Le cose buone di questi 3 giorni festivalieri

* Emanuele Severino, un Grande Vecchio dal fascino eccezionale. Durante la sua lectio magistralis piazza Grande era strapiena, non c’erano più neanche posti in piedi (e già questa è una cosa che emoziona). Io ho capito un quarto di quanto ha detto, com’era prevedibile (non perché non si sentisse, ma proprio perché non c’arrivavo: nel caso aveste dei dubbi in proposito. Ma non credo), ma l’ho ascoltato in estasi, ipnotizzata dalla sua voce grave e dalla sua classe e dal suo ingegno e dal suo eloquio lento e sicuro e dal suo volto intenso proiettato sullo schermo gigante (tra l’altro ora ha i capelli più lunghi, ed è se possibile ancora più bello). Io quest’uomo qui lo voglio come marito, o come fidanzato, o come zio, o come babbo, o come nonno - pensavo mentre parlava. Per un’oretta, ve lo confesso, son stata innamorata. Talmente innamorata, da farmi venire la voglia impellente di leggermi diligentemente i tre volumi della sua Storia della filosofia che ho in libreria da tempo immemorabile. Ma siccome sono una femmina proverbialmente volubile, il buon proposito è già sfumato. Però vi prego di credermi: è stato un amore fugace, ma ardente (la foto non è mia eh. Se gli fossi arrivata così vicino, probabilmente avrei trovato il coraggio di dichiararmi e ora non sarei qui a raccontarvi di quest’amore platonico perché saremmo già fuggiti insieme, io e lui, e ci staremmo librando incontro ad un futuro magari non tanto lungo, e forse neanche granché comunicativo…ma interessante. Sicuramente interessante. Almeno per me. Per lui così così).

* La signora proprietaria del b&b dove alloggiavo, che era proprio uno spettacolo di donna, e che ogni mattina a colazione mi diceva: “Mi raccomando non lasciare niente, che è peccato buttarle, che son tutte cose fatte dal fornaio fresche fresche. Quelle che non mangi portatele via per merenda!“. E allora io ogni giorno obbedivo, e mi ritrovavo con una “merenda” di cinque o sei panini freschi e tre o quattro dolcetti, la qual cosa, se anche avrà attentato alla mia già pregiudicata silhouette, mi ha fatto risparmiare un sacco di euri (il fatto che io abbia quasi trent’anni ma nonostante questo ispiri ancora la sollecitudine materna di una perfetta sconosciuta circa la mia “merenda”, mi dà un po’ da pensare. Ma insomma).

* Il signore norvegese - ospite anche lui del b&b - con cui mi son ritrovata a far colazione una mattina chiacchierando un po’ in inglese, e che mi ha chiesto se conoscevo il libro “Il mondo di Sofia. Romanzo sulla storia della filosofia” di un autore norvegese che a lui era piaciuto tanto, e io gli ho risposto che sì, lo conoscevo ma non l’avevo letto, e allora poi m’è venuta la voglia sconsiderata di andare da Feltrinelli a comprarmelo e siccome sono tremendamente irresponsabile ho finito tutti i soldi con un giorno e mezzo d’anticipo e menomale che c’era la signora proprietaria del b&b che mi appioppava quelle merende pantagrueliche altrimenti io eran quasi due giorni che non mangiavo (e chi mi conosce sa che sarei perita nel giro di tre ore. Forse anche due e mezzo).

