Note a margine e altre efferatezze

Rimettendo a posto i libri (o rovistando tra gli scaffali in cerca di quelli da vendere: per me ultimamente le due cose si equivalgono) ci si pone nella condizione di fare incontri imprevisti, e non sempre opportuni; le file più nascoste rivedono la luce, strizzano gli occhi e si stiracchiano, spingendo a galla libri di cui ci si era completamente dimenticati, o che si cercavano febbrilmente da tempo immemorabile, o che si erano scientemente occultati nella speranza che non balzassero più fuori.

Ci sono libri impregnati della vita di chi li ha letti; libri in cui la storia personale di ognuno si sostituisce a quella che vi è narrata all’interno, tramutandoli in sibillini simulacri du temps jadis, in grado di sortire lo stesso scombinante effetto di una fragrante madeleine inzuppata nel tè.
In passato avevo l’abitudine di incentivare questa capacità simbiotica, disseminando tra le pagine minuzzoli di vita sottoforma di brevi appunti; appunti che, a distanza di tempo, talvolta finiscono per somigliare a temporali che si annunciano in lontananza, facendo pulsare ferite antiche. Allora non resta altro da fare se non sedersi, massaggiando sovrappensiero la parte che duole, e bofonchiare, come un contadino pazientemente avvezzo alle intemperie: “eccoci, mi sa che viene a piovere“. E aspettare che passi.

***

Il 23 novembre del 2000, appena terminata la lezione di Letteratura degli Stati Uniti, mi carico il mio borsone in spalla e raggiungo a passo svelto la stazione centrale. Sono circa le 11 e mezza di mattina; ho 21 anni inoltrati; ho già avuto l’onore di far la conoscenza degli adp, ma godo ancora del privilegio di considerare la depressione una vaga forma di pazzia che non potrà mai riguardarmi (mai); indosso quei jeans blu scuro che fanno sempre esclamare a sua nonna “mangia! sembri un grissino!“; i capelli, ancora lunghi, raccolti sulla nuca. Sono innamorata, e, nonostante questo, sfacciatamente felice.

Una volta in viaggio, tiro fuori dallo zaino “Il fauno di marmo” di Hawthorne e inizio a leggerne l’introduzione, nel tentativo di accorciare il tempo che mi separa da quella che, allora, consideravo la mia parte migliore; probabilmente sorrido, scrivendo con incerta grafia “23/11 sull’EUROSTAR x Roma (si vede! ;- )“, quasi a voler giustificare il delirium tremens di cui sembra preda la mia sottolineatura. Certamente sorrido, rinunciando a studiare e voltandomi verso il finestrino: assaporo in anticipo un po’ di quella gioia sconsiderata e folle che mi salterà al collo quando vedrò spuntare, tra la folla, il suo viso buffo; tutta insieme no, non ce la farei.

Ciò che venne dopo - dopo ogni volta -, ha contorni sfuggenti: quando la vita è troppo “viva” ci mette di più a rassegnarsi all’inerzia del ricordo, e resta semplicemente vita irricordabile, perché ancora intenta ad una palpitante agonia, irriducibile ad ogni astrazione. E forse, in alcuni casi, è meglio così.

Che il trascorrere del tempo rimargini ogni piaga, è una penosa bugia. Ma mimetizza e naturalizza il dolore, questo sì, conferendogli una cittadinanza onoraria e privandolo così del sospetto status di straniero; per far questo, il più delle volte lo addestra ad una innocua malinconia con cui, negli anni, si impara a convivere quasi benevolmente.

E così, alla sequela che accompagnava ognuno di questi “ritrovamenti” fino a qualche anno fa (quasi un rito, riassumibile in tre tempi: lancio inconsulto del libro - pianto disperato per ore - meticolosa distruzione delle pagine incriminate; la imparai da lui, questa egocentrica drammatizzazione del dolore, insieme a un sacco di altre brutte cose), oggi si è sostituita una mite arrendevolezza, che, pur invitandomi a tributare qualche minuto di silenzio privo di pensieri a tali fortuiti inciampi temporali, cela in sé un barlume di caritatevole scaltrezza.
Terminato il raccoglimento, mi sorprendo a considerare il mio passato alla stregua di un racconto fattomi da altri: come un qualcosa di cui si sia imparato, coscienziosamente, a dubitare.

