Non vale la pena (con questo caldo)
C’è una canzone dei Diaframma (un gruppo post punk-rock-new wave degli anni Ottanta, che ancora respira) che finisce dicendo - urlando - che «…non vale la pena / ricominciare / con questo caldo!!!…». La canzone si intitola Caldo, appunto, e il ricominciare si riferisce come di consueto ad una storia d’amore; ma io che se dio vuole vivo un periodo di beatissimo “spaiamento” (neanche fossi un calzino), intendo quel ricominciamento in senso lato. Ora che ci penso, c’è un’altra canzone che mi piace dei Diaframma (son poche, eh), che si intitola L’amore segue i passi di un cane vagabondo. Bello come titolo, no? Infatti. …Ma stavamo dicendo? Ah, giusto: il ricominciamento in senso lato. Ecco, mi pare che non valga la pena, con questo caldo.
Intendiamoci: lo riconosco come abbattimento passeggero, ma tant’è: ieri, per dire, ho provato a riprendere in mano un libro di storia dell’arte (per l’università), e mi è preso malissimo, non ce l’ho proprio fatta. In questi giorni di caldo asfissiante mi riesce solo applicarmi in cose spudoratamente futili e insulse. Per esempio:
- usare il wok per la prima volta, cucinandoci la cosa meno esotica che potevo inventarmi (fusilli ai pomodorini freschi e ricotta di pecora)
- aggiornare il software di Poldo - il mio iPod Touch - e goderne in maniera tecnologicamente dionisiaca (credetemi: ho visto cose che voi umani….)
- imbastire discussioni virtuali di una sterilità abissale con persone tronfie e arroganti (possibile che la cosiddetta “cultura” debba sempre andare a braccetto con lo snobismo più ipocrita?…e poi ci si lamente che ce n’è carenza…mah!)
- contribuire ulteriormente all’intasamento del web con un blogghettino stupidino in cui parcheggiare a mio uso e consumo i commenti a tutti i libri letti nelle “sfide di lettura” di aNobii
- concedermi un momentaneo e disimpegnato revival con un mio ex
- comprare uno spazzolino da denti complicatissimo, con setole di ogni colore, lunghezza e resistenza, che ho buttato dopo il primo utilizzo perché si è rivelato essere un sofisticatissimo strumento di tortura
Oltre a questo (e già ci sarebbe di che meditare), mi pare non valga granché la pena neanche aggiornare il blog; non tanto perché siamo rimasti in pochi, quanto piuttosto perché ho ben poco da dire fosse anche solo a me stessa. Perciò, credo proprio che nei prossimi giorni mi concederò un po’ di sana latitanza. Almeno finché non ricomincia ad arrivarmi una quantità sufficiente di ossigeno al cervello per articolare pensieri che vadano oltre il “puff” “pant” “sgrunt”. Buon caldo a tutti.
Fuori fa caldo
e chissà se
dietro le serrande abbassate
c’è qualcuno
che ha coraggio da vendere
e fa l’amore.
(Diaframma, come sopra)

La cosa che mi lascia perplessa è che tu abbia trovato ricotta commestibile. In questa stagione e con questo caldo.
Per il resto, la ricetta è ottima.
gabriella: ed era pure particolarmente buona, la ricotta! (per me soprattutto, che son abituata a quella industriale, quella fresca è una prelibatezza)…solo che ci stonava un po’, con il wok ;-)
Cara Barbottina, un antico centauro e una cavallina nervosa… Uno spettacolo curioso, ma mi piacerebbe rivederli cavalcare insieme.
Penso che non succederà, spero che continuerai a leggerci.
(ma barbottina significa brontolina anche da voi?)
Giuliano, no, decisamente non succederà (nonostante la bellezza della suggestiva metafora che hai coniato per l’occasione :-) )
Tra l’altro, mi ha molto infastidita anche la reazione della “padrona di casa”, spiacevolmente insinuante e lontana anni luce da una qualsiasi forma di oggettiva onestà (una parzialità umanamente comprensibile, magari; ma non per questo meno triste, a mio avviso). Quindi: non succederà, e va benissimo così. La questione per me è serenamente chiusa. Sono due modi antitetici di intendere la “cultura” e la condivisione di essa: due mondi separati che vorrei rimanessero risolutamente tali.
La tua domanda sul mio nick mi fa intuire che tu non conosca i Barbapapà!!!
Per fartela breve, è una serie di cartoni animati famosissima nella mia generazione, usciti in Italia nel 1978. Barbottina (che è poi quell’esserino arancione che vedi nel mio avatar) era una delle figlie. Quella che si dava un po’ le arie da “intellettuale”, che leggeva in continuazione, abbastanza antipatica, saputella, “comandina” e con un pessimo carattere. Quindi direi che, per estensione, può essere inteso anche come sinonimo di “brontolina” (nonostante da noi non si usi). …Non ti pare un nick ideale? ;-)
Eh sì, bastava guardare di fianco: eccola lì, Barbottina.
Qui si dice “borbottare” in dialetto con una forma che somiglia a “barbottare” (barbotà, e derivati). Penso che chi ha tradotto in italiano i Barbapapà ne fosse consapevole.
giuliano: eh sì, è probabile! Comunque è un nick inaspettatamente polisemico… Per esempio tempo fa qualcuno mi chiese se mi occupavo di ceramica: io caddi dalle nuvole, poi mi spiegarono che la “barbottina” è anche un legante liquido composto da argilla, acqua e aceto che si utilizza in quel tipo di lavorazioni… Non si finisce mai di imparare! ;-)
Allora siamo in due ad avere un “rigetto” della vita per colpa di questo caldo…passo dal letto al divano al letto senza trovare refrigerio…
devo trovarmi un uomo col climatizzatore!!! LOL
HermioneGinny, non me ne parlare guarda! Io poco fa mi stavo per addormentare in piedi mentre lavavo i piatti, tanta è la spossatezza che ho addosso…e t’ho detto tutto!
Anche io sarei quasi disposta a fare un tentativo di convivenza, se la casa dell’ipotetico uomo in questione fosse dotata di aria condizionata! ;-)