Mattinata fiamminga
Quando mi accorgo di assomigliare ad una pentola a pressione in procinto di esplodere per eccesso di insofferenza, c’è solo una cosa da fare: chiamare in soccorso l’arte; la pittura, nella fattispecie. Già, perché a pensarci bene il mio legame con l’arte ha poco di “intellettuale” e molto, invece, di “fisiologico”: la assumo, quasi fosse una medicina.
Dopo la delusione di qualche giorno fa con la mostra “Impressionismo. Dipingere la luce” (a Palazzo Strozzi fino al 28 settembre 2008; io ve la sconsiglio, ma fate voi), stamattina di buon’ora ci ho riprovato con “Firenze e gli antichi Paesi Bassi (1430-1530)” (Palazzo Pitti, fino al 26 ottobre 2008): sono uscita da quello scrigno di sfarzo candido che è la Sala Bianca di Palazzo Pitti fluttuando a una spanna da terra, tanto mi è piaciuta.

Il filo conduttore era il dialogo tra pittura fiamminga e primo Rinascimento fiorentino - soprattutto le luminose influenze che la prima ha avuto sul secondo - in seguito ai frequenti contatti dovuti alla massiccia presenza di mercanti e banchieri fiorentini nelle Fiandre e nei Paesi Bassi.
…I volti, che anche nei ritratti del Quattrocento fiorentino osano ruotare verso l’osservatore, abbandonando la posa ieratica di profilo; i colori, che si accendono di più vividi riflessi; i punti di vista e gli scorci architettonici, che si prendono la libertà di farsi meno rigorosi, più arditi e coinvolgenti… E, sopra ogni cosa, la vertigine del dettaglio e il piacere del paesaggio: interni che si animano di accuratissimi particolari, abbandonando così la soglia dell’Ideale per quella del quotidiano; Madonne e uomini d’affari che, senza distinzioni, hanno sempre alle spalle una finestra o una loggia attraverso cui scorgere paesaggi digradanti, smorzati da una tenue nebbiolina azzurra, in cui fantasia e devozione verso le forme del mondo si fondono in scorci in cui il reale si fa quanto mai trasparente ed eloquente.
Ho sostato a piedi nudi sulle erbe umide e fresche del Van der Weyden, dipinte una ad una, foglia per foglia, con una minuziosità certosina; mi sono aggirata con cauta riverenza nello studiolo di San Girolamo, sfiorando le costole dei libri, osservando con curiosità strumenti dimenticati; ho passeggiato tra scoscesi costoni di roccia e ameni paesini, castelli, boschi ombrosi e placide radure, persa in una lontananza inventata da pennelli antichi, ma non per questo meno persuasiva… Talvolta c’è bisogno di dimenticarsi. Questo è uno dei modi più dolci che conosca per farlo.
Infine, concedetemi due imperiosi appelli.
Appello n°1 - oh voi, turisti che entrate ciabattando nella sala di una mostra dichiaratamente dedicata all’arte fiamminga, per poi gettare un’occhiata distratta, fulminea ed annoiata al cospetto - che so - di un Van der Weyden…io ho solo una domanda da farvi: perché???, perché non restare in albergo, risparmiando tempo e denaro, e soprattutto evitando di indispettire sommamente la sottoscritta?
Appello n°2 - oh voi, custodi della suddetta mostra, che starnazzate ad alta voce e a ritmo continuo come galline isteriche, senza la minima cognizione di ciò che state “custodendo”, e senza un briciolo di rispetto per chi invece ha tutto il diritto di goderselo con la tranquillità e il raccoglimento necessari: attenti a voi, che ho già dato prova di covare istinti omicidi, in casi del genere. Fossi un San Girolamo, uscirei dal quadro solo per il gusto di prendervi a sonore librate! (e sì che eran libroni pesanti, a quei tempi lì). Ecco. Sono antipatica, lo so. Ma è perché ho sempre ragione ;)

Gradevole l’idea della slide, anche se io preferisco mettere le immagini una per una direttamente cliccabili e scegliere l’originale in modo che sia a pieno schermo. Un’altro sfiziosissimo artifizio è scegliere, per ottenere immagini di particolari, un originale molto grande (in Wikipedia se ne trovano assaissimo) da cui ottenere poi i singoli particolari che se cliccati risultano più grandi che nell’immagine originale. Per me sono cose importanti, perché la pittura va mostrata più che parlata. Ma sono condizionato da Blogger.
Non prendertela con quei poveretti che si aggirano sperduti e che non riescono a fermarsi più di quarantadue secondi di fronte ad una singola opera. La conoscenza e l’amore per l’arte richiede più tempo e presenta più difficoltà che lo studio del latino, solo che non si vuole rendersene conto, a colpi di “mi piace” e “non mi piace”. Ma la colpa è anche di chi sa ma non trasmette il sapere in modo efficace, quindi amoroso: escludono più che includere.
A Firenze tu sai che c’è un opera capitale, però della seconda metà del Quattrocento, il Trittico Portinari di Hugo Van der Goes. Belle le sfide e le influenze, però in fondo l’humus della crescita era comune: civiltà di mercanti, viaggiatori con occhi bene aperti che le pale le facevano fare per le chiese, però con dentro robe viste nelle case, nelle strade, nei prati.
Tu scrivi puntuto, Serena cattivella, ma fai bene: meglio puntuti che ovattati.
grazie e saludos
Solimano
Solimano, quarantadue secondi, dici? Ma magari! Il turista a cui mi riferivo nel mio “appello” non ci ha speso più di un secondo, di fronte al quadro (sbadigliando nel mentre!)…
La mia perplessità sta nel fatto che, secondo me, anche chi è completamente digiuno d’arte, dovrebbe se non altro incuriosirsi di fronte a opere del genere, non fosse altro per il fatto che sono “belle da vedere”…e invece niente, paiono sotto anestesia. Io, giuro, non me la spiego questa cosa!
Per quanto riguarda il Trittico Portinari, ti dirò, mi era venuta la voglia di tornare a vedermelo, per “completare” la mostra di Palazzo Pitti…solo che poi ho visto la coda chilometrica all’entrata degli Uffizi, e ho rinunciato: ma mi sono ripromessa di tornare alla carica a gennaio, che è stagione morta a Firenze :)
PS: anche io avrei preferito le immagini una per una…ma il mio lato infantile (che poi è quello che solitamente comanda) si entusiasma troppo di fronte a queste “diavolerie” da blog ;)
era quello che volevo fare da grande, il custode in un museo
paladina dell’arte, credevo…