* I distributori di paginette, che ora vi spiego cosa sono. Praticamente, ogni “lezione magistrale” tenuta nell’ambito del Festivalfilosofia viene, di anno in anno, trasformata in un piccolo libretto rilegato, da rileggere con calma e conservare: questi libretti si chiamano appunto “paginette”. Poi: avete presente i distributori automatici di bevande e merendine? Ecco. I distributori di paginette sono uguali, solo che, invece di un mokaccino o di un Kinder Bueno, queste macchinette qui vi sputano fuori una lezione tascabile di filosofia (tipo “Chi più sa, più soffre. La ‘vanità’ e il valore del sapere nell’Ecclesiaste“, o “Il sapere delle cattedrali. Il Duomo di Modena e la rivoluzione romanica“, o ancora “Uomini, animali e piante. Per una lettura non antropocentrica della Bibbia“, rispettivamente di Gianfranco Ravasi, Antonio Paolucci e Enzo Bianchi. Giusto per dirvi quelle che son riuscita a comprarmi prima di finire i soldi per colpa del signore norvegese di cui sopra).
Allora, ditemi voi se non è una cosa entusiasmante. Per me sì: ogni volta che infilavo le monetine e ne sceglievo una, mi emozionavo. Ma provate, voi. Provate. A ritrovarvi alle otto di una sera di settembre in piazza Grande, tutti avvolti in una struggentissima “ora blu”, e vedervi lì a due passi la mole di quella meraviglia che è il Duomo di Modena, con tutti i suoi esseri fantastici scolpiti ovunque, e a scegliere la vostra paginetta dal distributore automatico, al posto dei crackers. E vediamo se non vi emozionate anche voi, vediamo.

* Il reading di “favole filosofiche” di Ermanno Bencivenga, il più istrionico tra tutti i partecipanti al Festival. Il chiostro della biblioteca Antonio Delfini gremito fino a mezzanotte e tre quarti. Io che per una volta tanto capisco tuttissimo di ciò che viene detto (e questo mi fa inevitabilmente dubitare circa le reali competenze e professionalità di Bencivenga). Sfortuna ha voluto che nel chiostro fosse allestito anche un mercatino di libri filosofici che mi ha aiutato ad ingannare l’attesa e in cui sono tornata di soppiatto anche la mattina dopo.
Colpe di cui mi sono macchiata: “Meglio non essere nati. La condizione umana tra Eschilo e Nietzsche” di Umberto Curi (della serie: buttiamo giù le premesse per un autunno all’insegna dell’ottimismo) - “In principio era la meraviglia. Le grandi questioni della filosofia antica” di Enrico Berti (della serie: dimostriamo di avere buone intenzioni) - “Un’etica del lettore” di Ezio Raimondi (della serie: niente, mi piaceva e l’ho preso) - “Paesaggi sublimi. Gli uomini davanti alla natura selvaggia” di Remo Bodei (della serie: Bodei è un divulgatore alla mia portata e il tema mi interessa tantissimo) - “Duomo di Modena. Il tempio degli uomini liberi” di Dario Fo (della serie: i volumi della Franco Cosimo Panini sono oggetti del desiderio, a prescindere dal contenuto. Se poi consideriamo l’ammirazione viscerale che nutro per il Duomo di Modena, allora capirete che non potevo mica lasciarlo lì, eh).

* La lezione di Jean-Luc Nancy, durante la quale il mio cervello si è ammutinato. Ho ricordi comprensibilmente confusi di quel momento, dell’attimo in cui Jean-Luc ha affermato qualcosa tipo “l’immagine inimmaginabile e primordiale coincide con un paio di labbra socchiuse, siano esse di una ferita, di una vulva o di una bocca“: è stato allora che il mio cervello mi ha educatamente sussurrato Ok, ci si vede dopo eh. Ma non te lo assicuro. Avete presente quella mitica puntata dei Simpson in cui Homer visita la fabbrica di sidro e incontra Ned Flanders, e ad un certo punto il suo cervello gli dice “Ok, tu puoi restare: ma io telo!“, e lo abbandona lì come un fantoccio senza vita? Ecco, uguale uguale proprio!

