Io, lettrice (e donna) scellerata
Più vado avanti, più mi rendo conto di come il rapporto che ho con i libri rifletta in maniera impressionante, pur su “scala minore”, il prototipo a cui si rifanno i rapporti che ho avuto, ho, e probabilmente continuerò ad avere fino alla fine dei miei giorni con le persone a cui mi lega una qualsivoglia specie di amore. Prototipo caratterizzato essenzialmente da un avvicendarsi schizofrenico, incoerente e immotivato di: euforico trasporto - cinico menefreghismo - impulsiva voluttà - arbitraria cattiveria - disarmante tenerezza - apatico distacco - sprezzante allontanamento - egoistica nostalgia - e poi di nuovo, da capo, in ordine sparso, e senza che il passaggio dall’uno all’altro sia motivato da riconoscibili e/o plausibili cause. E fin qui, ci siamo.
Allora, per dire, oggi sono andata a vendere alcuni dei miei libri. Ho attraversato una Firenze immersa nel brodo, con la mia sacca pesantissima di libri usati, fino al bancone di Melbookstore: “ecco, voglio dar via questi libri qua“, gli ho detto senza batter ciglio. E li ho venduti.
Perché regalarli, i libri, come faccio su questo blog, mi dà un gran piacere, e il tutto nasce da motivazioni a loro modo “sensate”. Venderli come ho fatto stamattina per la prima volta, invece, è proprio tutta un’altra cosa. E non mi sono nemmeno limitata agli “scarti” della mia libreria, nossignori. Anzi. Mi sono tenuta a rispettosa distanza solo dalle opere da consultazione e dai libri d’arte: tutto il resto era potenzialmente “a rischio”.
Mi ha fatto sorridere, dopo, la buffa dismisura delle sensazioni provate lì per lì: un misto di senso di colpa, imbarazzo e fatalità. Ma il momento “peggiore” è stato quando il ragazzo della libreria, trovandosi tra le mani il cofanetto - ormai fuori commercio - dei “Canti di Maldoror” di Lautréamont (un’opera a me infinitamente cara, memoria del mio disperatissimo e ingenuo periodo maudit), mi ha guardato incredulo: “ma vendi anche questo?!“. “Soprattutto quello“, avrei voluto rispondere. E invece mi sa che sono arrossita, annuendo.
Tutto questo - udite udite! -, senza un motivo preciso. Ipoteticamente, credo c’entrino una latente - e forse effimera - idiosincrasia per l’accumulo e per il possesso, e un prepotente bisogno di “aria” e di spazio (di vuoto?), metaforicamente parlando. Ma, soprattutto, quel mio ricorrente bisogno astratto di “libertà” che talvolta si fa così categorico da spingermi ad abbandonare le cose (e le persone, beninteso) a cui tengo di più, al grido autarchico di: “posso fare senza!“.
Morale della favola? Ho già riempito nuovamente il borsone con altri libri di cui disfarmi nei prossimi giorni.
Chi mi capisce, è bravo. O forse è più matto di me.
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Ancora un attimo di attenzione, prego! Ringrazio di cuore Pythia, che, direttamente dal suo blog di viola vestito, ha avuto la clemenza di assegnarmi questo simpatico “premio” :D
Ora, il regolamento vorrebbe che io assegnassi il premio ad altri 7 blog…ma, perdonatemi, mi prende l’ansia da prestazione al solo pensiero! Quindi, visto che la finalità è quella di aumentare la visibilità dei vari blog, se siete in cerca di letture “brillanti” la cosa migliore che posso fare è dirottarvi verso la lista di link che trovate nella colonna qui a destra! ;-)

Talvolta sono anche io cosi: credo che sia importante anche dimostrare a se stessi di saper andare avanti anche senza alcune cose importanti. Forse in questo c’è una sorta di strano masochismo ma a volte, quando le cose sembrano divenire terribilmente importanti, quasi vitali, è allora che forse,, è bene distaccarsene. Certo non credo che questo sia un buon modo di intendere i rapporti con gli altri, quanto un bel modo di intendere il rapporto con le cose.