***

21 chiacchiere

Maria Rosa scrive: Rispondi 11 agosto 2008 - 09:52

Felice settimana !

Vediamo cosa si può appuntare sul libro della Szabò….che poi te lo chiedo in bookcrossing.

E ci appunto di me

barbottina scrive: Rispondi 11 agosto 2008 - 14:06

Maria Rosa, grazie per l’augurio!

A dirti la verità, da qualche anno ho perso un po’ “l’abitudine dell’appunto”… Non so, forse c’entra il fatto che, evitando di lasciare ulteriori “tracce” sui libri, diminuisco anche drasticamente le possibilità di fare incontri del tipo di cui parlo in questo post…chissà!

Bè, comunque, appunti o non appunti, il libro della Szabò lo tengo da parte per te! Come ti ho già scritto, il piacere di “liberarlo” è particolarmente grande, proprio perché lo considero un libro veramente bello :-)

Maria Rosa scrive: Rispondi 11 agosto 2008 - 16:09

Grazie della tua amicizia :))

? scrive: Rispondi 11 agosto 2008 - 17:24

mi si è affacciata alla corteccia, leggendo questo tuo ennesimo, prezioso, intervento, l’idea di copiare quello che scrivi e tradurlo in un libro (casareccio) :-)

tanto mi piace quello che scrivi e come lo scrivi;
scusa la ridondanza dei miei complimenti, ma mi scaturiscono in automatico, una sorta di scrittura automatica, le dita pigiano i tasti della tastiera autonomamente :-) una sorta di disturbo ossessivo compulsivo …

ti abbraccio.

p.s.: ho iniziato a leggere “I libri nella mia vita” di Henry Miller, e ti dirò che promette davvero bene, mi dà l’idea che ne leggerò delle “belle”. (detto in parole povere)

Francesco

barbottina scrive: Rispondi 11 agosto 2008 - 22:33

?: i complimenti fanno sempre piacere, anche - soprattutto? - quando non sono poi così meritati…. E comunque ti prometto solennemente che non mi monterò la testa! (però tu non esagerare eh ;-) )

Sai che io non ho mai letto niente di Miller? Male male, vero?
Quello che stai leggendo, a quanto ho capito, è un “libro sui libri”: un tipo di lettura che solitamente trovo assai piacevole (soprattutto perché sono delle miniere di spunti per ulteriori letture!)… Poi fammi sapere come procede!

PS: ma quindi ora posso chiamarti Francesco…o ti sei affezionato troppo al punto interrogativo? ;-)

Giuliano scrive: Rispondi 12 agosto 2008 - 10:24

A me sui libri sono scappati spesso disegnini a matita, e quando mi capita di prestare un libro controllo sempre che non ci sia niente di veramente brutto (io non so disegnare)poi chiedo scusa.
Hawthorne mi piace moltissimo, ma è anche molto impegnativo ed enigmatico, come sarà poi Henry James: non sai mai bene di cosa ti sta parlando, sembra sempre di muoversi in una storia di fantasmi.

? scrive: Rispondi 12 agosto 2008 - 12:38

Il “?” nonostante mi sforzi in tutti i modi possibili ed immaginabili (forse esagero un po’) di trasformarlo in “!” da molti (non troppi) anni mi accompagna costantemente, in tutto e per tutto…

Come io mi sono preso la libertà di comunicare anonimo (si fa per dire) tu prenditi la libertà di chiamarmi come vuoi :-)

per quanto riguarda il libro che sto leggendo, farò del mio meglio (ma non aspettarti molto :-) data la mia poca capacità espressiva)… mi limiterò a postarti qualche impressione, idea, genuinamente; cercherò di essere il più chiaro possibile, così, come la sentirò!