* Il primo giorno, che alle sette di sera sono salita in camera con l’intenzione di darmi una rinfrescata veloce e ho pensato “mammamia come son stanca. Ora quasi quasi mi sdraio un attimo prima di uscire“, e mi son risvegliata dodici ore e mezzo dopo, perdendo una delle lezioni a cui tenevo di più (quella di Galimberti), e numerose altre. E il chiosco che vendeva fantasie di bevande equosolidali dai nomi fiabeschi, proprio davanti al portone del b&b: ogni sera rientravo in camera con il mio bicchierone fumante di Rugiada delle fate, una tisana corroborante a base di rooiboos (un arbusto africano conosciuto anche come ‘tè rosso’) e cannella. Eran momenti dolcissimi (e sì che io le tisane non le zucchero nemmeno!).

* Ultima ma non ultima, la visita al Museo della Figurina, un piccolo scrigno di meraviglie. Mi sono persa tra album e immaginette di ogni stile, tempo e argomento: dalla “fisica divertente” agli abitanti del mondo, dagli animali selvaggi ai pesci, dalle città fantascientifiche alla Divina Commedia, dalla storia alla geografia, agli uomini illustri, ai santi patroni, ai proverbi, e chi più ne ha più ne metta. Menzione d’onore per la collezione Liebig (il celebre estratto di carne): oltre 1800 serie di figurine sfornate tra la fine dell’Ottocento e gli anni Settanta del Novecento. Vere e proprie opere d’arte in miniatura, testimoni di un mondo infinitamente più ingenuo che non ho potuto fare a meno di osservare con un misto di meraviglia e sentimentalmente acritica nostalgia.

***

Mi spiace non essere in grado di descrivervi l’atmosfera che si respirava. Modena era tutta intrisa di un fermento intellettuale allegro e spensierato, che si infilava nei bar, sotto i portici, nelle piadine tra lo stracchino e la rucola, sulle panchine dei giardini pubblici, nelle stradine più strette e nascoste: ovunque. Senza spocchia, senza pedanteria. Alla portata di chiunque avesse il desiderio di sedersi ad ascoltare, semplicemente.
Io, per dire, li avrei abbracciati tutti, i pensionati “ruspanti” che ho avvistato tra la folla: arrivavano con le loro biciclette sgangherate, decisi a smaltire il pomeriggio in maniera diversa dal solito; si accomodavano, curiosi, e chiedevano Chi c’è dopo?. E se gli rispondevi, per esempio, C’è Marcel Detienne che parla della mito-ideologia nazionale e il suo mistero in una prospettiva comparativa, loro ti ringraziavano soddisfatti e aprivano il giornale, in fiduciosa attesa, anche se magari sentivano nominare Detienne per la prima volta. Io non ero poi così diversa da loro: ma nessuno, né io né loro, rischiava di sentirsi “fuori posto”.

Ripensandoci, sapete cosa mi piacerebbe poter fare? Mi piacerebbe condensare quest’atmosfera in un guanto, con cui sfidare la presunzione di chi - e sono tanti - considera la cultura e il “sapere” alla stregua di una tracontante Torre d’Avorio destinata ad un’élite infarcita di arroganza e superbia, sterilmente vanesia e autoreferenziale. Se la filosofia nasce dalla meraviglia, allora è più “nostra” che loro. Riprendiamoci il nostro diritto allo stupore: uno stupore genuino, che non nasce da paludati intellettualismi, quanto piuttosto dall’elementare e sprovveduta meraviglia di percepirsi vivi, qui e ora. E’ sufficiente per accedere a tutto il sapere del mondo. E sorridiamo quando non capiamo qualcosa, perché significa che abbiamo ancora un sacco di cose nuove da scoprire.

Fine della sparata enfatica. Però bisognava proprio che la facessi uscire ;-)

13 chiacchiere

Maurizio2 scrive: Rispondi 24 settembre 2008 - 00:11

Allora, ti sei divertita, a quanto pare!
Tra tutti i nomi che hai citato ne conosco uno solo: Ezio Raimondi, che è stato professore di mia moglie all’Università che decanta come un grande…..Credo di avere anche un suo libro (promosso dalla sezione “libri di scuola” a quella “libri seri”) che si chiama “Il romanzo senza idillio”.

