Goliarda Sapienza, L’arte della gioia

Dite la verità che credevate che il mio repentino entusiasmo per le “sfide” anobiiane fosse scemato rapidamente così com’era nato (come mi succede sempre, del resto): e invece no, cari i miei lettori di poca fede! Vado avanti; con calma, ma vado avanti. E non potete immaginare il sollievo di scoprirmi nuovamente capace di immergermi e indugiare serenamente tra le pagine di un libro… (il perché di questo sollievo è questione intricata e noiosa, e per oggi ve la risparmio ;-) ). Per farla breve, la sfida “5 donne in 5 mesi” mi ha portata a confrontarmi con un libro sul quale ho voglia di spendere qualche parola: L’arte della gioia di Goliarda Sapienza.

Due altri mondi mi ha riportato alla mente la lettura di questo libro: quello dei Malavoglia (nonostante il contesto sociale completamente diverso), per quella sicilianità schietta e “terrena”, dolente e al contempo maestosa e orgogliosa come roccia millenaria, che pervade l’intero romanzo; e quello de La casa degli spiriti della Allende, che ha in comune con L’arte della gioia più di un aspetto: tutte e due poderose saghe familiari che pullulano di personaggi eccentrici e a loro modo stupefacenti, custodi di un mondo e di un sapere preziosi e insondabili; tutti e due “invasi” dalla foga della Storia e dei suoi epocali accadimenti (nell’Arte della gioia sono i primi cinquant’anni del Novecento: e quindi due guerre mondiali, socialismo e comunismo, fascismo e resistenza, e sopra ogni cosa il difficoltoso percorso dell’emancipazione femminile), che tuttavia non riescono mai ad intaccare più di tanto quel “microcosmo” sospeso entro cui si muovono i personaggi; tutti e due, infine, costruiti intorno al perno di una figura femminile fuori dal comune: là Clara, qui Modesta (per quanto diversissime tra loro); là il “realismo magico” tipico della narrativa sudamericana, qui una Sicilia non meno intensa, palpitante e “incantata”.

Goliarda SapienzaE’ un romanzo spregiudicato, lucidissimo, senza falsi pudori (il sesso, per esempio, è vissuto e narrato con una tale naturalezza da far accettare senza quasi scomporsi l’insistita promiscuità che percorre quasi ogni pagina), magari talvolta eccessivo e un po’ sopra le righe (la prima parte ha quasi un che di “picaresco”!), ma sincero, come terra e mare; febbrilmente appassionato e tuttavia sgombro da qualsiasi romanticismo stantìo. Lo stile è quasi “rude” nel suo incedere dialettale, ma ha in sé un fascino affine a quello di un diamante grezzo, che non ha bisogno di scintilii per dirsi prezioso.

Modesta, la protagonista - donna completa in cui convivono astuzia e tenerezza, assenza di scrupoli e umanissime fragilità -, si fa paladina di un messaggio fondamentale: la gioia è un diritto (come il pane, come il sole), ma per raggiungerla sono necessarie un impegno e una dedizione pari a quelle richieste da ogni altra arte. La propria gioia va costruita (”come un tavolo“, direbbe Modesta), tassello dopo tassello, ferendosi le mani all’occorrenza: la gioia, come l’amore, non è miracolo, ma mestiere.
In questa prospettiva, il destino si svela per quel che è (o che vorremmo fosse): nient’altro che «una volontà inconsapevole di continuare quella che per anni ci hanno insinuato, imposto, ripetuto essere la sola giusta strada da seguire», una pesante cortina autoimposta che solo se riconosciuta come tale saremo in grado di scostare con determinazione, per incamminarci oltre.

Certo, la lezione impartita da Modesta è forse impossibile da assimilare nella realtà della vita. Eppure credo possa giovare tenere a mente pensieri come questo… Le persone, le cose, non smetteranno mai di deluderci, abbandonarci, ferirci: l’ “arte della gioia” allora forse consiste proprio nella comprensione del fatto che la felicità non si identifichi necessariamente con l’assenza di malinconia, dolore o disfatte, bensì nel “pieno possesso delle emozioni“, nessuna esclusa, e nella conseguente “conoscenza suprema di ogni attimo prezioso che la vita ti concede in premio“. Questo mi ha insegnato a ricordare, Modesta. E non è poco.