Ti auguro una giornata serena, se non proprio felice :-)

Francesco

barbottina scrive: Rispondi 12 agosto 2008 - 16:09

@Giuliano, concordo circa l’affinità di Hawthorne con Henry James: non a caso, James considerava il Fauno di marmo - a metà tra gothic novel e diario di viaggio - «il bagaglio indispensabile di ogni viaggiatore inglese in visita a Roma» :-)

Ricordo che Hawthorne sulle prime mi deluse un po’, soprattutto a causa della Lettera scarlatta, che non mi piacque granché. Poi imparai ad apprezzarlo proprio grazie alle tante letture richieste da questo esame, soprattutto per racconti come Wakefield o Il giovane Goodman Brown, pieni di allegorie, simbolismi e allusioni al soprannaturale.

@Francesco, ti capisco. Il punto interrogativo può diventare un vessillo esistenziale, talvolta ;-)
Aspetto con curiosità le tue impressioni: l’eccessiva “capacità espressiva” troppo spesso serve solo a camuffare il niente assoluto, quindi ben vengano “genuinità” e leggerezza, che sono le uniche cose che davvero contino, secondo me :-)

Giuliano scrive: Rispondi 12 agosto 2008 - 21:50

Sì, “La lettera scarlatta” penso che faccia a tutti quell’effetto: ci si aspetta la storia romantica, e invece è tutta un’altra cosa.
Forse bisognerebbe dire a chi è interessato di cominciare a leggere Hawthorne con “Wakefield”.

Lorenzo scrive: Rispondi 13 agosto 2008 - 01:04

Anche a me piace sottolineare le frasi e i pensieri che mi colpiscono quando leggo un libro. Difficilmente però vi aggiungo commenti, anche se raramente è capitato. Poi nella pagina di testa mi segno anche il numero della pagina dove ho sottolineato il pensiero. E cosi all’inizio del libro, ho come un indice dei punti del volume che mi hanno colpito di più.

E’ bello leggerti. Scrivi molto bene e hai un modo di scrivere e di trasferire le idee molto piacevole alla lettura. Sei “blog-ganza”! ehehehe :)

barbottina scrive: Rispondi 13 agosto 2008 - 09:47

Lorenzo, ottima l’idea del “sommario delle sottolineature”! Solo che io - nonostante il mio essere una “blog-ganza” ;-) - sono tremendamente pigra e disorganizzata in tutto, comprese le sottolineature.

Ultimamente ci vado giù pesante di Post-it Index: li attaccherei ovunque!!!! :mrgreen:

Lorenzo scrive: Rispondi 14 agosto 2008 - 00:46

Ehehehe grandissima… io sono tutto fuorché preciso, organizzato e soprattutto ordinato. Però se non segnassi all’inizio del libro mi scoccerei a ricercare quel che mi aveva colpito… ed in più, avrei paura di perdere qualcosa che mi aveva colpito davvero. E non voglio! :)

? scrive: Rispondi 14 agosto 2008 - 08:54

Testata elegante, complimenti.
Ciao, buona giornata.

Francesco

Camillo scrive: Rispondi 14 agosto 2008 - 17:55

Ciao!
cm va? spero bene…
non vedo l’ora che mi arrivino i libri, sono ansioso di leggerli…
ma nel frattempo mi tengo occupato con “Due mesi dopo” di Agatha Christie, fantastico! l’ho letto così in fretta che mi mancano gli ultimi 9 capitoli soltanto (e che probabilmente leggerò in fretta e furia)… tu cosa ne pensi di questo libro???