Devi essere proprio una tipa strana! :) (strana positiva, chiaramente detto in senso ironico!). Però non vendere tutti i tuoi libri, altrimenti non potrai più regalarli ed io non ho ancora sfruttato il mio turno! :)
Lorenzo, magari fossi sempre “strana positiva”! (mi è sembrata simpaticissima questa tua espressione :D )
Più che masochismo, io lo considero come un incerto istinto di conservazione, sicuramente anche un po’ “distorto”, ma tant’è: una specie di preventivo mettersi al riparo dal dolore della perdita e dell’abbandono (di cose o persone o anche solo ricordi), perdendo e abbandonando noi per primi.
Concordo con te nel dire che non sia assolutamente un buon modo di gestire i rapporti con gli altri…non per niente la mia vita è piena di dimostrazioni di tale sconvenienza…
ps: prometto solennemente che non esaurirò la mia scorta di libri da regalare finché non ne avrai approfittato anche tu ;-)
ciao! passo al volo e torno da queste parti (e in generale nella blogosfera) dopo un po’ di pigrizia e troppo…lavoro per dirti che non ho resistito e ho segnalato il tuo blog in un mio articolo che verrà pubblicato a fine settembre… se ti fa piacere a momento debito ti invierò il pdf…! salutoni Lauretta
LauBel… e menomale che non hai resistito!!! :D
Aspetto con curiosità il pdf, e intanto ti ringrazio di cuore.
a presto
Impariamo a gestire i rapporti con gli altri basandoci su come gli altri si comportano, in primis i genitori.
Forse bisogna chiedersi da dove arriva l’imprinting.
: ))
Si credo che hai proprio ragione, è “paura di soffrire di stare male, di essere presi in giro”, come hai detto te è “istinto di conservazione” :)
Per quanto riguarda il libro, presto ne approfitterò ;) …ma volevo chiederti una cosa: accetti anche scambi all’inverso? Ovvero, oltre a regalare libri, accetti anche libri in regalo da leggere? :)
Maria Rosa…io non so da dove mi sia arrivato l’imprinting….ma, perdincibacco, dev’essere un postaccio ben poco raccomandabile!
A parte gli scherzi….effettivamente, credo che farei la gioia di ogni psicanalista (e per un po’ l’ho fatta…Poi però ho smesso perché si divertiva solo lui ;-) )
Lorenzo: ma rifiutare un libro in regalo non è vietato dalla legge??! Io lo vieterei! ;-) Riceverlo, per me, è bello tanto quanto donarlo :-)
Arriva sempre il momento di regalare i libri… Non ti chiedo quanti anni hai, anche perché è una cosa che varia a seconda delle persone.
Alle volte poi dispiace, di non aver più quel libro - ma mica si può tenere tutto. (ho fatto lo stesso anche con dischi, cassette, cd..)
Giuliano, benvenuto!
Di anni ne ho 29, ma temo di essere predisposta all’insorgere di una “senilità precoce” riguardo più di un aspetto… Sarà per questo che ho cominciato a dar via libri con largo anticipo rispetto alla media ;-)
No, è proprio l’età giusta. Io la prima volta ho regalato i libri alla biblioteca del paese (due scatoloni di cartone). Poi ho visto che la cosa aveva dato più fastidio che altro… Adesso compro con cautela, ho imparato a trattenermi (anche con i libri si può cadere nel consumismo).
Io compio gli anni tra un mese, ma quanti sono l’ho già spiegato tante volte.
Passaggino al volo… anche io mi metto in pausa! Buonissime vacanze di nuovo, per ricaricare corpo, mente e spirito!!! A presto!
L’idea che tu possa non continuare a scrivere nel blog, oserei dire, la sento come una possibile, significativa mancanza, quindi spero davvero tu possa ancora per molti anni alimentarlo, non mi stancherò di ripeterti che leggerti è a dir poco un grande piacere…
ciao