Je suis ‘mademoiselle’, s’il vuos plaît
Questa qui accanto, secondo me, è la fontana più addolorata di tutta Firenze. L’ho incrociata oggi, mentre mi dirigevo verso la Cappella Brancacci in piazza del Carmine, e son dovuta tornare indietro per scattarle una foto col cellulare. Poi però le ho chiesto anche scusa: mi sembrava di essere una specie di “sciacallo”, a fotografarla in quello stato. E dopo, a voler essere sinceri, ho anche pensato che magari esagero, a sentirmi solidale perfino con le fontane tristi: della serie che quasi quasi mi veniva da dirle «Dai, su, forza: che c’è che non va? Parliamone». Ho continuato la mia svagata marcia, riflettendo - non senza una punta di umanissima apprensione - sul mio stato attuale, su questo mio parossistico intenerirmi che pare abbia tutta l’intenzione di colonizzare spazi che non gli competono, fino ad abbracciare il taciturno regno delle cose inanimate.
Prima di saziare lo spirito al cospetto dell’arte di Masolino e Masaccio, ho nutrito il corpo al banco di un piccolo bar (che si chiamava semplicemente, e tautologicamente: “Bar”): malconcio, dimesso, spoglio; insomma, meraviglioso. Il quartiere di Santo Spirito è così: senza l’ombra di un turista, ci puoi intuire la vera “Firenze com’era”, trasandata e sboccata, verace, tinta da una mansueta sfumatura a cavallo tra disperazione e abitudine agli affanni. Mi è bastato guardarmi intorno, spiare gli avventori del bar “Bar”, per scoprirmi circondata da un’umanità stentata e improbabile, che, per un motivo o per un altro, ha tracciato la propria vita “fuori dagli schemi”, come si suol dire; e ne ha pagato le conseguenze. Bevo il caffè e penso: cosa mi distingue da tutto questo?, da questa signora con i capelli giallo canarino, per esempio, che sta ordinando un caffè corto corto con taaanta tanta schiuma di latte sopra, e intanto ridacchia sommessamente tra sé e sé? Poco o niente: è solo che io mi nascondo meglio di loro. Mi mimetizzo con più facilità. Perché non so chi sono.

La prima volta che la visitai, la Cappella Brancacci in Santa Maria del Carmine, fu per caso. Nel 1999 (penso: «ancora non l’avevo conosciuto. Lui. La mia ferita più profonda». Ma è un pensiero che allontano a calci, prontamente, una volta tanto). In quell’anno, nella Chiesa del Carmine venne esposta per qualche mese una grande tela del Caravaggio, la “Decollazione del Battista“, prima di tornare a Malta dopo un lungo restauro (ricordo che chiesi al mio “fidanzato” di allora, più per dovere che per altro, se voleva accompagnarmi. Lui: «Ma ‘decollazione’ in che senso, scusa? Mica c’erano gli aerei a quel tempo. No?». Io, dopo tormentata ma composta riflessione: «Va bè, vado da sola vai». C’è poco da fare: ognuno c’ha gli ex-fidanzati che si merita! ;) ).
Mi piacque un sacco, quel quadro del Merisi; mi comprai anche il poster, ce l’ho ancora attaccato dietro la porta di camera. Rimasi colpita soprattutto dalla firma: uno sbiadito “michelan ” vergato con il sangue che sgorga dal collo del Battista. Chiusa parentesi.
Me lo ricordavo bene, che tra tutte le scene affrescate nella Cappella la mia preferita era quella del secondo ordine della parete di destra: “La guarigione dello zoppo e la resurrezione di Tabita” (la riproduzione, sopra, è pessima, ma non ho trovato di meglio). Ed eccomi lì, con la faccia da scema, che mi soffermo appena sulle figure di San Pietro e di Tabita, per incantarmi a guardare le case, sullo sfondo: perché voi da qui non lo vedete, ma ci sono panni stesi, alle finestre, e un tappeto a prendere aria, e gabbiette per uccellini che penzolano al vento, e una piccola scimmia che cammina sul cornicione. Persa dietro ai dettagli, sedotta dal margine, dalle minuzie. Smarrita.
E mentre penso a come sia riuscito, Masaccio, a raffigurare la vergogna e la disperazione della caduta con un’intensità che secondo me non ha pari né prima né dopo di lui, un custode si accorge che sto uscendo dalla parte sbagliata (come al solito!), e, gentilmente, mi avverte: «Madame! La sortie n’est pas là!». Si vede che avevo l’aria da francese, oggi. Allora io mi volto, e, con il miglior sorriso che riesco ad inventarmi così su due piedi, gli rispondo: «‘Mademoiselle’, s’il vuos plaît. Je suis ‘mademoiselle’».

incredibbbbile! ci andai anche io per la prima volta in quell’occasione alla Brancacci! a dirti il vero io, di Masaccio e Masolino sapevo l’esistenza, ma di Santo Spirito non ero proprio pratica e la nostra Santa Maria nel Carmine non è proprio sulla bocca di tutti (beata lei!)
insomma, è già un po’ di messa perché ignuda, senza un filo di marmo che le trucca la facciata… poi è lì, inondata dalle macchine, il più grande parcheggio a cielo aperto della immobile capitale del Rinascimento (polemica? unpo’…)
comunque il Merisi è un grande, anche solo per le dimensioni! io mi entusiasmo un sacco per le dimensioni! ma sarebbe fargli grosso torto non pensare a tutto il resto, la luce, la scena, la sua irriverenza…
ma non posso trascurare nemmeno quella fonte!!!
se non sbaglio è opera niente meno che del Buontalenti! non è quello al trivio davanti a ponte a Santa Trinità?
bho se mi sbaglio date colpa all’ora per favore!
notte
lafra
Sì sì è quella la fontana, brava! Io proprio non lo sapevo che fosse “griffata”…e per giunta dal Buontalenti! :oops:
[quote] “..io mi entusiasmo un sacco per le dimensioni!…” [/quote]
lafra, dimmi che stiamo ancora parlando di arte! :lol:
Piazza del Carmine è una vergogna, hai ragione. Mi è preso male a vederla così soffocata dalle macchine, stipata proprio. ‘Chifo :???:
Ma cher “mademoiselle”, bel post, davvero. Bello.
Solo ad una cosa non credo: al pensiero di “Lui” cacciato a calci in fretta e furia. Dì la verità che ti sei presa una licenza poetica ;)
ste
ehm ehm sisi certo, in arte, per il resto le dimensioni mi spaventano!! :)
comunque mi sono documentata e ricordavo bene
la fontana dello sprone
(perchè una delle tre vie è via dello sprone)
http://it.wikipedia.org/wiki/Fontana_dello_Sprone
Buentalenti mica pippee
:)
@lafra: eh sì è lei, non c’è dubbio! Se non c’eri tu, per me sarebbe rimasta una misera fontanuccia addoloratissima e niente più, senza papà illustre . Grazie! ;)
@ste: se continui così ti interdico dai commenti! :twisted:
Ok, che resti tra noi: sono stata sul punto di chiamarlo tre volte. Tre. Di cui una gli ho fatto uno squillo. Uno solo.
E col numero nascosto.
Sì, decisamente “licenza poetica”, la mia :roll:
grazie della visita ^_^
fantastica la fontana là
ti linko subitissimo
@sarmizegetusa: grazie, onoratissima!! :D
Per sdebitarmi, domani vado da Feltrinelli e “mi ti compro” altrettanto subitissimo ;)
“Poi però le ho chiesto anche scusa: mi sembrava di essere una specie di “sciacallo”, a fotografarla in quello stato”
mi fai morire dal ridere… :-)