PS: ora, secondo voi, questa lettura poteva non rinfocolare il mio già di per sé da tempo ribollente desiderio di concedermi un vagabondaggio in terra siciliana? Appunto. Dopo aver scoperto che c’è addirittura un treno notturno senza cambi da Firenze a Catania, la “trasfertona zaino in spalla” in Sicilia è entrata ufficialmente nella lista dei “buoni propositi” per l’anno venturo :D

***
Giudizio: ★★★ ½
Letto per la sfida: 5 donne in 5 mesi

Un salto in libreria:
“Il filo di mezzogiorno”
“L’università di Rebibbia”
“La certezza del dubbio”

10 chiacchiere

gabriella scrive: Rispondi 18 luglio 2008 - 23:19

Ho letto con molto interesse il tuo parere su L’arte della gioia, perchè è argomentato e complessivamente diverso dal mio.
Ho letto questo libro più di un anno fa, e pur apprezzandolo non mi ha convinta del tutto. Forse ti può incuriosire leggere il post che avevo scritto a suo tempo.

http://tinyurl.com/6ynemg

E poi, è una Sicilia molto poco siciliana, quella che viene fuori dalle pagine di questo libro. Esaggggerata. Come molte, troppe cose, di questo testo troppo spesso molto sopra le righe a volte (almeno a mio modo di vedere) anche in modo fastidioso. Continuo ad essere perplessa.

In quanto a venire in Sicilia in treno: i treni a lunga percorrenza verso il Sud possono risultare davvero terrificanti. Decisamente l’aereo è meglio :-)
Poi certo dipende dal tuo spirito d’avventura ^__^

barbottina scrive: Rispondi 19 luglio 2008 - 10:10

Gabriella, non posso che convenire con te circa lo sconfinare “sopra le righe” di gran parte della narrazione, hai ragione, è innegabile. Però chissà, forse peccando di pressappochismo, alla fine mi sono trovata a considerare quella “vocazione all’eccesso” quasi come un ulteriore tratto caratteristico della mia idea - colpevolmente stereotipata, probabilmente - di “sicilianità”… Che so…. un po’ come se mi fossi trovata tra le mani una sfarzosa fetta di cassata in forma di libro, ecco! ;)

Fattostà che, una volta finito, tutte le mie perplessità si sono stemperate nella suggestione dell’idea di un’ “arte della gioia”, che mi ha talmente conquistata da farmi mettere tra parentesi, scusandolo, tutto il resto.
Sai, mi viene il dubbio di aver affrontato questo romanzo con la clemenza che avrei riservato ad un’allegoria o a un romanzo picaresco, come ho scritto nel post…come fosse una ridondante architettura eretta intorno ad un unico concetto, a cui si perdona ogni esagerazione…. Non so, non azzardo oltre! Alla fine, comunque, è un libro che mi rimarrà piacevolmente “addosso” per molto tempo :)

PS: sai che mi era proprio sfuggito che tu fossi siciliana? Grazie per lo “sconsiglio”! Ma devi sapere che, purtroppo o per fortuna, nutro un’avversione che ha del patologico per l’aereo…e un amore altrettanto sconsiderato per i viaggi in treno… Quindi, volente o nolente, mi tocca l’avventura! :D

amanda gris scrive: Rispondi 19 luglio 2008 - 10:38

A me è piaciuto moltissimo. Barbottina condivido il tuo entuasiamo e anche di più. In fondo, anche La casa degli spiriti è eccessivo. Molti sudamericani lo sono, ma ciò rende i loro libri ancora più belli.

Capitano scrive: Rispondi 20 luglio 2008 - 12:03

Ovviamente grazie per avermi informato… e poi potevi anche chiedere al sottoscritto, io quel treno l’ho preso!!!

Niente, sei sempre la solita..!

[ma scompari sempre???]