PS: ho letto questo post e mi è piaciuto moltissimo! ^_^

barbottina scrive: Rispondi 14 agosto 2008 - 17:56

@Lorenzo, essere capaci di provare entusiasmo anche per le cose più “piccole” è una cosa fondamentale nella vita, per come la vedo io. Nei tuoi commenti ce n’è sempre tanto, ed è una gran bella cosa. Grazie :-D

@Francesco, ma dici sul serio o mi prendi in giro, sulla testata? ;-)
Se ti piace davvero, son contenta! Ho cercato di farla più scioccherella e colorata possibile, ma cercando di mantenere un minimo di equilibrio estetico… Il risultato mi soddisfa, mi mette allegria…e credo mi rappresenti molto meglio di quella vecchia :-)

barbottina scrive: Rispondi 14 agosto 2008 - 18:21

@Camillo, ciao! I tuoi libri sono in viaggio da stamattina, anche se con Ferragosto e il fine settimana nel mezzo, mi sa che dovrai avere un po’ di pazienza ;-)

Su Agatha Christie mi cogli impreparata! Ho letto poco di lei, e tanto tanto tempo fa: credo solo “Dieci piccoli indiani” e “Assassinio sull’Orient Express”…in compenso ho visto e rivisto praticamente tutti i film che ne sono stati tratti: mio papà ne andava matto, e, volente o nolente, fin da piccola me li sono dovuti vedere in continuazione! Forse è per questo che adesso sono diventata un po’ “allergica” ai gialli…

Ad ogni modo, credo che se un libro ha la capacità di “catturarti”, allora è il libro giusto! Buona lettura! :-D

Maria Rosa scrive: Rispondi 14 agosto 2008 - 18:57

ehm…anche a me piace la nuova testata…..è più allegra non più scioccherella !!!! :)))

gabriella scrive: Rispondi 15 agosto 2008 - 15:54

L’accostamento Hawthorne-James mi lascia alquanto perplessa.

Due autori che stimo, eh, sia chiaro.
Il secondo — e cioè James — , oltre che stimarlo, lo amo incondizionatamente.
Henry James tocca corde ed ha visto cose “…. che voi umani etc. etc.”

Parlo del James scrittore, eh, che il James persona era… ehm… alquanto discutibile.
Sua sorella Alice ce ne potrebbe raccontare delle belle. E qualcuna ce le ha anche raccontata, in quel diario che il caro fratellino Henry si affrettò a gettare nel fuoco perchè…. ohibò… sua sorella parlava… di LUI!!!.

Dovrei argomentare la mia perplessità su questo Hawthorne-James, lo so. Ma fa troppo caldo e quindi mi limito a sentenziare.

Forse avrei fatto meglio a non commentare. Anche se “commentare” fa rima con “sentenziare” questo mio commento rimane comunque ben misera cosa 0__0

Sai che ti dico?
Evviva Hawthorne e pure Henry James.

Ciao da una gabrilu cui il caldo ha dato ormai alla testa. E si vede. :-)

barbottina scrive: Rispondi 15 agosto 2008 - 20:49

ehehe…gabriella, come ti capisco! Oggi a Firenze ha piovuto tutto il giorno: ora ci sono 15 gradi, e nonostante la metereopatia che mi colpisce ad ogni cambio repentino di tempo (emicrania, palpitazioni, disturbi alla vista…insomma un sacco di cose divertenti), son felice come una pasqua!! :-D

Riguardo il binomio Hawthorne-James: la mia affermazione si basava più che altro su una suggestione, derivante dall’affermazione di James circa “Il fauno di marmo” e da fin troppo vaghi ricordi delle mie letture hawthorniane… Non credo di conoscerli sufficientemente per essere in grado di “argomentare” a dovere la mia idea, quindi meglio se me ne sto zitta zitta! :oops:

ps: i tuoi commenti sono i benvenuti anche quando “sentenzi”… Tanto lo so che, anche quando non sei in vena di esporle, di argomentazioni ne hai sempre da dare e da serbare!! ;-)

aluv3r scrive: Rispondi 16 agosto 2008 - 01:34

ciao serena,
cm va??? sono camillo…
ti metto il link del mio blog se vuoi… potresti farmi pubblicità?
http://parliamodi.wordpress.com/ … spero ti piaccia… ^_^

PS: qnd arrivano i libri??? nn vedo l’oraaaa… :s

barbottina scrive: Rispondi 16 agosto 2008 - 11:54

aluv3r (alias Camillo): auguroni per il blog!!!! :-D