Stefan Zweig, Mendel dei libri
Tra un racconto di Nadine Gordimer e l’altro (che per il momento mi lasciano alquanto perplessa…ma se ne riparlerà), ieri sera ho iniziato - e finito - “Mendel dei libri” di Stefan Zweig. E’ un libretto piccino picciò, come tutti quelli pubblicati nella collana Biblioteca Minima Adelphi: piccole perle tra le quali ho già individuato quelle che ai miei occhi luccicano di più (come “Il passeggiatore solitario” di W.G. Sebald, per esempio, dedicato a quel “poeta del vagare” che fu Robert Walser - autore a sua volta del racconto “La Passeggiata”, anch’esso pubblicato da Adelphi).

Candida Höfer, Trinity College Library - Dublino
(io prima o poi questo libro qui bisogna che me lo compri…)
Di nuovo un libro che parla di libri; di quell’evanescente e mimetica follia che ci fa desiderare e amare così intensamente quei piccoli parallelepipedi di carta. Jakob Mendel però è un bibliomane un po’ atipico: non tanto il contenuto, gli interessa, quanto gli estremi di ogni libro: titolo, aspetto, data e luogo di pubblicazione…è una sorta di catalogo bibliografico incarnato. Nonostante si legga in un soffio, le cinquanta paginette sono più che sufficienti per dipingere questo personaggio bizzarro e dimesso, capace di imprimersi nella memoria nel giro di poche righe. Lo scorgiamo con chiarezza, seduto al solito tavolino del Caffè Gluck, a Vienna, cullarsi tra le pagine di un libro (più spesso in quelle di un catalogo antiquario), con il busto che beccheggia al ritmo di un appena percettibile borbottìo salmodiante, eredità degli anni di scuola talmudica.
Perché Mendel - “mago e sensale dei libri” - legge così come si prega: con tutto l’animo raccolto e proiettato verso un unico punto lucente; rapito da quella “tragica ventura e sventura della piena possessione”, ammaliato dal “rutilante e sfaccettato politeismo dei libri”, preferito al suo severo Dio unico. Mendel si perde nel nero dei caratteri così come negli occhi di un’amata: non esiste altro mondo, né vita, al di là di essi.
Ma, si sa, la vita difficilmente tollera certe indelicate e protratte indifferenze nei suoi confronti. A braccetto con la Storia, si siederà - ospite indesiderato - di fianco a Mendel, tra le volute azzurrine di fumo, rivendicando il suo ruolo da protagonista. La vita e la sua fatale forza centripeta, che per quanto uno si schiacci contro i margini dell’esistenza, alla fine riesce sempre a scaraventarti al centro, sulla ribalta, che ti piaccia o meno. E, allora, la bontà dei libri non basterà più a garantire alcuna impunità.
***
Giudizio: ★★★
Un salto in libreria:
“Novella degli scacchi”
“Amok”
“Bruciante segreto”

questo libro non l’ho letto ma mi hai messo una curiosità che davvero…
bella la foto della biblioteca di dublino: ecco, dico sempre che se non dovessi lavorare mi “ritirerei” a studiare, prendere appunti, leggere, scrivere proprio in un luogo come questo…!
LauBel, anche io farei lo stesso! E infatti, quando mi capita di avere il tempo, passo ore in biblioteca, così, per puro piacere. ….certo, avere a portata di mano una biblioteca come quella della foto renderebbe l’esperienza molto più intensa! Che meraviglia…. :)