L’altra cosa che conosco è il roiboos: è un tè a tutti gli effetti, che mantiene il “corpo” del tè pur essendo deteinato naturalmente (almeno, è quanto promettono i produttori!); io ne prendo spesso, quando ritorno dal Sudafrica, per uso personale e spaccio a parenti&amici….
qui in Italia l’ho visto in vendita, ma in farmacia e dunque a prezzi da rata di mutuo subprime…..
Se mi dai un indirizzo, te ne spedisco un po’….

HermioneGinny scrive: Rispondi 24 settembre 2008 - 12:03

Che bello! Mi hai fatto sognare! :o
“Il mondo di Sofia” mi piace moltissimo, come tutti i libri di Jostein Gaarder, filosofici ma alla portata di tutti.
Buono il tè rosso, io bevo quello della Twi*** (non so se si possono mettere marche :?: ), che si trova al supermercato.

barbottina scrive: Rispondi 24 settembre 2008 - 13:14

@Maurizio2: sì, direi che il bilancio è assolutamente positivo :-)
Ti ringrazio tantissimissimo della proposta di mandarmi un po’ di roiboos! Ti scrivo in privato l’indirizzo :mrgreen: Io l’ho trovato spesso nei negozi di tè sfusi, a dei prezzi anche abbordabili, ma l’idea che tu lo prenda direttamente in Sudafrica mi fa pensare che il tuo abbia un sapore speciale :wink:

@HermioneGinny: certo che si possono citare le marche! A meno che tu non sia una rappresentante Twinings in incognito: in quel caso basta che mi lasci il numero di telefono, così da permettermi di diventare la tua migliore cliente! :lol:

Tu sei di Brescia, dico bene? Conosci il negozio Peter’s Tea House? (l’indirizzo dovrebbe essere piazza del Mercato, 26 - http://www.peters-teahouse.com). E’ una catena di botteghe che vendono tè, infusi e tisane di tutti i tipi, a peso, compreso il roiboos/tè rosso sia naturale che aromatizzato. C’è anche a Firenze, e io ogni tanto mi ci servo, nonostante non sia proprio il massimo in confronto agli altri negozi di tè che ho provato in giro per l’Italia…però, è sempre divertente farci una capatina! :wink:

Daria scrive: Rispondi 24 settembre 2008 - 15:07

Quante cose interessanti in questo post! Prima di tutto mi fa piacere che ti sia divertita, da come ne parli è stata una bella esperienza e mi ha molto incuriosito, da sempre amo la filosofia, ho seguito spesso varie conferenze sull’argomento anche se mi capita qualche volta come a te di non riuscire a capire proprio tutto…ma questa manifestazione si tiene ogni anno?
Magari l’anno prossimo ci faccio una capatina anch’io!
Sfiziosissima l’idea del distributore di paginette, io ci avrei perso davanti almeno una giornata inserendo monetine a raffica!
Poi mi avete incuriosito con il tè, sono una grande consumatrice di quello classico e sarebbe interessante assaggiare quest’altro tipo, mi metterò alla ricerca e ti farò sapere se mi piace!
Intanto inserisco “Il mondo di Sofia” nei libri da leggere, magari posso inserirlo anche nella sfida del continente sconosciuto!

barbottina scrive: Rispondi 24 settembre 2008 - 16:18

@Daria: sì sì, si tiene ogni anno in settembre, e ogni volta con un “tema-guida” diverso. Questa era l’ottava edizione, e devo dire che l’organizzazione, il numero e la qualità degli appuntamenti va sempre a migliorare. Per esempio stavolta in programma c’erano oltre 200 tra “lezioni magistrali” e spettacoli, lungo tutto l’arco della giornata, suddivisi tra Modena, Carpi e Sassuolo (che son lì vicinissimi e collegati perfettamente a Modena con un sacco di trenini regionali). Ti consiglio davvero di farci un pensierino l’anno prossimo, a maggior ragione se ami la filosofia: non potrà che rivelarsi una bella esperienza :D

ps: anche io “Il mondo di Sofia” ho finito per infilarlo come “bonus” nella sfida del continente sconosciuto…Mannaggia a ’ste sfide! :wink:

LauBel scrive: Rispondi 25 settembre 2008 - 08:59

Ciao! quando puoi passa da me che c’è un premio per te…
ps: ho quel pdf ma non ricordo la tua mail… mi scrivi così rispondo direttamente dalla mia? belardelli@gmail.com
bacetti!
ps2: promesso che torno a commentare il post!

Maria Rosa scrive: Rispondi 25 settembre 2008 - 09:38

Bentornata Sere, e grzie di aver fatto vivere un pò anche a me il tuo viaggio filosofico.

:D

HermioneGinny scrive: Rispondi 25 settembre 2008 - 12:08

Non sapevo del negozio, grazie! Mi hai dato l’idea per alcuni regali di Natale (è da un mese che ci sto pensando, mi piace fare le cose con calma :D ).

LauBel scrive: Rispondi 25 settembre 2008 - 18:38

serena, che bell’esperienza! e che idea fantastica i “distributori di paginette”, non l’avevo mai sentita! altro che merendine, sigarette e schifezze varie: dovrebbero esserci inogni città!!! credo sia un’atmosfera unica, quella che hai vissuto a modena… mi hai trasmesso un’entusiasmo incredibile… :D :D :D

barbottina scrive: Rispondi 25 settembre 2008 - 19:14

Son proprio contenta di esser riuscita a trasmettervi un po’ della bella e “calda” atmosfera che mi ha coccolata in quei giorni, davvero! :D

@HermioneGinny: uh che bello che non lo conoscevi! Effettivamente è una buona idea per Natale… In inverno, una bella tisana fumante dagli aromi avvolgenti è difficile che non faccia piacere! :wink:

@LauBel: è verissimo! Non sarebbe affatto una cattiva idea installare distributori di “paginette” anche al di fuori del Festival! Pensa: ogni volta che uno sente il bisogno di un momento di riflessione e raccoglimento o di un “pensiero profondo”…zac! Monetine, e la paginetta è servita! :P PS: bellissimissimo il pdf che mi hai mandato!!!

Camillo scrive: Rispondi 26 settembre 2008 - 15:09

Ciaoooo,
come va? Spero ti sia divertita sul serio.Vorrei partecipare anche io a questo festival.Mi piacerebbe molto ma non posso, è lontano e il tempo me lo impedisce! :|
Serena volevo chiederti anche una cosa:
mi spieghi come funziona aNobii???
Grazie…scusami per averti importunato.Ciaoooo! :oops:

barbottina scrive: Rispondi 26 settembre 2008 - 21:07

@Camillo: eh sì, effettivamente da te Modena dista un bel po’! Da qui al prossimo anno però hai tutto il tempo per farci un pensierino! ;-)

Per quanto riguarda aNobii, la sua funzione principale è quella di potersi creare una “libreria virtuale”: ti iscrivi, e inizi ad inserirci i libri che possiedi (tramite il codice isbn stampato sul retro di ogni libro). Ma la cosa più divertente e stimolante è poter sbirciare nelle librerie altrui, leggere commenti e impressioni, scoprire nuovi libri da leggere e così via! E poi ci sono un sacco di “gruppi” a cui puoi partecipare in base ai tuoi interessi: io per esempio partecipo soprattutto a quello delle “sfide di lettura”, ma ce ne sono per tutti i gusti. Ti consiglio di crearti un account e iniziare ad esplorare tutte le funzioni, così capirai di sicuro meglio di che si tratta! :D

Camillo scrive: Rispondi 26 settembre 2008 - 23:35

@barbottina: Grazie… Sei davvero unica…
Oddio quanto amo leggereeeeeeeee! :twisted: