: hai ragione! E’ lo “spirito giusto” che spesso latita…non certo le “cose belle” :wink: