Gertrude Stein, Autobiografia di Alice Toklas

Immagine di Autobiografia di Alice ToklasD’accordo, il periodo storico-artistico è dei più affascinanti (almeno per chi si diletti in storia dell’arte, beninteso, altrimenti cade anche questo punto a favore): la nascita e l’età d’oro del cubismo, il fermento culturale di quegli anni, i fauves, i vari Salon parigini, i Matisse, i Picasso, i Derain, i Cézanne… Ma Gertrude Stein riesce nell’impresa - assai ardua - di renderlo, a tratti, addirittura noioso!

Il libro inizia dicendo più o meno: «Nello studio di Gertrude Stein in rue de Fleurus, a Parigi, c’era sempre un sacco di gente: c’era Tizio, Caio, Sempronio…e gli amici di Tizio, di Caio e di Sempronio…e gli amici degli amici di….», e va avanti così fino alla fine, in maniera terribilmente asettica e ripetitiva. Ora, va bene lo stile “asciutto”, ma qui si esagera: per la maggior parte del tempo sembra di leggere un “registro degli ospiti”, né più né meno; ovunque vadano Gertrude e Alice, ci si ritrova sommersi da questa valanga più o meno caotica di nomi, che stanca in fretta.

Come se non bastasse, l’escamotage dell’autobiografia fittizia permette a Gertrude Stein - che fa finta di “vedersi da fuori”, con gli occhi della compagna Alice Toklas - di incensarsi una riga sì e l’altra pure: e che genio è Gertrude Stein, e come scrive bene Gertrude Stein, e senza i suoi libri la letteratura americana non sarebbe entrata nel XX secolo…. La prima volta pensi: “che simpatica ironia!“; la seconda, anche; ma dopo la quinta non ci trovi più niente di simpatico né di ironico, solo una presunzione e un’arroganza pesantissime.

Perché due stelline e non una, allora? Presto detto: per il periodo storico che, anche se sottoposto a questa fredda “schedatura”, non riesce a perdere del tutto il suo fascino; e per alcune battute ed aneddoti sinceramente spassosi, che strappano più di un sorriso. Per il resto, è stata una faticaccia finirlo.

PS: in compenso, mi è venuta una gran voglia di provare a leggere, prima o poi, Three lives e The making of americans, sempre della Stein: se ne parla con una tale insistenza, nell’ultimo terzo del libro (che considero al limite della leggibilità), che alla fine non può non sorgere la curiosità!

***
Giudizio: ★★
Letto per la sfida: 5 donne in 5 mesi

Un salto in…biblioteca!:
“Tre esistenze”
“C’era una volta gli americani”
(essendo tutti e due libri non più in commercio, sono necessariamente da cercare in biblioteca)

6 chiacchiere

gabriella scrive: Rispondi 1 agosto 2008 - 15:54

anch’io non ho gran simpatia per “madame Stein”, ed anch’io mi sono fatta l’idea (e non solo dalla lettura di questo libro, ma anche attraverso altre testimonianze incrociate) che fosse affetta da insopportabile e smodato narcisismo. Però la Stein ha avuto un grandissimo, enorme merito, che nessuno le può disconoscere, e cioè quella di avere saputo riconoscere il genio di Picasso fin dagli inizi, quando era ancora nessuno, povero in canna e i suoi quadri non li voleva nessuno ed aiutò Matisse anche lui sin dall’inizio quando era un morto di fame etc.

Gertrude Stein è comunque un personaggio e il suo salotto è stato un crocevia importante in quel periodo, un personaggio dal quale non si può prescindere.

P.S. La grafica di questo spazio commenti… questo sì che è tragico. Grigiolino, con le scritte bianchicce, non vedo niente mentre scrivo. L’hai fatto apposta per evitare i commenti? Scherzo, dai :-)

barbottina scrive: Rispondi 1 agosto 2008 - 16:13

Gabri, bello vederti anche da queste parti! Mi eri pure andata a finire nello spam…si vede che questo blog non è pronto a far vita sociale ;-)

Sono d’accordo circa l’importanza della Stein per quanto riguarda le avanguardie storiche, e sì, credo anche io che ci si debba necessariamente “fare i conti”, in quanto figura cardine di tutto un periodo (e che periodo!).
Infatti, ho appena aggiunto al mio commento l’intenzione di provare a cimentarmi prima o poi con altri due suoi romanzi… Per il momento, però, mi ritengo sufficientemente eroica per l’essere riuscita a finire questo :-)

Nell’introduzione alla mia edizione (quella Einaudi tradotta da Pavese, mi sa che anche tu hai questa) ho letto che lo stile dell’ Autobiografia di A.T. si discosta abbastanza da quello solito della Stein…tanto che c’è il dubbio che l’autobiografia sia stata effettivamente composta dalla stessa Toklas, o che comunque ci abbia “messo le mani” ampiamente….chissà!

PS: non l’avevo mai visto, hai ragione, questo “grigiolino su grigiolino” è tremendo! Mi sa che dipende dal template e purtroppo non ci posso fare niente (su wordpress per cambiare il foglio di stile ci vuole l’account a pagamento..)..boh, magari cambio template!

gabriella scrive: Rispondi 1 agosto 2008 - 18:36

Guarda, un consiglio da amica: per il momento lascia perdere gli altri libri della Stein. Ti dico solo che questo che hai letto è il più leggibile… Non credo ti perda niente di fondamentale, soprassedendo :-)

barbottina scrive: Rispondi 1 agosto 2008 - 20:07

Allora soprassiedo! :-) O meglio: limiterò la mia curiosità a “Tre esistenze”, avendo cura di riservargli l’ultimo posto nella mia lista di “letture in attesa” (che tende all’infinito).

Che poi, l’Autobiografia a ben vedere non è per niente “difficile”, come libro…solo che io l’ho trovato noiosissimo. E’ soprattutto questo che me l’ha fatto giudicare negativamente.

PS: ho cambiato il template, e gli occhi ballano un po’ meno….ma la scrittura dei commenti in compenso si è miniaturizzata ai limiti del visibile….mi arrendo!!! ;-)

gabriella scrive: Rispondi 1 agosto 2008 - 20:29

Prima o poi voglio leggere “Americani”, mi incuriosisce molto. “Tre esistenze” l’ho letto e… boh.
L’autobiografia etc. hai ragione, non è difficile come stile e struttura. In quanto all’interesse, beh quello è soggettivo. Io non solo non mi sono annoiata ma me la sono spassata assai perchè conoscevo (virtualmente, of course) tutte le persone di cui parla, i luoghi, le case, le strade, i pettegolezzi e perciò mi ci sentivo proprio a mio agio.

La grafica del blog adesso è moooooooolto meglio assai! E’ la luce!
Per la grandezza dei caratteri devi solo aumentare il numero dei px dei font.
Io non ho wordpress, ma sono sicura che se cerchi bene c’è un comando che ti permette di settare la grandezza dei font come più ti aggrada.
Certo che per ora con questo caldo una non ha voglia di di fare niente (io almeno non ho voglia di fare niente).

barbottina scrive: Rispondi 2 agosto 2008 - 07:39

Mmhh…il tuo “boh” su Tre esistenze non promette niente di buono! Va bè, senti, ho già capito che la Stein è meglio se la lascio da parte per un po’! :)

Per quanto riguarda la grafica…gabri, mi sa che mi sopravvaluti sai! Per ora il comando non l’ho trovato, ma non demordo ;-)