BUENA VIDA

barbottina scrive: Rispondi 20 luglio 2008 - 12:57

@Capitano: uff…sai bene che non partirei mai senza prima averti approfonditamente consultato!!! ;-) E poi purtroppo c’è ancora un sacco di tempo da aspettare…ho fatto due conti, e prima della primavera 2009 non se ne parla proprio di venire in Sicilia, purtroppissimo. Un abbraccio!
ps: eh sì…son sempre la solita :roll:

nuvolette scrive: Rispondi 21 luglio 2008 - 11:22

approvo incondizionatamente l’idea della trasferta siciliana! Sono stata per due anni in vacanza in Sicilia e mi ha lasciato ricordi meravigliosi!!!
il tuo commento sul libro (come tutti quelli tuoi che ho letto finora) è coinvolgente e intrigante… fa venir voglia di correre in libreria!!!
io sono molto meno brava di te: devo ancora iniziare i libri della Sfida 5 donne x 5 mesi… conto di farlo appena finito Il lupo della steppa che mi sta mettendo un po’ in difficoltà… mi sa che non l’ho letto nel periodo giusto, ma non voglio mollarlo!

barbottina scrive: Rispondi 21 luglio 2008 - 12:40

@nuvolette: Il lupo della steppa, secondo la mia esperienza, è un libro che si può apprezzare pienamente e leggere agevolmente solo se si è in un periodo particolarmente “tormentato”…. Quindi il fatto che ti stia mettendo in difficoltà, secondo me, è un buon segno: vuol dire che stai bene!!! ;)

Dai che per la sfida c’è ancora tutto il tempo….anche se a me la cosa è sfuggita un po’ di mano: basta che guardi qui nella colonna a destra, alla voce “Le mie sfide libresche”…. Io, se non esagero, non son contenta! :lol:

giam scrive: Rispondi 27 novembre 2008 - 01:05

Ciao a tutti! :-)
Sono capitato qui cercando opinioni di lettori su qusto titolo. A me non è piaciuto un granchè… Ne ho scritto un po’ qui http://gruppo_lettura.blog.tiscali.it//_L_arte_della_gioia__di_Goliarda_Sapienza_1948562.shtml
Indico il link non per pubblicizzare il nostro blog (di “tiratura” ed aspirazioni locali), ma solo per non ripetere.
Pur se contiene pagine belle (alcune molto belle), mi è sembrato (paradossalmente) molto ideologico. E mi ha lasciato con una domanda (che mi pongo spesso): ma in cosa siamo diversi noi uomini e donne? Non alludo… me lo chiedo davvero: c’è davvero una sensibilità femminile distinguibile da quella maschile? C’è uno stile di scrittura “femminile”? Alla mia veneranda età ancora non so rispondere… Sarà perchè mi sento non molto “maschile”…

giam scrive: Rispondi 27 novembre 2008 - 01:24

ma sei di Firenze! :-)
Beh, vedo anche che fai dei vagabondaggi… Quando e se ti andrà potresti farti una passeggiata a Vaiano (PO) e partecipare ad un nostro incontro del gruppo di lettura. Specifico: siamo tutti intorno ai cinquanta, ma ti assicuro che non si vede… :-)
Ciao :-)

barbottina scrive: Rispondi 27 novembre 2008 - 19:00

@giam: benvenuto! :D

Dunque, partiamo dall’Arte della gioia (di cui hai fatto benissimo a mettere il link alla tua bella rece): effettivamente, riflettendoci, mi rendo conto di come questo libro possa essere destinato ad incontrare soprattutto il gusto di una donna, specialmente quando quella stessa donna attraversi un periodo caratterizzato da un generico bisogno di indipendenza e libertà… In questo caso sì, io penso che esista, e abbia un suo peso determinante, una “sensibilità” prettamente femminile.
Questa programmatica parzialità, però, secondo me è un gran limite per un romanzo. E quando parli di “ridondanza”, “stucchevolezza” ed estremismi femministi…bè, non posso darti torto. Io, come ho scritto altrove, ho finito per considerarlo una sorta di “romanzo picaresco” a cui ogni esagerazione è concessa. Fatto sta che alla fine gli ho scusato tutto, perché era il libro di cui avevo bisogno in quel determinato momento, e tanto è bastato a farmelo giudicare, nell’insieme, positivamente. Ma ciò non significa che non possa ammetterne i limiti. Ho letto le tue impressioni sul blog, e a ben vedere concordo praticamente su tutto :-)

Vaiano lo conosco, ma solo perché ci passo con il trenino regionale ogni volta che vado a Bologna! Grazie mille dell’invito, lo terrò per detto! E per quanto riguarda il club dei “siamo intorno ai cinquanta ma non si vede”…sono preparatissima, considerato che il mio compagno, con i suoi 23 anni in più di me, ne è un socio onorario! :wink: