Stefano Lanuzza, Gli erranti
Non è propriamente un saggio, questo libro, quanto piuttosto una sorta di vademecum, un repertorio, un catalogo ragionato delle maggiori espressioni letterarie ispirate dalle categorie esistenziali dell’erranza e del vagabondaggio. Visto da questo punto di vista, lo considero senz’altro un ottimo strumento: una miniera di spunti di lettura e vaghe suggestioni da cui partire per intraprendere innumerevoli altri viaggi cartacei (l’autore ha solo il merito di aver raccolto questa ingente mole di riferimenti bibliografici, secondo me, perché ogni suo intervento mi è risultato più che altro fastidioso).
Il protagonista indiscusso è l’errante, che Lanuzza tiene a differenziare nettamente dal più generico viaggiatore. Errante è colui che, in forza di quella che Nietzsche chiama “la libertà della ragione”, «s’allontana dalla casa, dal gruppo familiare o sociale, dalla città, dal ruolo rivestito, dalla cosiddetta patria, da catene astratte eppure pesanti», colui che «pur senza preferire sempre la solitudine, sente di non poter essere funzionale ad alcunché e perciò di dover essere solo: per imparare a dire addio e partire»; erra colui che «parte, transita e non sosta… che non blocca il proprio destino»…«Non a un pragmatico ‘avvenire‘ egli bada, ma al ‘divenire‘: proseguendo per intervalli, segmenti, linee spezzate, riccioli spiralici».
La scrittura di Lanuzza erra anch’essa, seguendo i passi vagabondi di oltre 120 opere - sì: le ho contate! ;-) - celebri e meno celebri, raccolte in capitoletti tematici.
Il viaggio come fuga (Stendhal, Foscolo, Lermontov, Céline…); il viaggio ai margini della società (con gli outsider di Dostoevskij, Hesse, Sartre, Camus…); l’erranza dei clochard, dei senza dimora, del popolo dei rom o degli esuli armeni; il viaggio on the road della beat generation (Kerouac, Miller, Pirsing…); quello in Italia (Montaigne, Sade, Goethe…) e quello sentimentale di Sterne, ma anche di Vittorini… E poi quello fantastico (Cervantes, Swift, Carroll…), incantato, alienante (Poe, Rimbaud, Conrad…), fantascientifico (Bradbury, Ballard…) o picaresco…
Un inventario tutto da esplorare, per la gioia di chi si trovi in un momento di particolare insofferenza e aneli ad una spintarella che lo scuota dal suo sedentario torpore, invitandolo a levare l’ancora, fosse anche solo con il pensiero.
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Giudizio: ★★
Letto per la sfida: viaggi & viaggiatori
Un salto in libreria:
“I sognAutori. Trame, linguaggi, scritture della notte”
“Bestia sapiens. Animali, metamorfosi, viaggi e scritture”
“Vita da dandy. Gli antisnob nella società, nella storia, nella letteratura”

Se - al di là dei riferimenti bibliografici - all’estensore della nota ogni intervento dell’autore è risultato “più che altro fastidioso”, perché ne ha poi riportato diverse frasi?
@Vladi: l’ “estensore della nota” ne ha impunemente riportato diverse frasi (tutte, tra l’altro, tratte dalle prime pagine introduttive, che ha trovato particolarmente efficaci) al fine di illustrare più compiutamente il punto di vista, lo stile, l’approccio utilizzati dall’autore relativamente all’argomento trattato nel libro in questione.
Di sfuggita: ciò che per me può essere fastidioso, può rivelarsi illuminante - o se non altro piacevole - per altri. In forza di questo, raramente metto a tacere ciò che non incontra il mio gusto. Preferisco dargli ugualmente voce, lasciando così a chiunque altro la possibilità di giudicare per proprio conto.
Grazie dell’osservazione.
(ti chiedo una sola cortesia: la prossima volta, rivolgiti pure direttamente a me, non a questo fantomatico “estensore” che è decisamente troppo serioso per i miei gusti. Grazie di nuovo)